<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473</id><updated>2012-02-09T10:20:27.305+01:00</updated><title type='text'>Riflessioni</title><subtitle type='html'>in ricordo di Rocchina</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>638</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-7865766096416390210</id><published>2012-01-23T15:18:00.002+01:00</published><updated>2012-01-23T15:18:45.763+01:00</updated><title type='text'>IL PETROLIO COS’È ?.. Il liquido più importante nella storia dell’umanità.</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-WBNXZ458JwE/Tx1r8H2lBpI/AAAAAAAACHE/-dX8ggYd6L0/s1600/petrolio11.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-WBNXZ458JwE/Tx1r8H2lBpI/AAAAAAAACHE/-dX8ggYd6L0/s1600/petrolio11.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Petrolio, l’oro nero, un liquido scuro e viscoso di origine biologica intrappolato nelle&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;viscere della terra. Utilizzato per fini bellici e medici dagli antichi, dalla rivoluzione&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;industriale in poi, il petrolio è diventato il vero e proprio motore dell’economia mondiale,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;soppiantando gradualmente il legno e il carbone. Per controllarne i giacimenti da più di&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;cento anni si combattono guerre mondiali, conflitti etnici ed è una continua fonte di&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;tensione geopolitica perché senza il suo apporto costante, la società come la conosciamo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;noi non potrebbe funzionare. La nozione comune vuole che questa risorsa sia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;abbondante e che continuerà nel futuro a spingere la crescita economica globale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo è il dogma. Adesso proviamo ad analizzarlo per leggere delle verità nascoste.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COME SI FORMA.&lt;br /&gt;I processi geologici che “producono” petrolio.&lt;br /&gt;La stragrande maggioranza del Petrolio si è formata in due momenti distinti. 150 e 90&lt;br /&gt;milioni di anni fa, quando immense quantità di alghe e plankton preistorico alla fine del&lt;br /&gt;loro ciclo vitale si sono adagiate sui fondali marini. La scarsa quantità di ossigeno prima,&lt;br /&gt;il ricoprirsi di strati sempre più alti di terriccio ha permesso a questo materiale di&lt;br /&gt;“cuocere” lentamente nelle profondità della terra a temperature elevate per arrivare ai&lt;br /&gt;giorni nostri sotto forma di questa sostanza viscosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA STORIA RECENTE.&lt;br /&gt;Le “crisi” degli anni 70 riviste alla luce del picco.&lt;br /&gt;Dagli anni ’40 in poi il mondo ha scoperto il Medio Oriente come la più grande regione&lt;br /&gt;petrolifera. Con queste premesse, nel 1960, 4 paesi mediorientali (Iran, Iraq, Kuwait e&lt;br /&gt;Arabia Saudita) più il Venezuela, formarono l’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi&lt;br /&gt;Esportatori di Petrolio. Questo vero e proprio cartello economico, che oggi&lt;br /&gt;comprende 11 stati membri, ha influenzato a livello mondiale il prezzo del petrolio.&lt;br /&gt;Qualcuno di voi ricorderà la crisi energetica del 1973, con i paesi dell’Opec che&lt;br /&gt;bloccarono le esportazioni verso i paesi occidentali in ritorsione per il loro appoggio a&lt;br /&gt;Israele nella guerra dello Yom Kippur. Ricorderete soprattutto la benzina introvabile, il&lt;br /&gt;razionamento, le lunghe camminate… Tutto questo si ripeté nel 1979, con l’ascesa diKhomeini in Iran. Chi di voi mi può raccontare qualche esperienza?&lt;br /&gt;Perché l’OPEC vanta tutto questo potere? Perché i paesi OPEC hanno i 2/3 delle riserve&lt;br /&gt;mondiali di petrolio e fino a venti anni fa producevano il 60% della produzione mondiale.&lt;br /&gt;Tenete in mente il concetto di riserva, ci ritorneremo fra pochissimo. Ritorniamo&lt;br /&gt;invece alla produzione, che vuol dire semplicemente la quantità di petrolio che si estrae&lt;br /&gt;dal terreno.&lt;br /&gt;L’Arabia Saudita, per esempio, ha avuto talmente tanto petrolio da poter regolare a&lt;br /&gt;piacimento la quantità prodotta, potendo in questo modo influenzare il prezzo che il&lt;br /&gt;mondo intero paga per questa risorsa. Con il tempo, nuovi stati produttori sono entrati&lt;br /&gt;sul mercato e adesso, pur rimanendo il maggiore produttore di petrolio al mondo,&lt;br /&gt;l’Arabia Saudita ha perso un po’ della sua importanza.&lt;br /&gt;Ritorniamo al concetto di riserva petrolifera e andiamo a soffermarci sul momento che&lt;br /&gt;probabilmente ha avuto la maggiore influenza su come le nostre politiche energetiche&lt;br /&gt;vengono elaborate.&lt;br /&gt;Nel 1985 l’OPEC decise di legare le proprie quote di&lt;br /&gt;produzione alle riserve dichiarate. Ovvero, io stato dichiaro di avere non 50, ma&lt;br /&gt;100 litri di petrolio, ergo, adesso posso venderne non 1 litro all’anno ma 2, e inoltre,&lt;br /&gt;beneficio di maggiori investimenti dalle compagnie petrolifere straniere.&lt;br /&gt;Così, da un giorno all’altro, i paesi dell’OPEC, come per magia, senza nessun&lt;br /&gt;nuovo grande giacimento scoperto, raddoppiarono le proprie riserve.&lt;br /&gt;(http://en.wikipedia.org/wiki/Oil_reserves)&lt;br /&gt;A tutt’oggi, questi dati pompati purtroppo vengono presi per oro colato da chi, ad ogni&lt;br /&gt;livello decisionale, ha la responsabilità sulle politiche energetiche che influenzano le&lt;br /&gt;nostre vite. A partire dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, quella che dovrebbe essere&lt;br /&gt;l’istituzione “cane da guardia”, per andare a cascata verso le grani unioni interstatali&lt;br /&gt;come l’Unione Europea, i singoli stati membri e per finire, i dirigenti delle compagnie&lt;br /&gt;petrolifere ed i politici, di ogni livello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOVE SI TROVA.&lt;br /&gt;Le regioni dell’oro nero, dall’Arabia alla Basilicata.&lt;br /&gt;Abbiamo parlato sino ad ora dell’OPEC. Il “triangolo del petrolio” abbraccia la&lt;br /&gt;maggiorparte del Medio Oriente ed è in quella ristretta porzione del mondo che si&lt;br /&gt;concentrano il 60% delle riserve mondiali di petrolio.&lt;br /&gt;Il restante 40 è distribuito (più o meno) equamente nel resto del mondo. Il continente&lt;br /&gt;americano, partendo da nord, vede come produttori il Canada, gli Stati Uniti, il Messico,&lt;br /&gt;il Venezuela, la Colombia, l’Ecuador, il Brasile e l’Argentina.&lt;br /&gt;In Africa, la Libia e l’Algeria, produttori storici, stanno lasciando gradualmente il&lt;br /&gt;testimone alla Nigeria, al Congo, al Ciad e all’Angola.&lt;br /&gt;In Asia, se non consideriamo i giacimenti presenti nell’immensa steppa Siberiana,&lt;br /&gt;troviamo il Kazakistan, la Cina, la Malesia e l’Indonesia. Chiudiamo con l’Europa, che vede nel Mare del Nord la sua zona petrolifera d’eccellenza.&lt;br /&gt;E l’Italia? E’ il quarto produttore continentale e può vantare il più grande giacimento di&lt;br /&gt;terraferma, situato nella Val d’Agri, in Basilicata. Nonostante questi piccoli primati, la&lt;br /&gt;produzione autoctona non arriva a coprire il 10% dei consumi attuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GAS NATURALE. Il “cugino” del petrolio.&lt;br /&gt;Il gas naturale si può definire come il “cugino” del petrolio, per il fatto di avere la stessa&lt;br /&gt;origine. In quasi tutti i giacimenti petroliferi, esiste uno strato superiore di gas naturale.&lt;br /&gt;Mentre in condizioni di temperatura e pressione diverse, un giacimento di petrolio può&lt;br /&gt;trasformarsi in un giacimento esclusivo di gas. Le stesse problematiche legate al&lt;br /&gt;consumo di petrolio si hanno anche per il gas. Vedremo adesso di specificare quanto, il&lt;br /&gt;gas naturale, insieme al petrolio, è importante per la nostra vita.&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.aspoitalia.it/images/stories/davidconti/davidconti_guidareomangiare_23dec07.pdf"&gt;CONTINUA Q U I'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-7865766096416390210?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/7865766096416390210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/il-petrolio-cose-il-liquido-piu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/7865766096416390210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/7865766096416390210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/il-petrolio-cose-il-liquido-piu.html' title='IL PETROLIO COS’È ?.. Il liquido più importante nella storia dell’umanità.'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-WBNXZ458JwE/Tx1r8H2lBpI/AAAAAAAACHE/-dX8ggYd6L0/s72-c/petrolio11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-2442065184242570021</id><published>2012-01-23T12:22:00.001+01:00</published><updated>2012-01-24T11:08:46.531+01:00</updated><title type='text'>PETROLIO, ACQUA, SOLE : B E N I  C O M U N I</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XzXl22aA2i0/Tx08TsKGybI/AAAAAAAACG8/n__JEv33WPY/s1600/gunas.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-XzXl22aA2i0/Tx08TsKGybI/AAAAAAAACG8/n__JEv33WPY/s320/gunas.jpg" width="319" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Qualche giorno fa un mio amico mi propose di scrivere,per una nota rivista del settore, un articolo sul "petrolio". Ero alquanto perplesso però alla fine accettai. Sul petrolio si è scritto tutto e il contrario di tutto per cui inizialmente non sapevo che taglio dare alla riflessione. Poi mi si accese la lampadina.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Perché non trattare il "petrolio" all'interno di un ragionamento più complessivo sui beni comuni? Chiamai il mio amico il quale fu entusiasta della variazione proposta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;------------------&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;La teoria economica standard non si occupa dell'abbondanza ma soltanto della scarsità. Però esiste anche un problema dell'abbondanza che è stato trattato più che altro da persone con una formazione in biologia o ingegneria. Che succede se assumiamo l'esistenza di una risorsa abbondante e di una popolazione in grado di sfruttarla? Beh, in biologia lo sappiamo bene: è un caso che si verifica in tutte le popolazioni di animali; dalle culture batteriche ai cervi di montagna. In presenza di cibo abbondante, la popolazione cresce rapidamente. Ma questa crescita esaurisce le risorse di cibo disponibili e la popolazione crolla. In un certo senso, è questa la maledizione dell'abbondanza che si trasforma in scarsità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Il primo ad applicare esplicitamente questo modello biologico alle popolazioni umane è stato Garrett Hardin che, nel 1966, propose la sua idea della "Tragedia dei Commons", in italiano "beni comuni" o "usi civici". Hardin faceva l'esempio di un pascolo dove tutti possono portar le loro pecore. Secondo Hardin, in queste condizioni valgono le stesse leggi che ci sono in biologia. In presenza di una risorsa abbondante (erba) la popolazione che la sfrutta (pecore) cresce rapidamente. Ma questa crescita causa l'esaurimento dell'erba, che non ce la fa a ricrescere abbastanza in fretta. Il risultato è il crollo della popolazione delle pecore (e anche di quella dei pastori) e la distruzione dei pascoli. Questa, appunto, è la "tragedia dei commons".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Ma è possibile che gli esseri umani non riescano a gestire un pascolo meglio di quanto i batteri facciano con il loro brodo di cultura? Hardin sostiene che esiste un meccanismo perverso che fa si che i pastori si comportino, in effetti, come batteri. Ogni pastore si trova di fronte a una scelta individuale: portare o non portare una pecora in più al pascolo? Il danno che una pecora di troppo fa al pascolo si sparpaglia su tutti i pastori, ma il beneficio va solo a quello che ce la porta. L'avidità rende e va a finire che tutti portano più pecore di quanto non dovrebbero. Il pascolo viene sovrasfruttato e rovinato e i pastori stessi ne subiscono le conseguenze.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Il modello di Hardin si applica a molti casi reali in cui abbiamo una risorsa da sfruttare. Pensate al petrolio, qualcosa di grande valore saltato fuori dalla terra all'improvviso e che ci ha reso tutti un po' pazzi e ci ha portato ad ammazzarci fra di noi. E non è solo questione di petrolio. Il meccanismo perverso descritto da Hardin si applica a tutte le risorse minerali. Ma ci sono anche altri casi. Pensate all'atmosfera, che è un bene comune anche quello inteso come un luogo dove possiamo scaricare gli inquinanti gassosi prodotti dall'industria. Pensate ai fiumi intesi come luogo dove possiamo scaricare gli inquinanti liquidi. Ci sono tantissimi altri esempi in cui l'avidità individuale, o di piccoli gruppi, rovina e distrugge dei beni comuni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Il modello di Hardin ha un suo fascino perverso: è una specie di destino ineluttabile che colpisce gli esseri umani. Eppure, è anche vero che gli esseri umani sono più intelligenti dei batteri (anche se alle volte non sembra). Possibile che non si trovino rimedi per evitare la tragedia dei commons?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Il problema della gestione dei beni comuni è stato affrontato molte volte da politici e da economisti, anche se raramente il concetto è stato menzionato esplicitamente. Secondo il pensiero marxista, la collettivizzazione del pascolo avrebbe risolto i problemi. Il numero di pecore da portare lo decide ilGosplan,&amp;nbsp;il comitato per la programmazione economica che ha in mente soltanto il bene del popolo. Secondo il pensiero liberista, invece, è la privatizzazione che risolve tutti i problemi. Affidiamo il pascolo a un proprietario e trasformiamo i pastori in suoi dipendenti. Nella sua ricerca di massimo profitto, il proprietario non ha di certo interesse a distruggere l'erba. Possiamo anche pensare ai pastori che si riuniscono a Kyoto per firmare un protocollo che stabilisce la graduale riduzione del numero di pecore, pena il pagamento di una "sheep tax" per chi non rientra nei limiti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Questi metodi sono stati tutti sperimentati in varie condizioni, ma è ovvio che non funzionano molto bene. Per esempio, il sovrasfruttamento dei terreni agricoli da parte delle multinazionali alimentari è noto a tutti. Eppure, i terreni sono di loro proprietà e non avrebbero nessun interesse a distruggere le risorse che sfruttano. Quanto all'efficacia del vecchio Gosplan sovietico e del moderno trattato di Kyoto, beh, lasciamo perdere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;In sostanza, possiamo pensare a diversi "paletti" per impedire il sovrasfruttamento: leggi, regole, trattati, e tante altre cose. Ma quando ti trovi davanti alla prospettiva di un improvvisa ricchezza, come un ricco pascolo o un pozzo di petrolio, non ci sono paletti che tengono. &amp;nbsp;Nel mondo reale di oggi,ad esempio, per il petrolio intervengono i carri armati e i missili, ma più o meno è la stessa cosa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Eppure, c'è un punto che finora non abbiamo considerato. Ma siamo veramente sicuri che ci vogliano leggi, regole o privatizzazioni per evitare la tragedia di Hardin? In fondo, beni comuni sono esistiti nella storia per tanto tempo ed esistono ancora. Andate sulle Alpi, per esempio. I pascoli sono spesso gestiti come usi civici e senza regole rigide della gestione. Ma non li trovate spelacchiati da troppe pecore o troppe mucche. Sono belli verdi; non c'è nessuna tragedia in giro. Pensate ai boschi: quando sono gestiti come beni comuni chiunque può andare a raccogliere funghi o legna; ma questo non vuol dire che i boschi vengano distrutti. Sembrerebbe che ci siano delle condizioni che rendono inerentemente stabili i beni comuni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Bene.Ora cerchiamo di capirne di più, con qualche considerazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;La rapidità della crescita economica dipende dalle caratteristiche del sistema. La crescita è tanto più rapida quanto più efficace è la trasformazione del capitale in risorsa e della risorsa in capitale. Il caso più semplice, qui, è quello delle risorse energetiche; dove sia la risorsa che il capitale si possono definire in termini di energia. In questo caso, possiamo parlare di "ritorno energetico" (EROEI: energy return of energy invested), inteso come il rapporto fra la produzione e il capitale investito. Maggiore l'EROEI, più rapido il processo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;L'EROEI dei combustibili fossili è stato il più alto mai avuto a disposizione dagli esseri umani e ci ha consentito una crescita economica di una rapidità mai riscontrata nella storia. Per esempio, il petrolio degli "anni d'oro" dei pozzi a buon mercato degli anni della prima metà del ventesimo secolo aveva un valore dell'EROEI intorno a 100. Il grande boom economico degli anni 1950 e 1960 è stato correlato alla disponibilità di questo petrolio a buon mercato e del grande surplus che generava.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Ovviamente, oggi le cose sono molto cambiate e l'EROEI del petrolio si è molto ridotta, forse anche sotto il valore di 10 e non c'è da stupirsi che la crescita economica si sia interrotta. Questo è un fenomeno del tutto generale nel sovrasfruttamento delle risorse. Via via che si estrae ("produce") una nuova risorsa, si esauriscono i giacimenti a buon mercato (alto EROEI) e bisogna sfruttare quelli più cari (basso EROEI). Lo sfruttamento genera sempre meno capitale e l'estrazione ne richiede sempre di più. Con sempre meno capitale a disposizione, a un certo punto, il ciclo si conclude con la fine dell'estrazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Fino ad oggi, abbiamo visto molti di questi fenomeni di rapida crescita. In particolare, nel caso dei combustibili fossili abbiamo visto una serie di "salti" da un ciclo di sfruttamento all'altro; dal carbone al petrolio e dal petrolio al gas. Su questa base, c'è chi ha detto che il destino umano è esattamente questo: saltare sempre da un ciclo all'altro e in questo modo crescere all'infinito. Sfortunatamente, non si vede all'orizzonte un'altra risorsa comparabile ai fossili e che ci possa far pensare a un nuovo balzo in avanti imminente. L'energia nucleare si è rivelata molto meno efficiente di quanto non si pensasse una volta e non ha generato quella rapida curva di crescita che invece abbiamo visto con il petrolio. Certo, non è escluso che nuove forme di nucleare a fissione o a fusione possano far ripartire la crescita, ma per il momento sono solo speranze per il futuro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Quindi il collasso da sovrasfruttamento è inevitabile nel nostro futuro. Ma è proprio così? La risposta è no. &amp;nbsp;Esiste una possibilità di evitarlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;span style="line-height: 16px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;E' possibile pensare a delle condizioni che stabilizzino la società senza bisogno di forzare la gente ad agire in modi diversi da quelli che la nostra eredità biologica ci porta a preferire? La risposta è si. Il modello dinamico ha delle soluzioni che portano naturalmente alla stabilità. Abbiamo visto che perchè si abbia sovrasfruttamento bisogna che due condizioni siano soddisfatte: una che esista una risorsa il cui sfruttamento genera capitale, l'altra che il capitale possa essere usato per generare ulteriore risorsa. Ne consegue che, se vogliamo evitare la tragedia dei commons, basta che una delle due condizioni non sussista. Se questo avviene per ragioni fisiche o tecnologiche, allora abbiamo un sistema naturalmente stabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Una condizione del genere, risorsa a bassa resa e conseguente stabilità, era probabilmente caratteristica della società contadina di una volta. Gli Amish americani, per esempio, hanno ragionato in questo senso tornando a uno stile di vita equivalente a quello dei contadini dell'800. L'efficienza dell'agricoltura Amish è bassa nel senso che non genera un surplus tale da dare inizio a fenomeni di crescita rapida. In termini di stabilità, hanno ottenuto il risultato che cercavano. Ma vivere come gli Amish non è l'obbiettivo che la maggior parte di noi ha in mente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Consideriamo invece la seconda possibilità. Possiamo trovare una risorsa che da una buona resa, ma la cui produzione non si presta ad essere incrementata con l'uso del capitale? E' possibile. Pensiamo a un esempio banale: l'acqua.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Immaginatevi di avere una sorgente il cui flusso dipende dall'acqua piovana. Per quello che vi serve, l'acqua che viene dalla sorgente può essere tanta o poca. Se è tanta, potete accumularla e anche venderla. Però, con il capitale ricavato non c'è modo di aumentare il flusso della sorgente che viene dalla pioggia. Non importa quanti soldi uno può accumulare, difficilmente può influire sulla pioggia a parte, magari, assumere qualche stregone che faccia delle danze appropriate - ma sull'efficienza di questo metodo ci sono seri dubbi. La pioggia, semplicemente, non si può sovrasfruttare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;La sorgente può essere proprietà privata oppure gestita come bene comune. La seconda condizione è più comune nella storia umana. Spesso la gestione dell'acqua fluente richiede forme collaborative più o meno complesse. Per esempio l'Egitto viene detto "il dono del Nilo" non solo per via dell'effetto del limo fertilizzante ma anche per il fatto che l'acqua del Nilo andava gestita per forza come un bene comune. Non si poteva privatizzare il fiume a tratti, altrimenti chi sta a monte avrebbe tolto l'acqua a chi sta a valle. L'acqua viene spesso gestita come bene comune persino nei paesi aridi, dove è scarsa: il Corano impone esplicitamente ai proprietari dei pozzi di lasciarli di libero accesso dopo che hanno soddisfatto le loro necessità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Ovviamente, in tempi recenti la tecnologia ha fatto diventare anche l'acqua un bene soggetto a sovrasfruttamento. Andare a popmpare dagli acquiferi profondi o dissalare vuol dire generare una crescita economica che deriva dall'irrigazione di aree prima desertiche e che possono essere sfruttate per l'agricoltura. A questo punto, si verifica il fenomeno di crescita incontrollata seguita da collasso: è quello che è successo in Arabia Saudita dove c'è stato un breve boom della produzione agricola basata su acqua "fossile" che è stata rapidamente esaurita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Ma il punto è che, fintanto che non si riesce a trovare un modo per forzare una risorsa a produrre di più; il sovrasfruttamento non si verifica. Ci sono altri esempi oltre all'acqua. Pensate, per esempio, alla raccolta della legna da ardere, o delle bacche o dei funghi. Se uno va a spasso per il bosco e raccoglie rami caduti, la resa energetica è probabilmente buona. Con poca fatica, uno si scalda al caminetto e prepara la cena; o almeno così si faceva un tempo. Non è che uno non possa accumulare legna, intesa come capitale; magari anche venderla. Però, il piccolo capitale di legna accumulato non genera un aumento della produzione di legna. finché si rimane entro la condizione di raccogliere soltanto rami caduti. Anche qui, la tecnologia cambia le cose se uno si compra una sega a motore. Ma, a parte questa possibilità modernao, non ci stupisce che i boschi siano stati spesso gestiti come beni comuni nella storia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Tutti questi esempi non ci portano molto lontano dal mondo degli Amish; il punto interessante, però, è che esiste una risorsa moderna che ha entrambe le caratteristiche che cerchiamo, ovvero alta resa e impossibilità di sovrasfruttamento: l'energia rinnovabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;span style="line-height: 16px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;b&gt;L'energia rinnovabile come bene abbondante&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Le energie rinnovabili hanno un'ottima resa energetica (con l'esclusione dei biocombustibili). Questa resa si può misurare in termini di EROEI e va oggi da un valore di circa 10 per il fotovoltaico, intorno ai 20-40 per l'eolico tradizionale, 50 e oltre per l'idroelettrico, con possibilità di valori ancora più alti per tecnologie in corso di sviluppo come l'eolico d'alta quota (il kitegen, per esempio).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Queste tecnologie hanno molto in comune con l'esempio della sezione precedente: quello di una sorgente d'acqua. Non si prestano a essere sovrasfruttate; ovvero il capitale che generano non può essere utilizzato per aumentare la resa della risorsa. Non si può raccogliere più energia solare di quanta non ne cada su un certo territorio. Lo stesso vale per il vento o l'acqua per gli impianti idroelettrici. Certo, si può investire nella ricerca per aumentare l'efficienza della tecnologia, ma questo investimento è soggetto alla legge dei ritorni decrescenti. Non si può aumentare più di tanto l'efficienza e quindi non si genera il fenomeno di crescita esplosiva che è tipico del sovrasfruttamento. L'altro modo, quello di pannellare superfici sempre più ampie, è limitato dal fatto che nessuno sano di mente si ridurrebbe a morire di fame per avere più energia elettrica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Ne consegue che l'energia rinnovabile si comporta come una sorgente alimentata dall'acqua piovana: non la si può sovrasfruttare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Quanta energia rinnovabile possiamo produrre su questo pianeta? Beh, l'energia solare che arriva sulla terra è circa 10.000 volte di più dell'energia primaria che oggi produciamo in gran parte dai fossili. Se riusciamo a sfruttare anche solo l'1% di questa energia con un efficienza del 10%, ne consegue che possiamo ottenere 10 volte più energia di quanta ne abbiamo oggi; fra le altre cose nella forma conveniente di energia elettrica. Se pensiamo ad aumenti dell'efficienza di conversione, niente ci vieta di pensare alla possibilità di avere anche 50 o 100 volte l'energia che abbiamo adesso, senza impattare sull'agricoltura. Per sempre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Con tutta questa energia, saremo ricchi o poveri? Ovviamente dipende da quanta gente ci sarà ad utilizzarla. Se la popolazione aumentasse di un fattore dieci, non ci cambierebbe nulla il fatto di avere 10 volte più energia. Ma non si può mangiare l'energia elettrica e il limite della popolazione viene dettato dalle possibilità dell'agricoltura di alimentarla. Non che non si possa utilizzare l'energia elettrica per aiutare l'agricoltura: molte delle cose che si fanno oggi con il petrolio, fertilizzanti, trasporti, lavori agricoli, ecc., si potranno fare un giorno con l'energia elettrica. Ma da qui a portare la popolazione a 60 miliardi di persone, beh, sembra proprio impossibile: ci sono dei limiti pratici a quello che l'agricoltura può fare. Per questa ragione, ci dovremo limitare a dei numeri non troppo diversi dagli attuali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Quindi, è possibile che la disponibilità di energia elettrica per persona nel mondo futuro sia estremamente abbondante. Negli anni '50 si parlava di "energia tanto a basso costo da non valer nemmeno la pena di farla pagare". Era una promessa correlata all'energia nucleare, ma che non si è mai realizzata. Potrebbe darsi che sarà l'energia rinnovabile a renderla possibile. Intravvediamo dunque un mondo di abbondanza e di stabilità in termini di energia disponibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;b&gt;L'abbondanza energetica&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Nell'Irlanda della metà dell'800 la pioggia era abbondantissima, ma mancavano le patate e si moriva di fame. Così, un mondo di abbondante energia elettrica non è necessariamente un mondo di abbondanza di tutto. Il limite, come abbiamo detto, potrebbe essere la disponibilità alimentare che forzerebbe la popolazione entro limiti ben precisi. Un altro limite sarebbe la disponibilità di materie prime di origine minerale che ci forzerebbe a riciclare tutto in modo addirittura feroce secondo gli standard attuali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;Ma un mondo stabile con abbondante energia elettrica consente di fare cose che un mondo agricolo, altrettanto stabile ma meno ricco, non può realizzare. Potremo continuare a sviluppare i computer e l'intelligenza artificiale, potremo continuare la ricerca scientifica e l'esplorazione dello spazio, potremo continuare nell'impresa di accrescere il sapere umano. L'energia rinnovabile rappresenta la migliore speranza che abbiamo di fermare l'ottovolante delle esplosioni economiche e delle successive crisi che abbiamo visto negli ultimi secoli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 16px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="line-height: 16px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span style="line-height: 16px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="line-height: 16px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-2442065184242570021?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/2442065184242570021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/la-tragedia-dei-commos.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/2442065184242570021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/2442065184242570021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/la-tragedia-dei-commos.html' title='PETROLIO, ACQUA, SOLE : B E N I  C O M U N I'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-XzXl22aA2i0/Tx08TsKGybI/AAAAAAAACG8/n__JEv33WPY/s72-c/gunas.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-2455110023015261666</id><published>2012-01-23T11:12:00.001+01:00</published><updated>2012-01-23T11:12:23.250+01:00</updated><title type='text'>DELLE COSE NASCOSTE SIN DALLA FONDAZIONE DEL MONDO. Perché non si può dire che si fanno guerre per il petrolio</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-0XkAaKKTCj0/Tx0xpvYGQKI/AAAAAAAACG0/flSA5fdfBT0/s1600/bombardieri.JPEG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="245" src="http://3.bp.blogspot.com/-0XkAaKKTCj0/Tx0xpvYGQKI/AAAAAAAACG0/flSA5fdfBT0/s320/bombardieri.JPEG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Secondo René Girard, l’autore de Il capro espiatorio, alla base dell’organizzazione sociale e di ciò che noi chiamiamo “sacro” ci sarebbe un atto collettivo violento contro una vittima innocente che avrebbe messo fine ad uno stato di conflittualità generalizzata o, stando al linguaggio girardiano, di indifferenziazione mimetica del gruppo. Il mantenimento nel tempo della coesione sociale verrebbe garantito dalla reiterazione di quell’atto fondativo in forme ritualizzate attraverso l’individuazione di una vittima sacrificale, il capro espiatorio appunto, che catalizza su di sé tutte le tensioni collettive.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L’uccisione reale o figurata del capro espiatorio purifica la società di queste tensioni ristabilendo ogni volta l’ordine. Condizione essenziale perché il rito funzioni è che l’atto violento originario sia occultato e che la vittima espiatoria, seppure innocente, appaia colpevole liberando i persecutori (ovvero la collettività) di ogni responsabilità. L’occultamento avviene attraverso il sacro, l’imposizione di tabù e divieti, che risultano tanto più forti e stringenti, quanto più la responsabilità collettiva della violenza appare evidente e palese. L’attribuzione della colpa alla vittima sacrificale avverrebbe invece sfruttando un meccanismo psicologico e cognitivo che consente un ribaltamento simmetrico di responsabilità e ruoli senza che venga meno la coerenza di lettura della realtà, lo stesso meccanismo che, nel campo della scienza, ha consentito, fino alle verifiche sperimentali di Lavoisier, di spiegare la combustione con il flogisto, un fantomatico elemento di proprietà e funzioni opposte a quelle dell’ossigeno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L’impianto interpretativo elaborato da Girard può aiutare a spiegare, tra le altre cose, perché le guerre per le risorse e, più in particolare per il petrolio, non possono essere chiamate ufficialmente con il loro vero nome nelle attuali democrazie occidentali. Uno dei risvolti più peculiari, e forse più superficialmente analizzati, della guerra in Iraq &amp;nbsp;prima, ed il Libia poi, è stato infatti l’enorme sforzo comunicativo condotto in prima persona dai leader politici promotori dell’intervento e, per interposta persona, da “esperti” ed editorialisti, per convincere l’opinione pubblica della “colpa” e della pericolosità di Saddam e Gheddafi e per occultare con prove artefatte e motivazioni false le ragioni evidenti del conflitto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma è indubbio che questi “affari”, fatti sulla pelle di altre persone e volti ad arricchire e ad aumentare in modo smisurato il potere di una ristretta minoranza con i soldi del contribuente e con quelli dei risparmiatori che sostengono il crescente debito federale americano e dei paesi che sono intervenuti nei due conflitti, &amp;nbsp;possono essere portati avanti solo se il cittadino medio, il vero finanziatore della guerra, sia esso americano che europeo, rimane tranquillo, non vede troppo intaccato il suo tenore di vita e le sue aspirazioni di benessere materiale, continua ad alimentare e ad espandere l’immensa macchina dei consumi di cui è anche il principale motore e propulsore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questa è una condizione indispensabile sia per il funzionamento dell’attuale sistema economico e produttivo che per il mantenimento dell’establishment politico. Se infatti il tenore di vita si dovesse troppo deteriorare, se le abitudini di consumo dovessero d’improvviso modificarsi nel senso di una riduzione e limitazione, non solo si incepperebbe la macchina produttiva, ma salterebbe anche l’intero apparato politico che verrebbe accusato non tanto (o non solo) di avere consentito l’arricchimento di potentati privati attraverso il danaro pubblico, quanto di non avere saputo garantire uno standard di vita che la maggioranza dei cittadini occidentali dà ormai per acquisito e che per prima non intende negoziare. Per mantenere questo tenore e stile di vita c’è bisogno però di mantenere inalterati i flussi di energia che lo alimentano sotto forma di combustibili fossili, garantendosi un accesso privilegiato, se non esclusivo, alle poche e sempre più ridotte riserve disponibili a livello mondiale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E’ chiaro quindi che c’è un legame a doppia mandata, che lega indissolubilmente, che lo si voglia o meno, l’interesse del gruppo di potere con quello del cittadino medio e che la guerra viene fatta, in misura diversa, sia per conto dell’uno che per conto dell’altro, con la differenza che il secondo non ne è consapevole o sufficientemente informato. E allora perché, in un sussulto democratico, non mettere gli elettori-consumatori di fronte alle proprie responsabilità, alle conseguenze geopolitiche del proprio stile di vita?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Perché non dire che se si vuole continuare per alcune generazioni con l’attuale livello di consumi e con gli attuali prezzi dell’elettricità e dei combustibili occorre assicurarsi con la forza risorse energetiche sempre più scarse? Perché non spiegare che non ci si può permettere che le riserve di idrocarburi medio-orientali finiscano nelle mani di altri paesi o di regimi ostili pena il rischio di rimanere a secco e di passare rapidamente da una posizione di dominanza ad una di sudditanza quale il mondo occidentale non conosce da secoli?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Da dove deriva questo pudore, questa vergogna, questa reticenza a svelare uno stato di cose da tutti comprensibile e di cui tutti siamo responsabili? Cosa c’è realmente da nascondere?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Indubbiamente la politica della trasparenza è un esercizio sempre rischioso a cui i governi delle democrazie occidentali non sono più abituati. Con le vere ragioni verrebbero alla luce gli immensi affari dei gruppi di potere che traggono vantaggio dalla guerra, le commistioni opache tra politica e grandi imprese private, gli enormi conflitti d’interesse di molti esponenti di governo. In una distaccata consultazione democratica, si potrebbe inoltre mettere in discussione l’assunto che l’intervento armato sia la migliore strategia, quella che porta più stabilità, che meglio garantisce nel tempo il mantenimento di quella disparità di accesso alle risorse energetiche indispensabile per sostenere il modello di consumo e di benessere. Qualcuno potrebbe mettere in guardia dai rischi di una pura politica di dominio e arrivare anche a domandarsi se un mondo solcato da muri più o meno invisibili e da disparità imposte sia un luogo sicuro e piacevole da viverci, se non esistano alternative praticabili a questo modello, se non c’è modo di ridurre i consumi e la dipendenza energetica dai combustibili fossili. Ma non è solo questo che temono i governi, non sono solo queste le ragioni per cui non può essere detta la verità. Ce n’è una molto più profonda, potenzialmente molto più sconvolgente, che tocca il substrato ideologico su cui si fondano le democrazie occidentali e che spiega anche come mai l’ipocrisia e l’omertà sulle reali motivazioni della guerra accomuni tutti i paesi e gli schieramenti politici, ne siano essi sostenitori od oppositori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I partiti ed i governi europei dichiaratisi contrari alla guerra in Iraq si sono infatti ben guardati dal rivelare,ad esempio, le ragioni ultime che l’hanno provocata e dall’indicare le azioni da intraprendere per evitare il suo ripetersi. Essi hanno condannato l’intervento bellico come mezzo di risoluzione dei conflitti, ne hanno criticato l’efficacia nell’estirpare il terrorismo o nel promuovere la stabilità e la democrazia, ma non hanno mai avuto il coraggio di svelarne pubblicamente i retroscena.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Solo per fare un esempio, in Italia, paese che ha manifestato in massa per la pace, l’allora opposizione di centro-sinistra non ha sentito il dovere di informare l’opinione pubblica che le forze militari italiane erano stanziate a Nassirya per salvaguardare le concessioni petrolifere accordate in precedenza all’ENI da parte dell’esecrato regime di Saddam. Perché questa come altre cose non si possono dire ufficialmente?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma perché si manderebbe in frantumi la più colossale delle illusioni, si svelerebbe il non detto che cela la contraddizione sempre più stridente tra il sistema di valori in cui ci riconosciamo e su cui si fondano le nostre democrazie ed il sistema economico e di consumo che sta alla base del nostro benessere materiale. Viviamo e cresciamo in un contesto comunicativo e culturale che ci sollecita a consumare senza sosta e che senza sosta genera e diffonde, attraverso gli organi di informazione, la pubblicità, la profusione e l’incessante ricambio dei beni di consumo, l’idea che il nostro stile di vita, il nostro benessere, sia sostanzialmente indipendente dalle risorse disponibili a scala globale e non costituisca di per sé un condizionamento o una limitazione al benessere e alla libertà di altre popolazioni. Il modello di sviluppo basato sulla crescita economica continua, che noi stessi alimentiamo, ci viene presentato come aperto e accessibile a tutti gli abitanti del pianeta, moralmente neutro, privo di implicazioni geopolitiche, libero da vincoli di ordine fisico e ambientale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Le enormi disparità di ricchezza a livello mondiale, lo stato di indigenza e di asservimento lavorativo di miliardi di persone, la conflittualità insanabile di determinate aree del pianeta, la depredazione e devastazione di ambienti e risorse naturali, quando portati all’evidenza dei media, non paiono avere relazione alcuna con il nostro sistema economico, con la nostra condotta di consumatori, con le nostre azioni e scelte quotidiane, ma dipendere piuttosto da cause endemiche di svariata natura, di volta in volta geografiche, politiche, storiche, culturali. Se, al contrario, viene evidenziato un concorso diretto da parte della nostra società, esso viene esclusivamente attribuito a specifici gruppi o categorie, siano esse le spietate multinazionali o i complici governi guerrafondai e imperialisti, che possono essere agevolmente accusati di agire secondo mere logiche di profitto e di potere contrarie ai valori in cui ci riconosciamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In entrambi i casi il responsabile è sempre altro, esterno, diverso, noi non ci percepiamo, né come individui, né come collettività, implicati in queste situazioni di violenza e di degradazione sociale e ambientale, in questo Male che affligge in luoghi distanti l’umanità e la Terra, ma anzi siamo i primi a volerlo risolvere e sanare. La grande partecipazione emotiva e le spontanee donazioni in occasione di catastrofi naturali che colpiscono popolazioni povere di aree remote, come nel caso dello Tsunami indonesiano, le campagne mediatiche a favore della lotta alla povertà e della cancellazione del debito, gli interventi nelle aree colpite da carestia, sono lì a dimostrare il nostro genuino slancio umanitario, la nostra sincera intenzione di alleviare le sofferenze degli altri e di diffondere il benessere e la libertà, nella misura del possibile, a tutti gli abitanti del pianeta. Attraverso queste ripetute espressioni di buona volontà, noi ci riconfortiamo nell’idea di rappresentare in qualche modo il Bene, il modello politico, sociale e morale di riferimento, di essere in fondo i primi difensori dei diritti umani e i veri detentori dei valori di libertà, uguaglianza e pace cui si dovrebbe ispirare ogni forma di convivenza civile tra i popoli. In altri termini noi troviamo conferma della sostanziale buona coscienza della nostra condotta sia come individui, che come società.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Se d’improvviso i governanti dei paesi occidentali, attraverso i principali mezzi di informazione, si rivolgessero alla propria opinione pubblica, ai propri elettori, per dire che l’attuale livello di benessere materiale, l’attuale stile di vita e di consumo, è reso possibile da una politica estera di dominio e di rapina delle risorse naturali; se rivelassero che il suo mantenimento futuro dovrà sempre più basarsi sull’esclusione dal benessere di ampie porzioni della popolazione mondiale, sull’imposizione, mediante la forza economica o militare, di disparità di affluenza e di consumo; se spiegassero con sincerità che le guerre nel Golfo Persico sono state fatte e saranno fatte, anche e soprattutto, per garantire adeguate forniture di combustibili fossili a basso costo a beneficio dell’intero sistema economico-produttivo, compresi i singoli consumatori-elettori; se in breve dicessero la verità, come si suppone dovrebbe accadere in democrazia, si svelerebbe di colpo tutta l’infondatezza dell’ideologia della buona coscienza e verrebbe al contempo alla luce il meccanismo mistificatorio che l’ha creata e alimentata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ci si ritroverebbe ingannati dai nostri stessi rappresentanti sul piano profondo e “sacro” dei valori e delle convinzioni che guidano e giustificano la nostra condotta quotidiana e che riteniamo alla base delle nostre organizzazioni sociali. Ci si scoprirebbe attori colpevolmente inconsapevoli di una dinamica persecutoria, fin qui abilmente dissimulata ed occultata, nella quale risultiamo complici dei mali che vorremmo estirpare, delle ingiustizie e delle miserie che intendiamo risolvere, delle guerre contro cui con forza protestiamo. Persino molti di quelli che sono scesi in piazza con le bandiere della pace scoprirebbero con orrore i propri stendardi imbrattati di sangue. Una simile scoperta, una simile presa di coscienza collettiva, se si producesse di colpo, senza transizioni e adeguata preparazione, avrebbe effetti a dir poco destabilizzanti, sia a livello di biografia individuale che, soprattutto, di ordinamento politico ed economico. Essa minerebbe alla base la fiducia nelle istituzioni democratiche e nella capacità dell’attuale sistema economico di garantire il benessere per tutti. Rischierebbe di paralizzare i consumi e di provocare uno stravolgimento delle attuali forme di produzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per le classi di governo interessate, per profitto o per potere, al mantenimento dello status quo e per tutte le altre incapaci di immaginare alcuna forma di sviluppo alternativa a quella consumistica della crescita continua, appare quindi vitale proteggere la menzogna della buona coscienza, evitando con cura che le implicazioni geopolitiche del modello economico di cui sono espressione possano divenire di dominio pubblico. Le moderne democrazie occidentali, a differenza di quanto accadeva nel periodo coloniale quando non si percepiva alcun bisogno di dissimulare o giustificare le politiche di conquista e di imperialismo, sembrano di fatto condannate, per la loro stessa storia e natura, all’ipocrisia e a rinnegare continuamente i principi di trasparenza di governo e di universalità dei diritti cui professano di ispirarsi. L’aspetto realmente vizioso e antidemocratico di questo stato di cose, è che la stessa ideologia della buona coscienza, espressa nella retorica della difesa dei diritti umani, dell’esportazione dello sviluppo e della libertà, venga sfruttata strumentalmente, insieme ad una oculata disinformatija, per nascondere ed occultare agli occhi dell’opinione pubblica il lato oscuro, inconfessabile e violento delle proprie contraddizioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Come tutte le ideologie ben radicate, l’ideologia della buona coscienza è infatti implicita e conservativa. Essa agisce sottotraccia come filtro interpretativo della realtà, seleziona e organizza il flusso informativo esterno, impone con forza oggettiva letture e giudizi di valore scartandone a priori altri, tende continuamente ad autoconvalidarsi escludendo o rigettando tutto quanto potrebbe metterla in discussione. Attraverso questo filtro potente e sotterraneo, noi cittadini delle democrazie occidentali costruiamo la nostra identità come soggetti morali in rapporto al mondo che ci circonda, agli altri popoli, alle altre nazioni, all’ambiente naturale, diamo un senso e una giustificazione alle nostre azioni come singoli e come società e allo stesso tempo valutiamo e giudichiamo quelle degli altri. Proprio perché posta a fondamento della nostra identità, dell’immagine che abbiamo di noi stessi, l’ideologia della buona coscienza è molto rigida, estremamente refrattaria alle evidenze contrarie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Noi non possiamo e non riusciamo a immaginarci nelle vesti, seppure indirette, di persecutori, non possiamo pensare che in nome e per conto nostro vengano uccisi civili inermi, vengano imposte sofferenze e miseria a milioni di persone con il solo scopo di mantenere uno stato di disparità e un sistema di potere funzionale al nostro benessere e ai profitti di un’esigua minoranza; rifiutiamo ostinatamente di crederci, cercheremo smentite o giustificazioni di comodo, perché se tutto questo fosse vero entreremmo in crisi, saremmo costretti a rivedere i presupposti morali che hanno guidato e regolato la nostra vita, a riconsiderare il senso e il peso delle nostre azioni, la validità dei valori di cui ci riteniamo portatori. Si innesca un meccanismo automatico e inconscio di rimozione e censura, quello stesso che ci impedisce di ammettere e riconoscere i nostri cattivi pensieri, le nostre pulsioni violente e omicide. Esso agisce come una barriera che si dimostra tanto più impenetrabile ed opaca tanto più i riscontri della realtà sembrano porsi agli antipodi di quanto ci immaginiamo che debba essere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ebbene la politica inconfessata del dominio sfrutta proprio questa barriera, questa zona d’ombra, ad un tempo cognitiva e psicologica, per nascondersi e dissimularsi. Fin tanto che non si rende necessario un palese intervento diretto, come un’azione bellica, la politica del dominio può essere celata agli occhi dell’opinione pubblica sfruttando semplicemente lo scarto informativo e di percezione esistente tra il contesto locale in cui operiamo le nostre scelte di consumatori e di elettori e il contesto globale in cui si esplicano gli effetti, diretti ed indiretti, di queste scelte. E’ sufficiente fare in modo che tali effetti non vengano documentati dai principali organi di informazione per renderli di fatto invisibili, compito peraltro facilitato dalla loro natura continuativa e cumulativa che li esclude in partenza dal novero delle notizie o degli “avvenimenti” rapidi usualmente proposti dai telegiornali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma quando l’omissione non è più possibile, quando le distanze si accorciano e come collettività ci ritroviamo direttamente coinvolti in eventi che sembrano smascherare la nostra politica di dominio, mettere in dubbio la sacra integrità della nostra buona coscienza, ecco che la stessa buona coscienza viene utilizzata per occultare l’evidenza, per giustificare azioni altrimenti inammissibili, in aperto contrasto con l’immagine che abbiamo di noi stessi. Con una manipolazione di stampo orwelliano, tramite i media e le dichiarazioni ufficiali viene operato un ribaltamento simmetrico dei ruoli e delle responsabilità, tipico dei contesti di persecuzione, per cui la vittima viene presentata come persecutore e il persecutore come vittima, fornendo una giustificazione morale del ricorso alla forza e alla violenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Una guerra di aggressione può così diventare una missione per promuovere la libertà e per garantire la pace, il bombardamento sistematico di ponti e infrastrutture civili un inevitabile prezzo da pagare per ristabilire la speranza, l’uccisione di persone inermi con missili o bombe a frammentazione, uno spiacevole danno collaterale nel lodevole intento di promuovere la democrazia3. Viceversa la difesa del proprio territorio con i metodi obbligati della guerriglia da parte di chi è stato invaso diventa aggressione, sempre e comunque atto vigliacco e riprovevole di terrorismo. Ciò che garantisce la tenuta del ribaltamento, l’impermeabilità all’evidenza contraria, è proprio la buona coscienza che ci impedisce di pensare che le cose siano l’opposto di quanto ci dicono, di immaginarci come persecutori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La novità introdotta nella guerra in Iraq dai neocon americani (insieme al fido alleato inglese) è stata l’uso sfrontato e spudorato che si è fatto di questo meccanismo per occultare fatti di inaudita gravità le cui vere responsabilità apparivano di oscena evidenza. Quando Donald Rumsfield esortava i suoi collaboratori a pensare e proporre l’impensabile, non intendeva ciò che non può essere pensato, poiché logicamente impossibile, ma ciò che non deve essere pensato, che il normale codice di condotta, la normale coscienza ci impedisce di prefigurare come possibile in quanto moralmente inaccettabile ed in contrasto con i valori basilari in cui crediamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #666666; font-family: Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; font: normal normal normal 12px/1.5em Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; line-height: 18px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ora le nostre prospettive future come società, la possibilità di evitare ulteriori conflitti, dipenderanno in gran parte dalla nostra capacità di pensare l’impensabile, ma non nel senso immaginato da Rumsfield. Se vorremo rispondere alle sfide enormi che ci vengono dalla povertà, dalla sovrappopolazione, dall’esaurimento dei combustibili fossili, dal cambiamento climatico, dalla scarsità delle risorse avremo bisogno di guardare in faccia alle contraddizioni che si celano sotto la nostra falsa buona coscienza per disinnescarne il meccanismo mistificatorio ed imparare a ricondurre a noi stessi, e non a capri espiatori di comodo, le cause dei mali che ci circondano e che ci minacciano direttamente. E’ un processo rischioso, potenzialmente destabilizzante, ma l’unico che può fornirci qualche via d’uscita per provare a convivere, come una unica comunità di destino, su questo pianeta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-size: 12px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-size: 12px; text-align: justify;"&gt;Nicola Dall'Olio di AspoItalia&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-2455110023015261666?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/2455110023015261666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/delle-cose-nascoste-sin-dalla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/2455110023015261666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/2455110023015261666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/delle-cose-nascoste-sin-dalla.html' title='DELLE COSE NASCOSTE SIN DALLA FONDAZIONE DEL MONDO. Perché non si può dire che si fanno guerre per il petrolio'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-0XkAaKKTCj0/Tx0xpvYGQKI/AAAAAAAACG0/flSA5fdfBT0/s72-c/bombardieri.JPEG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-7490859812498610548</id><published>2012-01-20T11:05:00.000+01:00</published><updated>2012-01-20T11:50:24.579+01:00</updated><title type='text'>La comunicazione non verbale.. di LUISA LANGONE (psicologa - psicoterapeuta)</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0ZbbZdrIQaE/Txk8HRsBohI/AAAAAAAACGs/WXRvnhhjT3c/s1600/postura2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-0ZbbZdrIQaE/Txk8HRsBohI/AAAAAAAACGs/WXRvnhhjT3c/s320/postura2.jpg" width="312" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="right" style="line-height: 150%; margin-bottom: 5.0pt; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 5.0pt;"&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="right" style="line-height: 150%; margin-bottom: 5.0pt; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 5.0pt;"&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="right" style="line-height: 150%; margin-bottom: 5.0pt; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 5.0pt;"&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Spesso l’animale umanoè inconsapevole delle proprie azioni, il ché non fa che renderle piùrivelatrici. Si concentra talmente sulle sue parole da dimenticare che anche isuoi movimenti, le sue espressioni e le posture parlano un proprio linguaggio.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="right" style="line-height: 150%; margin-bottom: 5.0pt; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 5.0pt;"&gt;&lt;em&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Desmond Morris&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Studiare, approfondire, osservaremaggiormente il linguaggio non verbale credo sia un'esperienza affascinante chearricchisce la visione e la descrizione del mondo. Intento dell’elaborato èstato quello di fare una rassegna della letteratura sulla comunicazione nonverbale e di sottolineare il valore prevalentemente comunicativo della posturaquale mezzo privilegiato di linguaggio non verbale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Grandi padri della psicologia hannoassegnato un ruolo di primo piano all’articolazione fra Verbale e Non Verbalenella spiegazione dello sviluppo e/o del funzionamento cognitivo. Bastiricordare, fra gli altri, Mead, che teorizzava nella prospettiva interazionistasimbolica come la costruzione della Mente e del Sé muovesse dalla “conversazione per gesti” (condivisa dagli umani con i mammiferi) percostituirsi in una conversazione vocale ed infine in pensiero simbolico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Anche Piaget, nella sua descrizionedello sviluppo cognitivo, dimostra come l’intelligenza nasca dalla progressivacoordinazione di azioni “concrete” (poi gradualmente più astratte)nell’ambiente nel quale l’individuo si trova ad essere inserito. Per Piaget laradice delle forme più complesse di pensiero, come quella logico-formale, è daricercare in quella precocissima attività di esplorazione non verbale del mondoche il bambino mette in atto fin dalle prime settimane di vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La comunicazione non verbale puòcostituire un efficace canale alternativo di comunicazione: i gesti, i silenzi,gli sguardi, i movimenti più o meno involontari del nostro corpo parlano dinoi. E lo fanno, spesso, in modo più sincero rispetto al linguaggio: è piùdifficile mentire con il corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Siamo del tutto coscienti di come laqualità della nostra comunicazione sia influenzata da emozioni,sensazioni,gesti, posture, oppure pensiamo che il nostro modo di comunicare sia sempre lostesso?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La risposta è che in generaletendiamo a sottovalutare quanto le nostre azioni siano influenzate dasentimenti e stati d'animo. Questo anche perché, a volte, li consideriamo fontidi preoccupazione o fattori che disturbano la nostra presunta spontaneità. Infattile emozioni hanno un ruolo di primo piano in &amp;nbsp;ogni momento della nostra giornata; a volteinibiscono comportamenti, altre volte ci spingono a fare cose che, riviste “poi”,ci fanno dire: “…ma ero proprio io che ho fatto quelle cose … con quel tonocosì sgradevole? Che figura ho fatto… chissà che cosa avranno pensato di me...”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Effettivamente, l’insieme diemozioni, sentimenti e stati d'animo è un importante elemento della relazione edella comunicazione tra esseri umani. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;Non si potrebbe parlarené di rapporto, né di relazioni &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;senza considerare lacomponente emotiva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Paul Watzlawick, del Mental ReasearchInstitute di Palo Alto, California, ha dimostrato che l’emozione pregiudica lacomunicazione e condiziona la relazione. Infatti, la relazione e lacomunicazione umana vivono sia di contenuti che di forma. La correttaespressione delle proprie emozioni rientra nella “forma”; si tratta di prestareattenzione alla relazione e non solo allo scambio contenutistico dellacomunicazione. Facendo riferimento a questi insegnamenti, negli ultimi tempi sista sempre più diffondendo la consapevolezza di quanto sia importante esserecoscienti delle componenti &amp;nbsp;emotive &amp;nbsp;in cui ci muoviamo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La comunicazioneè un’attività complessa che fa riferimento a differenti sistemi di&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;significazionee segnalazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ormaiè convinzione comune che la comunicazione umana avviene e si realizzaattraverso l’uso simultaneo e interdipendente di diversi sistemi comunicativi;sempre più si parla di comunicazione corporea, o “linguaggio del corpo”, dandoa questi elementi la stessa rilevanza e attenzione che si è sempre attribuitaagli aspetti verbali della comunicazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il &amp;nbsp;corpo parla e trasmette un suo specifico linguaggio;nelle pose, nelle posture e negli atteggiamenti che assume, in ogni gesto l’organismoparla un linguaggio che anticipa l’espressione verbale.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Findalla nascita, ancora prima di iniziare a parlare, ognuno di noi impara adesprimere se stesso ed a relazionarsi tramite il movimento; il nostro modo dimuoverci, le nostre azioni e i nostri gesti “si imbevono” di tutto ciò di cuisiamo fatti e possiamo dire che diventano quasi la carta di identità con cui cipresentiamo al mondo, il nostro canale di comunicazione più immediato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Perchédare tanta importanza al corpo?&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Senzacuore, polmoni, cervello, &amp;nbsp;non ci sarebbela vita e non ci sarebbe la persona. Il corpo inoltre può essere consideratocome “interfaccia” tra la realtà interiore dell’uomo e la realtà esterna che locirconda. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Senzail corpo e i suoi cinque sensi l’uomo non potrebbe venire a contatto con ilmondo e quindi conoscerlo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’uomoha bisogno delle mani e del tatto per percepire la durezza, il calore deglioggetti, dell’acqua. Ha bisogno degli occhi per percepire i colori, ledimensioni… &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Masenza il corpo l’uomo non potrebbe neppure comunicare con il mondo. Senza lalingua come potrebbe parlare, senza le mani come potrebbe costruire emodificare la realtà, senza gli occhi come potrebbe esprimere i sentimenti… Ilcorpo risulta perciò l’anello di congiunzione che mette in relazione l’uomo conil mondo e il mondo con l’uomo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Etutto questo senza che l’uomo abbia la consapevolezza che questo accada, perchéil corpo comunica immancabilmente ed automaticamente tutto ciò che si muovenell’interiorità della persona.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma; font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Un importante indicator di questa interiorità è la postura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lapostura non è soltanto la risultante di complessi meccanismi neurofisiologici ebiomeccanici, ma è anche l’espressione del proprio modo di gestire le emozionied i propri rapporti interpersonali: la postura è un modo di stare nel mondo,affrontare il mondo, vivere nella realtà.&lt;br /&gt;In definitiva, i fattori psico-emotivi possono essere considerati il comunedenominatore che sottende l’atteggiamento posturale nel suo insieme.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma; font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nelpresente elaborato ho cercato di far emergere l’importanza di un linguaggio,quello del corpo, e di considerarlo come mezzo privilegiato di comunicazione;più in particolare, il lavoro che segue è stato strutturato nel seguente modo:la prima parte è stata dedicata ai diversi ambiti della comunicazione nonverbale, la seconda parte analizza nello specifico aspetti quali gesti,movimenti e posizioni del corpo, del viso e degli occhi che raccontano dellamente e del mondo intorno a noi. Gli occhi che brillano esprimono felicità oentusiasmo, le sopracciglia oblique mostrano tristezza, gli occhi sbarratiterrore; anche il volto ha un potere espressivo molto elevato e ciò checolpisce sia l’uomo di cultura che l’uomo di strada è proprio la ricchezza diespressioni che il viso può assumere e conoscere tutto questo può aiutarci adutilizzare al meglio le immense possibilità comunicative del nostro corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ed infineampio spazio è stato dedicato alla postura e alla quantità di emozioni che puòesprimere e trasmettere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="line-height: 150%;"&gt;La comunicazione non verbale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Definizioni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Per comunicazione non verbale siintende tutto ciò che nella comunicazione interpersonale non si serve dellinguaggio verbale ma contribuisce a trasmettere significato attraversomovimenti del corpo, inflessione di voce, sguardo etc. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le definizioni della comunicazionenon verbale sono molte e diverse tra loro; sebbene attualmente non esistaalcuna definizione univoca, appare evidente che non si possa fare riferimentoalla sola comunicazione gestuale, mimica e cinetica, ma che bisogna prendere inconsiderazione tutta una serie di comportamenti in modo integrato, che vannodalla prossemica all'abbigliamento, fino agli stimoli olfattivi.&lt;br /&gt;Knapp ha affermato che una possibile definizione del comportamento non verbaleè che esso ''comprende tutte le risposte umane che non possono essere descrittecome parole espresse manifestatamene (oralmente o per iscritto)''. D'altraparte, Fraser ha notato che ''tutta la comunicazione umana consiste inmovimenti del corpo. I movimenti dell'apparato vocale possono provocare illinguaggio, cioè l'azione verbale, o il paralinguaggio, cioè un'azione nonverbale''.&lt;br /&gt;Rispetto a queste definizioni piuttosto generali, altri autori si sono propostidi tentare una definizione più precisa proponendo dettagliate classificazionidi comportamenti.&lt;br /&gt;Per esempio, Duncan suddivide i comportamenti non verbali in: movimenti delcorpo o comportamento cinetico: gesti e altri movimenti del corpo inclusiespressione facciale, movimento degli occhi e postura; paralinguaggio: qualitàdella voce, pause e suoni come &amp;nbsp;sbadiglie brontolii; prossemica: uso dello spazio dell'uomo; olfatto; sensibilità dellapelle al tatto e alla temperatura; uso di artefatti come abiti e cosmetici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ricci Bitti distingue, invece, tra: elementi non verbali del parlato suddivisiin intonazione della parola o della frase e paralinguistica, cioè qualità dellavoce, vocalizzazioni e fenomeni temporali; elementi cinesici distinti inmicrocinesica, come mimica facciale e sguardo, e macrocinesica, cioè movimentidel corpo nello spazio, come postura, orientazione e distanza, e movimenti diparti del corpo quali gesti o cenni del capo.&lt;br /&gt;Di fronte a tale complessità quello che si può fare è considerare comecomunicazione non verbale tutto ciò che non si comunica o non si può comunicareattraverso la parola. Il linguaggio è strettamente intrecciato agli aspettidella comunicazione non verbale poiché non tutto si può esprimere in modoadeguato con le parole. La comprensione di un messaggio verbale, inoltre, non èsufficiente di per sé a spiegare l'insieme di significati, atteggiamenti,relazioni che caratterizzano il comportamento sociale dell’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L'uomo ha sviluppato il linguaggio, ma questo è usato soprattutto percomunicare informazioni circa altre persone, oggetti, idee, più che esprimeresentimenti nei confronti degli altri.&lt;br /&gt;In realtà noi comunichiamo la nostra 'essenza' con tutto il nostro essere. Halldirebbe che ''noi parliamo con i nostri organi vocali, ma conversiamo con tuttoil nostro corpo”. È importante rendersi conto che, in ogni momento della vitadi relazione, noi 'parliamo' anche con il calore del corpo, col colore dellanostra pelle, con le espressioni del viso, con la postura, con gli odori, ivestiti, gli oggetti che ci appartengono.&lt;br /&gt;Questo discorso è valido per gli esseri umani come per tutti gli esseriviventi, ma l'uomo possiede un'abilità che lo distingue dagli altri: la parola.Si è quindi giunti al superamento della dicotomia tra comunicazione verbale enon verbale considerandoli aspetti differenti ma dipendenti e interagenti dellostesso processo comunicativo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In realtà il sistema di comunicazioneverbale e quello non verbale sono intimamente connessi tra loro poiché nelloscambio comunicativo diretto sono coinvolti entrambi pur avendo modalità dicodifica differenti. Questo legame è dimostrato dal fatto che il neonatocomunica con i genitori attraverso canali che precedono il linguaggio ma che neposseggono tutte le caratteristiche strutturali, basati sulla capacità dicomunicare attraverso segnali convenzionali. Man mano che il bambino acquisisceil linguaggio verbale la comunicazione non verbale continua a svolgere un’importantefunzione integrativa alle parole e le due modalità espressive si sviluppano inmodo interdipendente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lacomunicazione non verbale è percepita in maniera più immediata di quellaverbale (anche se ciò è spesso inconsapevole) soprattutto perché è più arcaica,ha un’origine biologica ed è mediata prevalentemente dalle strutture cerebraliantiche che sottendono i comportamenti basilari di sopravvivenza. Lacomunicazione non verbale è quindi principalmente innata ma è soggetta a schemidi apprendimento: noi infatti apprendiamo come, quando e quanto sia opportunoesprimere le nostre emozioni&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt; Ciò che arriva tramite il canale verbale sono soprattutto i fattisalienti, ma quello che veramente “lascia una traccia” è quanto espressoattraverso il canale non verbale.&lt;b&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lacomunicazione (mettere in comune) consiste essenzialmente in un passaggio diinformazioni, indipendentemente dal mezzo usato, vocale o gestuale, eindipendentemente dal fatto che sia più o meno consapevole. Una volta stabilitauna rete di comunicazione, i partecipanti all’interazione non possono sottrarsidal comunicare, Haley parla infatti di inevitabilità della comunicazione, comedel resto afferma anche Watzlawick nel primo assioma della comunicazione percui “non si può non comunicare”. I segnali non-verbali quali contatto fisico,vicinanza, orientamento, postura, sono segnali spaziali&amp;nbsp; che definisconola “configurazione spaziale” all’interno del quale si agisce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Origini&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ricci Bitti, riferendosi allemodalità in cui il comportamento non verbale è divenuto parte integrantedell’individuo, distingue tre tipi di origine: un'origine innata delle attivitànon verbali che si costituisce nel sistema neuromotorio di ogni membro sanodella specie; un esempio di tale origine è rappresentato dai riflessi;un'origine connessa all'esperienza comune a tutti i membri della specie; unesempio è dato dalle mani usate per portare il cibo alla bocca, con o senzaposate, indipendentemente dalla cultura; un'origine connessa con l'esperienzache varia con la cultura, la classe, la famiglia o l'individuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Alcuni comportamenti non verbali sono appresi per uno scopo strumentale, altrisegnali non verbali sono appresi in funzione dell'interazione sociale; alcunisono &amp;nbsp;appresi con cosciente attenzione,ad esempio imitare la postura o l'espressione facciale di una diva; altri sonoacquisiti implicitamente, ad esempio l'acquisizione della postura o di altrimovimenti del genitore dello stesso sesso.&lt;br /&gt;Già Darwin, a proposito dell’espressione delle emozioni, mise in luce la comunematrice negli animali e nell’uomo. Si tratta di pattern preformati (direbberooggi gli etologi) sviluppatisi nel corso della filogenesi, che hannosecondariamente assunto un valore comunicativo, mentre è probabile che abbianoalla base un valore puramente adattivo (anche se le due funzioni sfumano spessol’una nell’altra). L’uomo conserva, naturalmente, questo repertorio diatteggiamenti ed espressioni. Studi etologici (Lorenz, Eibesfeldt) hannodimostrato l’universalità di molte espressioni nelle più lontane culture,dimostrandone la matrice innata, che ovviamente si accompagna e si integra concomponenti apprese. Ad esempio, come retaggio della discendenza da animalipredatori e carnivori, l’uomo digrigna ancora i denti e solleva il labbrosuperiore nelle esibizioni di minaccia, anche se non possiede più grandi caninida esibire per intimorire l’avversario. L’uomo, inoltre, grazie alla suacapacità di inibizione o, in altre parole, grazie alla sua capacità dicontrollo, ha un certo grado di libertà sull’esibizione dell’espressione delleemozioni, tanto che qualsiasi emozione può essere dissimulata, cosa che nonaccade per gli animali, anche per i più vicini a noi nella scala filogenetica.Tuttavia, come dimostrato dalle ricerche di Ekman e Freisen (1969), sebbene lacomunicazione non verbale sia in larga misura non soggetta al controllovolontario, ciò non è ugualmente vero per le diverse parti del corpo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il viso ad esempio, è lo strumentopiù efficace per trasmettere informazioni non verbali; le sue espressioni sonorapide ed è inoltre la zona del corpo più in vista e quella su cui maggiormentesi appunta l’attenzione dell’osservatore. Tutti questi fattori fanno in modoche il viso sia anche più soggetto al controllo cosciente e ciò anche in virtùdi fattori specificamente anatomici e neurofisiologici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Altre parti del corpo, invece, come ipiedi e le gambe, sono meno soggette al controllo dell’Io, essendo menoespressive, più nascoste e meno osservate dagli altri. Pertanto queste partidel corpo, meno controllate, sono più soggette alla fuga di informazionitramite postura e movimenti involontari.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Gli stessi Ekman e Friesen misero inrilievo che mentre l’espressione del viso trasmette più informazioni riguardoalla specifica emozione vissuta dall’individuo, la postura del corpo esprimeanche l’intensità di tale emozione, tramite la dimensionetensione-rilassamento.&lt;span style="color: red;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Se proviamo a chiederci da doveorigina la comunicazione non verbale nell'uomo, può essere utile studiare lafilogenesi di alcuni comportamenti degli animali. Nel caso di questi ultimi,gran parte dei meccanismi di comunicazione sono innati e derivati da fattoribiologici in conseguenza del processo di evoluzione della specie. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Probabilmente molti comportamenti nonverbali sono anche nell'uomo derivati dall'evoluzione della specie e comuni atutti gli esseri umani, ma gran parte di essi sono appresi o comunquemodificati dall'apprendimento.&lt;br /&gt;Ciò che è difficile definire riguarda 'cosa' e 'quanto' sia derivatodall'apprendimento.&lt;br /&gt;Argyle sostiene che i segni che indicano età, classe sociale, ecc. possanoessere appresi dall'osservazione. Vi sono, tuttavia, usi complessi dellacomunicazione non verbale, come ad esempio l'elaborazione dei segnali nonverbali che regolano il flusso del discorso tra due o più persone, cherisultano difficili da spiegare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In relazione alla distinzione tra innato e appreso, può risultare utileaffidarsi alle ricerche transculturali che hanno mostrato dati piuttostointeressanti.&lt;br /&gt;Innanzi tutto si è osservato come vi siano rilevanti differenze interculturalidovute probabilmente ai meccanismi imitativi di apprendimento; ma vi sonoalcuni aspetti della comunicazione non verbale (come ad esempio quelli legatiall'espressione facciale delle emozioni) che, con minime variazioni, sonocomuni a tutte le culture umane e dunque presumibilmente innati. Si pensi aglistudi condotti sulle espressioni facciali delle emozioni considerate simili neibambini piccoli e persino nei bambini ciechi e sordi che non potevano averliimitati.&lt;br /&gt;A questo punto è forse utile chiederci perché si usa la comunicazione nonverbale. Negli uomini non è evidente perché si abbia bisogno di usare lacomunicazione non verbale poiché noi, a differenza degli animali, abbiamo lafacoltà della parola che a prima vista sembra un mezzo di comunicazione moltopiù elaborato.&lt;br /&gt;Argyle ipotizza che c'è qualcosa della comunicazione non verbale che illinguaggio non può riuscire a esprimere altrettanto bene; per esempioattraverso il non verbale una comunicazione potrebbe essere più diretta e piùcarica di efficacia. Egli sostiene che ''Vi sono forse delle cose che illinguaggio non è ben idoneo ad esprimere. O forse vi sono cose che è meglio nonrendere troppo esplicite o a cui è meglio non prestare eccessiva attenzione''.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Funzioni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Diversi autori, negli ultimi decenni,si sono dedicati all'approfondimento delle funzioni del comportamento nonverbale ed hanno formulato molte teorie. Le ricerche più recenti ne enfatizzanol'importanza nelle relazioni interpersonali, sottolineando che talicomportamenti possono essere visti come vere e proprie abilità comunicative.&lt;br /&gt;Secondo Argyle le funzioni del comportamento non verbale sono sintetizzabiliin: sostegno del linguaggio, quando serve solo per ripetere ciò che viene dettoverbalmente; sostituzione del linguaggio, ogni volta che per ragioni diversecomunicare tramite la parola diviene difficile o impossibile; espressione delleemozioni; espressione degli atteggiamenti interpersonali; trasmissione diinformazioni relative alla propria persona.&lt;br /&gt;Riassumendo l'idea di Argyle circa le funzioni della comunicazione non verbalesi possono ottenere tre categorie di funzioni del comportamento non verbale:gestione dell'interazione tra gli interlocutori, integrazione dei comportamentiverbali e sostituzione della comunicazione verbale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Scherer ed Ekman, considerano la comunicazione non verbale come uno scambio diespressioni o di messaggi che hanno cinque funzioni di base: fornire informazioni;regolare l'interazione (si pensi ai meccanismi che regolano i turni nelleconversazioni, per lo più automatici); esprimere intimità, cioè indicare ilgrado di apertura o disponibilità verso l'interlocutore; esercitare ilcontrollo sociale, cioè la possibilità di persuadere l'interlocutore o distabilire l'esistenza di differenze di status sociale; facilitare il compito,che è una funzione implicata nelle relazioni del tipo medico-paziente.&lt;br /&gt;Altrettanto interessante appare il contributo di Ricci Bitti, il quale ritieneche la distinzione comunicazione verbale-comunicazione non verbale risultaspesso costruita e non si considera la stretta connessione ed interdipendenzatra le due. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;A partire da questa considerazioneegli ritiene che i processi verbali e non verbali agirebbero quasi sempresimultaneamente integrandosi a vicenda in un unico processo comunicativo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L'autore afferma dunque che lacomunicazione è un processo globale attraverso il quale l'uomo realizza diverseattività sociali, e che i comportamenti non verbali partecipino insieme aquelli verbali. Si può operare una scissione delle due componenti solo per imotivi di studio e ricerca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Serra e Fabrizi sostengono che, seppure molto importanti per comprendere lefunzioni degli aspetti non verbali della comunicazione, le interpretazioni datenon hanno considerato una importante funzione che è quella consistente nelsoddisfacimento e nella realizzazione di motivazioni di vario tipo.&lt;br /&gt;Essi hanno riscontrato che ogni volta che l'espressione linguistica è resadifficoltosa (come ad esempio in una istituzione totale, quale il carcere), ilcanale non verbale costituisca il mezzo sostitutivo attraverso il qualeraggiungere determinati obiettivi.&lt;br /&gt;Infine, altrettanto utile è il contributo di Nanetti, il quale distingue trauna ''comunicazione digitale'' e una ''comunicazione analogica''. La prima è ditipo prevalentemente verbale ed assolve ad una funzione soprattutto di tipodenotativo poiché serve ad indicare e descrivere oggetti, fatti, eventi,situazioni, nonché a metacomunicare.&lt;br /&gt;La seconda, invece, è di tipo prevalentemente non verbale ed ha una funzioneper lo più connotativa in quanto svolge il particolare compito di trasmettereidee e sentimenti che vanno oltre il semplice denotare la &amp;nbsp;realtà.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Nonsempre comunichiamo solo con le parole, a volte utilizziamo il nostro corpo perrelazionarci con gli altri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Gli aspetti della comunicazione non verbalesono molto importanti per la nostra vita quotidiana, come la postura,&lt;span style="color: #333333;"&gt; e possiamo ricercare le "posizioni" piùtipiche che si assumono durante una conversazione;queste ci possono forniremoltissime informazioni sulla persona che abbiamo di fronte, in primis il suostato d'animo attuale.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Attraverso la comunicazione nonverbale inoltre esprimiamo emozioni, sentimenti, stati d'animo spessocontrastanti con il messaggio che stiamo trasmettendo. Quello che non diciamocon le parole, che cerchiamo di "nascondere" con la comunicazioneverbale, viene a galla dai nostri movimenti, dai nostri sguardi, dalla nostrapostura, in quanto mentre stiamo parlando cerchiamo di bluffare con le parolema non riusciamo a controllare anche il nostro corpo.&lt;span style="color: #333333;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ma qualisono la grammatica e le regole sintattiche dell’atto comunicativo proprio dellacomunicazione corporea? Essa, distinguendosi da quella comunicazione verbale ,fatta di sensi compiuti, dati a-temporali, spesso univoci, viene chiamatacomunicazione non-verbale o analogica.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Intale ambito,la postura ha un ruolo importante: essa infatti non è soloposizione nel tempo e nello spazio, parte delle strutture anatomiche del corpo,ma semmai ne è funzione segnica, rivelatrice della loro espressività affettivae relazionale.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;In ambito psicoanalitico si ritiene che chitende ad avere le spalle basse e curve può essere un tipo piuttosto chiuso erefrattario al contatto interpersonale, chi tocca con naturalezza e spesso é ingenere piuttosto estroverso, anticonformista, sicuro di sé e si piace.&lt;br /&gt;Chi, invece, é generalmente schivo nel contatto é di solito inibito, insicuro,abitudinario, tradizionalista e trova di non essere particolarmente piacente.&lt;br /&gt;Il tono e il volume della voce possono essere rivelatori della personalità: itimidi parlano spesso con voce sorda, strozzata e sottile. Le persone dominantie intraprendenti hanno invece una voce più tonante del comune e parlanoabbastanza accelerato.&lt;br /&gt;Sempre dal modo di parlare, si possono riconoscere gli individui pignoli,metodici e razionali: il loro timbro é medio e quasi privo di variazioni, ancheil loro movimento (anche se sembrano ingessati) é compassato e il gesto chefanno più di frequente é simile all’ok, ma fatto sul piano verticale quandovogliono puntualizzare qualcosa.&lt;br /&gt;Per altro, questi individui hanno altre caratteristiche sul piano non verbale:a tavola tendono a sistemare posate, oliera e altre suppellettili secondo unloro schema; sulla loro scrivania o nella loro stanza tutto é ordinato e a suoposto.&lt;br /&gt;I loro “contrari”, cioé individui eclettici, svagati, sognatori, hannoanch’essi un linguaggio del corpo caratteristico: appaiono sempre piuttostoscattanti e scomposti; inoltre, quasi sempre sono in movimento (fanno oscillareun piede, ondeggiano il tronco, ecc.) e gesticolano molto e in modo esuberante.Nel parlato appaiono piuttosto frettolosi e hanno un tono alto, di testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Infine, possiamo anche distinguere sempre dai segnali non verbali chirappresenta l’equilibrio tra questi due estremi: le persone sensibili e con ipiedi per terra: queste assumono spesso posture rilassate e comode; si muovonoin modo armonioso e coordinato; i loro gesti sembrano i movimenti di undirettore d’orchestra. &lt;br /&gt;La loro voce suona profonda e calda e il loro modo di parlare é in genere lentoe “soppesato”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;Nonostante la nostra cultura sia imperniata &amp;nbsp;sull’idea che comunicazione coincidafondamentalmente con uno scambio di parole o di segni intenzionali, in ambitoscientifico vi&amp;nbsp; una vasta letteratura sututto ciò che riguarda i messaggi non verbali. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre le ricerche evidenziano unasignificativa differenza tra donne e uomini nell’utilizzo della comunicazionenon verbale; l’interesse per l’analisi delle differenze sessuali in rapporto allinguaggio del corpo si è sviluppato soltanto negli ultimi anni. C’è da direche i risultati ottenuti non sembrano essere particolarmente attendibili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il lavoro di analisi di oltre centoricerche, condotto da Hall, fornisce un importante quadro dei risultatipresenti in letteratura sull’argomento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I dati indicano che le donne, piùdegli uomini, sono abili nella decodifica dei segnali non verbali. Inparticolare, le donne sono più abili nel riconoscere un volto già visto inprecedenza e nel valutare accuratamente i reali significati dei segnali emessidall’interlocutore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nella valutazione delle espressioninon verbali, le donne sono più abili degli uomini, quando sono trasmesseattraverso il corpo, la voce o il viso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Differenze significative siriscontrano anche a proposito di altri segnali corporei; le donne infatti, sonopiù espressive degli uomini nella gestualità, nel volto e tendono a sorrideredi più.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Questa differenza tra maschi efemmine nella frequenza e nell’utilizzo del sorriso, aumenta con lo sviluppo,tuttavia, non è presente in tenera età.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le donne guardano di più degli uominie al tempo stesso sono anche guardate di più.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Si è osservato inoltre chenell’attività discorsiva le donne presentano un numero inferiore di falsepartenze e di pause riempitive.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le donne presentano anche unamaggiore abilità nel riconoscimento delle espressioni facciali primarie equesta capacità delle donne scaturisce dall’attitudine all’interazione socialee può essere spiegata in termini culturali e biologici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La maggiore abilità delle donne nelriconoscimento dell’espressione facciale delle emozioni può essere il risultatodi processi di apprendimento sociale e culturale che suddividono i ruoli inrapporto al genere, ma può essere anche spiegata con la maggiorespecializzazione dell’emisfero destro. A questo emisfero, infatti, sonocollegate le funzioni che riguardano le attività non verbali. (Ricci Bitti)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Molti studi dimostrano che le donnein interazione tra loro presentano una elevata frequenza di sguardi reciproci;in molte culture le donne tendono ad avere una maggiore cura degli occhiattraverso il trucco e il maquillage (Argyle,1978)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Watzlawick asserisce che illinguaggio non verbale o analogico definisce la relazione, al di là anche dellostesso contenuto della comunicazione.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Laparola è sotto il controllo dell'io, può essere falsificata, il corpo, invece,si esprime liberamente nell'ambiente.&lt;br /&gt;Mentre la parola può mentire, il corpo non mente, anzi rivela, e nei suoimovimenti e nelle sue posture trovano spazio anche quegli affetti che l'iorimuove dal pensiero e dall'espressione verbale. &lt;br /&gt;Dall'esame del corpo, osservandone la forma, la postura e gli atteggiamenti,possiamo dedurre il carattere, come ha scoperto W. Reich. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Louis Corman ha invece dimostrato ilrapporto tra viso e personalità, fondando la morfopsicologia.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Nella nostra cultura, ad esempio, ascoltare guardando dritto negli occhiviene interpretato quale segno di franchezza e attenzione, mentre in estremooriente o nei paesi arabi, fissare una donna è sconveniente; il nostro negare,muovendo lateralmente il capo, è inteso come assenso in India o nei Balcani; eancora, il togliersi le scarpe, considerato da noi un gesto scortese oirriguardoso, è un gesto naturale che indica rilassamento o rispetto nelleculture scandinave e in quelle medio ed estremo-orientali: sarebbe infattiimpensabile non entrare scalzi in una moschea.&lt;br /&gt;Probabilmente fra soggetti che interagiscono, vi è sempre un flussoinformativo: non si può non comunicare; l'incomprensione non significa assenzadi comunicazione. Piuttosto non c'è vera comunicazione se il messaggio si muovein un senso solo, se vi è possibilità che sia imposto. Atteggiamenti,posizioni, espressioni del viso e del corpo, esprimono i pensieri, le emozioni,le sensazioni: è il corpo che parla più forte delle parole.&lt;br /&gt;Addirittura, occorre ricondursi al movimento per descrivere emozioni opensieri. Sono di uso comune espressioni verbali come:” faceva salti digioia”,” pestò i piedi dalla rabbia”,” gli corse incontro”&lt;br /&gt;Si usano cenni o gesti per farsi capire o sottolineare quello che si stadicendo. In un ambiente rumoroso o affollato sostituiscono la voce, con i segnisi dirigono i giochi di squadra o si consigliano gli atleti in campo. &amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;A volte la comunicazione gestuale nonrispecchia quella verbale e da sola riesce a rivelare emozioni o pensieri chevorrebbero essere nascosti: è quasi impossibile arrossire o impallidirevolontariamente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I gesti narrano la storia personaledi ognuno, si modificano nel corso della vita; così un bambino ha atteggiamentie caratterizzazioni posturali diverse da un adulto; ciascuno assumeatteggiamenti diversi a seconda della situazione in cui agisce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre il corpo non esprime solointenzioni ma dice agli altri qualcosa su di noi, sulle nostre emozioni, sullanostra cultura e storia; è come se il corpo parlasse suo malgrado e pertantoogni comportamento è sempre comunicazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La corporeità assume una grandeimportanza nella comunicazione: alcune ricerche hanno dimostrato infatti che lacomprensione dei messaggi di dialogo dipende per il 7% dalle parole, per il 38%dal tono di voce, per il 55% dalla gestualità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La comunicazione non verbaleassociata al linguaggio fornisce più informazioni di quanto non si credessefino a poco tempo fa. Per fare un esempio, può succedere di interagire con unapersona le cui espressioni verbali appaiono piacevoli ma che lascia comunqueuna sensazione di ostilità e disinteresse. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Probabilmente, durante lacomunicazione viene raccolta una serie di informazioni non verbali insieme aquelle verbali relative al contenuto del messaggio: ad esempio il tono di voce,il livello di sudorazione, la postura, o quanto e come guardava mentre parlava.Queste informazioni sono recepite velocemente e in maniera diretta, e creanodelle “impressioni” che&amp;nbsp; non possiamotrascurare. Questo tipo di comunicazione dunque, al contrario della parola, èpercepita in maniera immediata (anche se spesso inconsapevole). Poichèl’attività di “mappatura” e previsione di eventi è primaria per lasopravvivenza e l’adattamento umano, quando le informazioni raccolte non sonoabbastanza chiare, l’individuo tende ad utilizzare schemi cognitivi via via piùsemplici. La maggior semplicità è correlata con le strutture neurali piùantiche e la comunicazione non verbale passa attraverso queste informazionicerebrali semplici e dirette, per questo può essere considerata la forma piùantica di trasmissione di messaggi. Questo spiega perchè è molto più facile ediretto far capire le proprie intenzioni con gesti, posture e tono di voce,piuttosto che attraverso il linguaggio orale. Quest’ultimo, anzi, si servedella comunicazione non verbale per rendersi completo ed efficace.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In sintesi, quindi, la comunicazionenon verbale ha un’origine biologica (si può presumere che si sia sviluppata perconsentire la sopravvivenza) ed è mediata per lo più dalle strutture cerebralipiù antiche; la comunicazione non verbale è dunque innata ma nonostante questo,essa è, per una certa parte, sottoposta agli schemi dell’apprendimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La struttura arcaica del cervello sichiama amigdala, si tratta di una sorta di “cervello primordiale”, nato con lo scopodi preservare l’organismo dal pericolo e a farlo con prontezza e dato che lareazione deve essere immediata, la valutazione è generica e segue il principiodella somiglianza: se lo stimolo presenta delle similitudini con qualcosa dipericoloso, la reazione si innesca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Se fossimo guidati soltantodall’amigdala, il nostro comportamento sarebbe irrazionale; invece subito dopola reazione viene “annullata” dalla seconda area che riceve il messaggio, lacorteccia prefrontale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Una volta però che la prima rispostaè messa in moto, non si può semplicemente inibirla; per cui ciò che osserviamoè un compromesso tra l’impulso iniziale e l’azione soppressiva della cortecciaprefrontale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mente e corpo comunicano anche esoprattutto attraverso il canale delle emozioni ed è possibile rilevarel’influsso delle emozioni proprio sulle reazioni fisiologiche. Basta, adesempio, immaginare ad occhi chiusi una situazione particolarmente emotigena,cercando di contattare un’emozione come la paura; se prestiamo attenzione allanostra respirazione, ci renderemo conto che probabilmente adesso è moltosuperficiale e bloccata a livello toracico e inspiratorio. Analogamente,rievocando l’emozione della paura, si avranno determinati atteggiamentiposturali: le nostre spalle saranno quasi certamente sollevate e i nostri occhitenderanno ad aprirsi e sbarrarsi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Pertanto i messaggi verbalicostituiscono solo una parte limitata della comunicazione interpersonale ; imessaggi non verbali, spesso ignorati, non svolgono di fatto rispetto ai messaggiverbali una funzione secondaria, in quanto essi hanno un ruolo particolarmentesignificativo per quanto riguarda gli scambi emozionali e la definizione di sé.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ci sono sguardi che attraggono,abbracciano, seducono, e sguardi che uccidono; gesti che incontrano e gesti cherifiutano, posture che aprono al dialogo e posture che lo chiudono.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’etologo francese Montagner ( cit.in Nanetti 2004), trasferendo il modello di indagine etologica nell’ambitodella comunicazione genitori-figli, ha potuto osservare in modo sistematico chegli atteggiamenti posturali del genitore, con offerta o assenza di segnaliaffettivi(ad esempio, reclinare o non reclinare il capo a destra o a sinistra),possono influenzare in modo rimarchevole lo sviluppo della personalità delbambino, tanto che in alcuni casi il reiterarsi da parte dei genitori diatteggiamenti posturali chiusi può determinare nei figli l’insorgenza didisturbi relazionali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ontogenicamente il gesto espressivoin senso comunicativo precede la parola e la comunicazione non verbale ha neiprocessi di sviluppo della prima infanzia una funzione centrale; anzi sembrache, in alcune circostanze, i linguaggi non verbali possono esprimere in modopiù autentico le profonde dimensioni della comunicazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Se il linguaggio verbale è molto piùricco, articolato, flessibile e in grado di esprimere concetti mentali,indicare oggetti concreti, fissare grandi idee, il linguaggio non verbalesvolge una funzione elettiva nell’esprimere in modo più immediato stati d’animoed emozioni e nell’influenzare il tipo di relazione che si stabilisce conl’altro, ad esempio con un sorriso più che con le parole possiamo segnalareall’altro la nostra disponibilità a voler simpatizzare con lui.(Nanetti 2004)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Più specificatamente, perchè la specieumana usa la comunicazione non verbale? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In primo luogo manca unacodificazione verbale per alcune aree, come ad esempio la personalità. E’difficile descrivere la personalità dell’altro, esiste un gran numero di paroledisponibili, ma è difficile verbalizzare ed è sempre possibile unfraintendimento. Considerazioni simili si possono fare per l’areainterpersonale, essa sembra gestita attraverso il non verbale e le parolerisultano non necessarie, poco usate e spesso inopportune.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In secondo luogo, i segnali nonverbali sono più efficaci. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il sistema non verbale operadirettamente e provoca risposte del corpo che preparano il ricevente all’azioneimmediata. Inoltre, l’impatto delle parole è più debole e meno direttodell’impatto dei segnali non verbali, questi ultimi sono controllati meno esono più genuini.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dagli esperimenti di Argyle, è statoriscontrato che la comunicazione non verbale ha effetti più rilevantinell’influenzare giudizi di inferiorità-superiorità rispetto ai contenutiverbali, tanto che in caso di incoerenza o conflitto tra segnali non verbali everbali, questi ultimi vengono quasi sempre ignorati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il sistema di comunicazionedell’essere umano ha avuto un grande valore adattativo &amp;nbsp;ma non è possibile parlare del valore diadattamento del linguaggio separatamente dal valore adattativo dellacomunicazione non verbale, in quanto le due forme di comunicazione sonostrettamente legate e il linguaggio verbale non è indipendente e completo insè, ma necessita degli indici non verbali per essere compreso pienamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La comunicazione analogica sul pianoemozionale offre una vasta panoramica di segni e le categorie analogiche chenormalmente caratterizzano l’alfabeto della comunicazione non verbale sono: lospazio (prossimità ed orientazione), il tempo, il tono muscolare, le posture, igesti, i movimenti, la mimica etc. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il linguaggio esclusivamente fatto diparole sarebbe povero senza la ricchezza dei gesti espressivi del corpo, cherappresentano i veri itinerari attraverso cui la “vita vera” passa da una menteumana all’altra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il linguaggio del corpo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2 style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;Gli umori, i sentimenti, gli atteggiamenti, la sinceritào la falsità: il corpo è in &amp;nbsp;grado dirivelare le cose più&lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;intime anche nel caso in cui la voce umana èusata per dissimulare, per camuffare, per ingannare.&lt;/h2&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dunque il corpo parla e questolinguaggio ci deve apparire sempre più familiare e denso di informazioniimportanti. Per esempio distinguere un sorriso vero da uno falso costituisceuna capacità preziosa per valutare gli altri. La presenza delle rughed’espressione attorno agli occhi ci dice se quel sorriso viene dal cuore omeno, non basta quindi scoprire i denti per pretendere di sorridere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nelle interazioni quotidiane moltinostri comportamenti sono segnali che produciamo senza sosta, in modo quasiinteramente automatico e senza intenzione di trasmettere nulla. &lt;br /&gt;Gli atteggiamenti interpersonali non sempre vengono dichiarati, ma il corpocontinua ad esprimerli con una certa ostinazione; ad esempio un soggetto sidichiara umile e sottomesso, ma la postura con la testa alta e il portamentoeretto, l’espressione del viso arrogante e mai sorridente, il tono della voceimperioso, lo sguardo direzionato dall’alto verso il basso, ci segnalanocostantemente il suo desiderio di esserci superiore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I segnali del corpo inoltre sonousati per esprimere due particolari dimensioni degli atteggiamenti, cioèl’affiliazione e la dominanza, come si può evincere dalle ricerche diMerhabian. Nell’affiliazione si ha molto contatto fisico, c’è una maggiorevicinanza, un’orientazione diretta con sguardo reciproco combinato a sorrisi;il tono di voce è delicato e la postura predisposta all’apertura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nella dominanza invece, mancacompletamente o quasi il contatto fisico, non c’è vicinanza e l’orientazione èmeno diretta, lo sguardo viene utilizzato poco, il tono di voce è assertivo el’espressione facciale ridotta al minimo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I segnali non verbali possono anchefornire informazioni rispetto ad aspetti più stabili di una persona, quindialla sua personalità. Alcuni gesti riflettono uno stato emozionale prevalentenella persona, come l’ansia, o uno stile generale di comportamento, comel’aggressività. Gli uomini tendono spesso a manipolare gli stimoli emessi matale manipolazione raggiunge soltanto un certo grado di controllo, oltre ilquale la persona non è consapevole di inviare messaggi non verbali su sestessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quando leggiamo il corpo, nondobbiamo soffermarci su un singolo gesto; un messaggio si evidenzia in piùparti del corpo: l’ansia ad esempio, può essere riflessa in una mano contratta,in un’alterazione del respiro e in un abbassamento del tono di voce. Inoltre imessaggi del corpo possono agire in accordo, come in questo caso, in disaccordoo contribuire al messaggio globale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Una disarmonia si osserva quandoalcune parti del corpo contraddicono il senso trasmesso da un’altra parte,questo succede perchè alcune regioni del corpo sono maggiormente sotto ilnostro controllo mentre altre lo sfuggono.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Così teniamo sott’occhio e“supervisioniamo” buona parte della mimica facciale e della gestualità, alcontrario, non sappiamo in genere cosa stanno facendo i nostri piedi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;A volte, un segnale non dice molto sepreso di per sè, ma assume valore se accompagnato da un’espressione facciale oda altri comportamenti: così, grattarsi lo zigomo, ad esempio, non ci dicemolto; ma se contemporaneamente il volto viene piegato di lato, significafastidio, perplessità o disappunto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Altre volte, uno stesso segnale puòavere addirittura significati diversi a seconda della “cornice” in cui èinserito oppure un altro errore comune nell’interpretare i segnali non verbalista nel trascurare lo stimolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I segnali analogici risultano quindiun prezioso aiuto per la conoscenza dell’altro, ma occorre essere in grado diinterpretarli senza eccedere in pericolose semplificazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Anche se sono molti i tentativi diattribuire significati nascosti e diretti ai comportamenti non verbali, occorrechiarire che non esiste, e non deve esistere, una sorta di glossario o manualeper decifrare una qualsiasi micro-espressione del corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Non è possibile analizzare un singolosegnale corporeo separatamente dagli altri, in quanto ogni segnale acquistavalore nella combinazione ed integrazione con altri segnali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;All’interno del modellopsicofisiologico di V.Ruggieri, il corpo è la struttura portante dell’io percui possiamo dire che un gesto è bello e dignitoso quando la persona è gentilee disponibile, sensibile e tollerante, un gesto è volgare quando la personaesige, pretende, è intemperante e violenta; e ogni gesto è in sintonia conl’intenzione che lo produce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dunque il linguaggio delle emozionisi esprime soprattutto attraverso il corpo, e se il verbale è il canaleprivilegiato per inviare informazioni sul mondo, il non verbale, essendo menosoggetto al controllo cosciente, è il canale più efficace e diretto nelcomunicare stati d’animo ed emozioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Con le parole informiamo l’altro diciò che sappiamo, mentre con il corpo lo informiamo, anche se in modo nonintenzionale, di come siamo e di come ci sentiamo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Gli stati emotivi sono semprepresenti all’interno del processo della comunicazione corporea: se un soggettovuole mostrarsi sicuro, cerca di nascondere la sua ansia, ma la sua vocediventa soffocata e titubante, inizia a gesticolare con i suoi oggetti in modofrenetico, la mimica si irrigidisce e lo sguardo si fa rapido e sfuggente, inquesto modo lo stato di eccitazione che voleva essere nascosto con le paroleappare attraverso il corpo in modo evidente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ansia, felicità, paura, gioia,disgusto, rifiuto, sono sempre più visibili nel corpo che nelle parole.Pensiamo ad alcuni gesti che ormai sono diventati abituali per indicarespecifici stati emotivi: stringere i pugni per esprimere l’aggressività,asciugarsi la fronte per fronteggiare la stanchezza etc.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Tra mente e corpo vi è unasostanziale identità funzionale, poichè ogni manifestazione corporea è sempreespressione di un evento psichico soggiacente. Nel corpo vissuto troviamo isegni della sofferenza, della gioia, della disperazione e della speranza,dell’attesa e della volontà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Eric Berne (cit. in Ruggieri 2001) haparlato di “body-scripts” intendendo con questa espressione degli indicatori somatici,come un profondo respiro, un cambiamento di postura, una tensione stabile di unmuscolo, il modo permanente in cui un soggetto mette in atto un comportamentonegativo. Secondo l’autore le decisioni precoci di copione sono nella mente enel corpo; un bambino con gioia va incontro alla madre ma questa si ritrae,allora il bambino, per non sentire il dolore del rifiuto, blocca il suodesiderio di amare nel corpo. Le spalle e le braccia diventano permanentementecontratti, finchè, molti anni dopo, anche da adulto, in corrispondenza deldesiderio e della paura di amare, proverà dolori e fastidi alle spalle e alcollo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il malessere del corpo è malessereesistenziale, è l’incapacità di progettarsi nel mondo, è ripiegamento su di sè,perdita della forza di intenzionarsi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’inibizione dell’azione nel corpoproduce con il passare del tempo ipersecrezione di corticosteroidi, e dinoradrenalina, che riducono le difese immunitarie, causando la manifestazionedi ulcerazioni del tratto gastro-intestinale e di malattie neoplastiche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il corpo rivela quindi il nostrostare al mondo e lo vincola.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Tenendo sempre presente l’esempiodella paura, nel momento in cui la sperimentiamo, una parte del corpo puòreagire bloccandosi o irrigidendosi; se l’emozione negativa tende a reiterarsi,la risposta corporea diventa un body script, una risposta stabile nel corpo chefavorisce il riemergere dell’emozione negativa, pur allontanandola dallacoscienza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La bioenergetica ci insegna&amp;nbsp; che ogni emozione negativa bloccata nel corpoci impedisce di provare piacere e gioia, ogni rigidità corporea è un accessoimpedito al fluire della vita : l’alternativa è pensare con il corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Senza l’elaborazione delleinformazioni corporee manca l’insostituibile sensazione di essere al mondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I gesti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Che cos’è un gesto? Si può chiamaregesto qualsiasi movimento fatto con le mani, le braccia o le spalle; compiamogesti per toccare e afferrare oggetti, per toccare noi stessi quando vogliamorassicurarci e, soprattutto, per comunicare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ogni gesto esprime un desideriosottostante che lo anima, secondo U. Galimberti esso “non è la semplicereazione nervosa ad uno stimolo, ma la risposta di un corpo a un mondo che loimpegna, è una rappresentazione della stessa vita.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Una carezza non può essere compresarisalendo ai meccanismi fisiologici che la realizzano, o “al semplice contattodi due epidermidi”, ma al modo di offrirsi all’altro, al bisogno di esprimergliaffetto e disponibilità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La gestualità è la “parola carnale”che rappresenta le mie intenzioni sul mondo degli oggetti e degli altri (U.Galimberti); quindi è possibile definire il gesto come qualunque azione cherende visibile la mia “presenza” all’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Secondo Kendon il gesto svolge duetipi di funzione: una psicologica ed una comunicativa; si parla di funzionepsicologica quando il gesto è diretto ad esprimere stati d’animo, emozioni,rappresentazioni interne dell’emittente in modo non intenzionale. Si parlainvece di funzione comunicativa quando il gesto risulta un attointenzionalmente prodotto per informare e convincere il destinatario diqualcosa. Lo stesso gesto comunque può svolgere entrambe le funzioni ed è ildestinatario che, indipendentemente dall’intenzionalità dell’emittente, gliattribuisce un significato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In alcuni casi il gesto ha un significatoautonomo, ponendosi in sostituzione del verbale (come ad esempio il saluto), manella maggior parte delle situazioni esso si rivela come un mezzo percompletare o integrare ciò che viene detto con le parole.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Diversi autori sostengono che inalcuni casi i gesti rappresentano delle vere e proprie “frasi gestuali” chepreparano, anticipano, accompagnano ciò che viene detto con le parole, le qualipossono essere meglio comprese se si presta maggiore attenzione a &amp;nbsp;quanto il corpo esprime attraverso la gestualità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Come ci fa notare Isabella Poggi, igesti hanno anche dei significati simbolici e per ogni gesto simbolico vi è unaformulazione verbale che lo accompagna e come succede per la parola, anche ungesto ha contesti in cui più tipicamente si usa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Un gesto trasmette informazioni, adesempio, un gesto simbolico che dà informazioni sull’identità di chi parla, èmettersi la mano sul cuore e questo può essere considerato un gesto diautorappresentazione della propria onestà morale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Anche nei gesti inoltre, possiamoritrovare diverse figure retoriche (metafora, ironia, iperbole), nel senso che,come per la parola, anche il gesto può avere un uso retorico, diverso cioè daquello letterale: un gesto metaforico è quello di battersi la mano sul petto,con il palmo in giù e le dita che si toccano, vuole dire:”non lo digerisco”; maciò che non si digerisce non è il cibo ma una persona, significa,metaforicamente, “non lo sopporto”; se “digestione” vuol dire accettarequalcosa da un punto di vista fisiologico, qui l’accettazione è sul pianopsicologico, caratteriale. Un esempio di ironia si può avere invece nel gestodi applauso, che si usa in senso letterale per approvare e lodare, ma anche insenso ironico per esprimere, invece, un sarcastico elogio, cioè una critica,una forte disapprovazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’uso dei meccanismi metaforici hadue importanti funzioni per il “lessico” dei gesti, da un lato contribuisce alcambiamento storico del significato dei gesti, perché l’operare di una figuraretorica fa cambiare il significato del gesto; dall’altro, occorre tener contoche molti gesti hanno più di un significato e le figure retoriche sono fonte dipolisemia, cioè di duplicità di significati, oltre che di significati nuovi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ai gesti è possibile associare deiparticolari significati, anche se è utile precisare&amp;nbsp; che, per quanto i gesti rappresentinosignificati codificati, il significato di una comunicazione gestuale va oltrequello rappresentato da un certo gesto. Ad esempio, una persona che fa unsaluto con la mano potrebbe trasmettere, con quel movimento, tutta una varietàdi messaggi. Essi dipendono da ciò che viene trasmesso dal resto del corpo, dalcontesto e da quello che effettivamente sta avvenendo in quel momentonell’interazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I gesti possono essere classificatiin categorie che definiscono le diverse loro funzioni nel determinaresignificati (funzione semantica). La classificazione di Eckman e Friesendistingue i gesti nel modo seguente:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Emblemi: gesti che possono esserecompletamente sostituiti da espressioni verbali e che sono indipendenti dallapresenza del linguaggio verbale. (Ad esempio fare “alt” con la mano, fare “no”muovendo il dito indice).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Illustratori: gesti con funzione diaccompagnamento alle parole e alla loro intonazione, una funzione che non è disostituzione ma di facilitazione della comunicazione e che deriva dallarelazione semantica che i gesti hanno con il contenuto verbale cheaccompagnano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Comprendono la maggior parte dellagesticolazione maggiormente usata e possono essere espressivi o descrittivi delcontenuto infatti in una certa circostanza e in un dato contesto, unillustratore può essere al tempo stesso un emblema o un indicatore emozionale.Possono servire a qualificare, rinforzare, contraddire la comunicazione verbaleo a metacomunicare il suo “senso”, cioè il significato dato dal contesto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Indicatori emozionali: gesticorrelati con uno stato emozionale; nella nostra cultura gesti spontanei diquesto tipo non sono frequenti e spesso sono codificati come emblemi (adesempio agitare i pugni in segno di rabbia). Invece gli indicatori delleemozioni sono prevalentemente espressioni e movimenti facciali, anche se unaloro valutazione deve tener conto del fatto che spesso sono percepiti insiemeal resto del corpo, per cui isolare l’elemento mimico del viso risulta a volte“innaturale”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Regolatori: gesti, movimenti edespressioni che delimitano i ruoli esistenti fra gli interlocutori nel parlaree nell’ascoltare; essi cioè segnalano e regolano il mantenimento e ilcambiamento di questi ruoli. La classificazione dei regolatori secondo Scheflencomprende:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;a)punti: gesti che determinano lafine o l’interruzione del discorso e l’alternanza dei ruoli degli interlocutori(chi parla/chi ascolta). Si tratta di gesti anche minimi ma di forte potereinterattivo;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;b)posizione: comprende al suo internouna serie di “punti”, l’inizio e la fine di una posizione sono segnati da undeciso cambiamento posturale di almeno metà del corpo, mentre la distanza fragli interlocutori rimane stabile. La posizione indica l’atteggiamento generalee il grado di attenzione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;c)presentazione: è l’unità di misurapiù estesa e sta ad indicare, nella loro totalità, l’insieme dei gesti e delleposture con cui ci si presenta e ci si mantiene in rapporto; può comprendereanche un periodo di diverse ore e termina quando ci si sposta completamente inmodo tale da modificare la distanza o l’angolatura oppure da interrompere oporre fine al contatto interpersonale. Oltre che dai movimenti del corpo essa èdata dunque dai movimenti nello spazio ed indica il grado di coinvolgimento,partecipazione emotiva e intimità presente fra gli interlocutori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Da un punto di vista semantico, igesti regolatori hanno una funzione particolare, di scansione, legata più allacomunicazione verbale dell’altro interlocutore e meno alla propria. Per ilresto hanno una funzione sostitutiva della componente verbale (ad esempio“confermo”; “continua”, “basta”, “aspetta”, “non sono d’accordo”).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Altri tipi di gesti sono i gesti adattatori,sono movimenti legati al soddisfacimento di necessità fisiche o espressione distati emotivi, riequilibrano uno stato di tensione manifestato a livellosomatico. Sempre Ekman e Friesen distinguono “autoadattatori” (movimenti dimanipolazione di parti del proprio corpo, come grattarsi o toccarsi i capelli),i “gesti di adattamento centrati sull’altro” e i “gesti di adattamento direttisu oggetti”. C’è da dire che l’interattività degli adattatori è indebolita daun certo “pudore”, un’inibizione sociale, di fronte a questi comportamenti; generalmenteè considerata maleducazione eseguire gesti adattatori in pubblico e di solitosono ignorati, non sono oggetto di commento e ricevono scarso feed-backdall’esterno: esempi sono l’atto di succhiarsi un dito, grattarsi, sistemarsile calze, la cravatta o altre parti dell’abbigliamento (autoadattatori),risistemare oggetti sulla tavola a cui si siede (adattatori diretti suoggetti).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 81.0pt; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;E’ da ricordare che in molte culture, tra cuila nostra, &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;il voltorappresenta in qualche misura la propria identità, in quanto costituisce ladifferenza maggiore tra un &amp;nbsp;individuo eun altro, e quello che viene fatto con le mani al viso può assumere unparticolare significato simbolico. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nell’osservare gli adattatori ingenere è molto importante prestare attenzione al feed-back esterno che ricevonodal contesto e dagli specifici interlocutori, dal momento che in base a questoil loro significato può cambiare di molto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Qualsiasi comportamento che accade inpresenza di un’altra persona , indipendentemente dall’intenzione di chicomunica, è comunicazione. (Waltzawick)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Non c’è gesto che anche in modoimpercettibile non influenzi l’interazione tra i parlanti, ci sono gesti cherendono più convincente un discorso di quanto possano farlo le parole: infattiun oratore è tanto più persuasivo quanto più il suo parlare è supportato da unagestualità ricca e vivace.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Vi sono gesti che attiranol’attenzione, altri che l’allontanano, gesti che trasmettono fiducia, altri cheincutono paura e diffidenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La gestualità delle mani offre molteinformazioni circa l’interazione verbale tra i parlanti ed a secondadell’orientamento spaziale, della velocità e dell’altezza,scandiscono esottolineano il ritmo del discorso, ne definiscono più o meno importanza eintensità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Se “l’indice teso” o la “mano adartiglio” indicano atteggiamenti di ostilità e dominio nei confrontidell’interlocutore, le mani con le palme rivolte verso l’alto segnalano unbisogno di conciliazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Sono state condotte numerose indagini(Ekman, Friesen 1972) volte a microanalizzare l’ampiezza, la velocità, e ladislocazione spaziale delle mani per comprendere gli stati emotivi di chi parlae tramite queste indagini si è potuto osservare che le “mani giunte ointrecciate” starebbero ad indicare un bisogno di sicurezza e di protezionedalla minaccia altrui, mentre il portare le “mani a tagliere” segnalerebberoun’insofferenza nei confronti dell’interlocutore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Alcune ricerche (rif. in Nanetti2004) condotte negli Stati Uniti sulla posizione a braccia conserte hanno portatoa risultati interessanti. Ad un gruppo di studenti è stato chiesto difrequentare alcune lezioni non accavallando le gambe e non incrociando lebraccia. Lo stesso è stato fatto con un secondo gruppo di studenti ai qualiperò è stato detto di tenere le braccia bene incrociate sul petto durante lelezioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dallo studio è emerso che glistudenti di questo secondo gruppo avevano un’opinione molto più critica neiconfronti dei loro professori,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Da ciò si può dedurre quanto laricerca di significati relativi alla gestualità risulti importante sia per ilricevente che per l’emittente ma è difficile attribuire un preciso significatoai nostri gesti, nessun gesto infatti può essere interpretato in modo separatoda altri segnali corporei. Occorre trovare tra i diversi segnali corporei unacerta coerenza espressiva, valutare se tra questi c’è congruenza oincongruenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre bisogna tener presente chenon è possibile interpretare alcun gesto espressivo togliendolo dal contesto incui si produce: avere le braccia incrociate alla fermata dell’autobus ha unsignificato diverso dall’avere le braccia incrociate di fronte ad uninterlocutore aggressivo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In più, ricordiamo che il linguaggiocorporeo può esprimere sentimenti e desideri in contraddizione con quello chele nostre parole stanno affermando; a volte i gesti mascherano le nostre vereintenzioni, in altre occasioni permettono alle nostre parti più spontanee enascoste di emergere. In entrambi i casi&amp;nbsp;rappresentano comunque una modalità di comunicazione con gli altri chescavalca e a volte ribalta ciò che razionalmente ci imponiamo di essere.Possiamo interpretarlo come il prodotto del “litigio” tra la parte corticaledel cervello, quella della razionalità, e la parte libica, istintuale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nonostante la gestualità sia dettatafondamentalmente dall’istinto, bisogna considerare che quest’ultimo èfortemente legato alla cultura di appartenenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Da studi sulle popolazioni del SudItalia ad esempio, si è notato che il movimento delle braccia e i gesti direlazione spaziano in un’area sempre esterna al corpo. Al contrario, da studicondotti sugli ebrei di Amsterdam, sappiamo che la mimica ebraica si sviluppaall’interno della sagoma del corpo, quasi a rappresentare quella che latradizione di questo popolo descrive come “chiusura in se stessi”, una sorta di“ghetto” corporeo e mimico, che corrisponde alla condizione psicologica chequeste popolazioni sono state a lungo costrette a vivere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Corpo, emozioni e tradizioniculturali sono dunque strettamente connesse, pensiamo anche agli Inglesi, notiper il loro “self-control che coinvolge il linguaggio verbale e l’espressivitàcorporea; entrambi questi aspetti risultano frenati, tanto che anchel’emissione delle parole avviene a “labbra strette”, come se anche la boccadovesse limitarsi emotivamente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Connotazioni opposte a quella inglesemanifestano la gestualità tipica degli Usa, con le frequenti “manate sullespalle”, quasi a sottolineare un’affettività di superficie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo strumento primario e immediatodella comunicazione gestuale è rappresentato proprio dalle mani: si muovono acomporre l’azione, prima ancora che il pensiero abbia dato l’ordine e il gestonon può più essere richiamato. In altre occasioni è tutto il corpo che sitrasforma in messaggio: di apertura o chiusura verso l’interlocutore, diaggressione e invasione del territorio altrui, di disponibilità e richiamosessuale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Alcune parti del corpo sono quindiuna preziosa fonte di informazioni: è il caso di gambe e piedi, due zoneveramente “galeotte”, perché raramente capita che una persona sia realmenteconsapevole di quanto i suoi arti inferiori stiano facendo e anche le mani,come già detto, possono essere spie importanti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I gesti &amp;nbsp;servono a volte per ristabilire un equilibrioche è venuto a mancare, per dar voce a qualcosa che è rimasto troppo a lungosoffocato, per difendersi dal pericoloso impatto di stati emotivi troppoviolenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ogni gesto è un’emozione, ognimovimento rimanda ad un linguaggio ancestrale nascosto in noi, a volte ambiguoe difficile da decifrare, ma sempre ricco di significati e di valenzesimboliche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il viso e lo sguardo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il volto rappresenta l’area del corpopiù significativa dal punto di vista comunicativo ed espressivo e il segnalenon verbale su cui si può esercitare un maggiore controllo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Afferma Paul Ekmann:” il volto èl’unico fatto sociale che riflette con precisione la nostra esperienzasoggettiva; esso, attraverso i movimenti delle sopracciglia e della fronte, imutamenti della posizione degli occhi, esprime in modo difficilmentecontrollabile emozioni, atteggiamenti interpersonali e tratti di personalità.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Secondo l’autore, tutte lefondamentali emozioni dell’uomo come la gioia, il disgusto, la tristezza, lacollera, si presentano proprio a livello di mimica facciale, in modoriconoscibile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Secondo Darwin le espressioni faccialisono soggette ad un antico meccanismo di riconoscimento, ciò è dovuto al fattoche chiunque prova un’emozione tende ad esprimerla subito attraverso il visoprima che con qualsiasi altra parte del corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La mimica facciale si può ricondurrea tre fondamentali funzioni: le espressioni delle emozioni e degliatteggiamenti interpersonali (la persona, tramite il volto e le sue espressioniriflette costantemente la sua vita emotiva rendendola inconsapevolmentevisibile al mondo esterno, si pensi al sorriso come segnale immediato didisponibilità e conciliazione); un’altra funzione è quella di inviare segnaliriguardanti la comunicazione in corso, infatti chi parla accompagna quasisempre le sue parole con espressioni facciali che possono sottolineare oenfatizzare i diversi significati verbali, mentre chi ascolta esprime le suereazioni di accordo, disaccordo, interesse o diffidenza con i movimenti dellelabbra, delle sopracciglia e della fronte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Un’ulteriore funzione riguarda lamanifestazione, attraverso la fisiognomica, di aspetti tipici della personalitàdell’individuo: alcune modalità di espressione del volto sono legate allacomunicazione in corso, ma altre, indipendentemente dal contesto, rimangonoimpresse in modo stabile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La fisiognomica, cioè la mimicaacquisita, rappresenta quegli atteggiamenti vissuti e quei sentimenti che sisono cristallizzati nel volto fino a diventare caratteristiche distintive dellapersona stessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Noi usiamo i nostri occhi per farealmeno cinque cose: vedere, cioè usare gli occhi per immagazzinare informazioniattraverso la percezione visiva; guardare, cioè vedere avendo l’intenzione difarlo, sentire (quando ad esempio ci si ferma a guardare un bel tramonto o unbel quadro) e qui gli occhi hanno una funzione recettiva, cioè volta adimmagazzinare informazione potenzialmente utile a determinati scopi, ancora,gli occhi ci servono per pensare, infatti aiutano i processi di pensiero(quando ci si concentra si tende ad alzare gli occhi al cielo o a chiuderli), eci servono per comunicare quindi usiamo i nostri occhi allo scopo di far avereinformazioni agli altri. Dunque lo sguardo è un vero e proprio sistema dicomunicazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Alcune parti dell’occhio possonoessere molto “eloquenti”, le sopracciglia, ad esempio, sono molto importantiperché non solo esprimono emozioni come rabbia, sorpresa, preoccupazione, maservono anche per enfatizzare ciò che si dice o per far capire all’altro chenon siamo d’accordo su ciò che dice. Le palpebre determinano l’apertura degliocchi, che spesso è significativa: sono chiuse quando ci si concentra, sono “ametà” nell’occhio languido dell’innamorato e semichiuse quando facciamo gliocchi piccoli guardando con odio. Per gli occhi, poi, l’umidità può rivelaregioia o entusiasmo (occhi che brillano) oppure dolore (lacrime); la pupilladilatata rivela eccitazione sessuale o d’altro tipo e l’occhio che non mette afuoco, perso nel vuoto, mostra che siamo persi nei nostri pensieri. Ma gliocchi esprimono anche tratti di personalità e così come mentre parliamo diamoal nostro interlocutore molte informazioni su quello che ci passa per la testa,le nostre conoscenze, scopi ed emozioni, così lo facciamo anche con lo sguardo.E con il volto: il viso fa capire non solo emozioni e personalità ma anche cosavogliamo, perché stiamo comunicando, cosa vogliamo dall’altro e che tipo direlazione vogliamo instaurare con lui. (Poggi, 2006)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Da un punto di vista espressivo èpossibile individuare tre fondamentali aree o zone del volto: l’area frontale,che comprende la fronte dall’estensione dei capelli fino alle sopracciglia ed èfunzionale in particolare a commentare il procedere del discorso in atto;l’area mediana, che è rappresentata dagli occhi ed implica le diverse funzionidel comportamento visivo; l’area inferiore, che comprende il mento, il naso, labocca e riassume le funzioni del discorso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il volto ha quindi una grandecapacità espressiva e in genere le emozioni spontanee sul viso si manifestanoabbastanza rapidamente, soprattutto le emozioni che si vogliono nascondereappaiono solo per un breve momento, a volte anche per frazioni di secondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le espressioni facciali possonoessere simulate, non solo con lo scopo di ingannare, ma spesso anche come formadi convenzione sociale, pensiamo ai sorrisi “di circostanza” (ad es. saluti,convenevoli).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;C’è comunque una variabilitàindividuale e culturale nelle espressioni del viso: mentre alcune persone nonriescono a nascondere le proprie emozioni, a causa di un vero e proprio deficitnel feed-back propriocettivo rispetto all’espressione delle emozioni facciali,altre persone hanno invece una costante fissità sul loro volto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo sguardo indica un contatto che vada un estremo all’altro, ad esempio può andare dal corteggiamento alla sfidaaggressiva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 81.0pt; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;Lo sguardo e la mimica facciale possono essereusati &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;come&amp;nbsp; regolatori della comunicazione ed in&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; particolarela direzione dello sguardo e i suoi cambiamenti da parte della persona cheparla sono tra i più importanti punti regolatori della conversazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Finire di parlare e rivolgere losguardo all’interlocutore indica la disponibilità a cedere la parola eascoltare, mentre il non guardare verso l’altro al termine di una frase, o trauna frase e l’altra, indica una mancanza di disponibilità a cedere la parola ead ascoltare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre il fatto di guardare l’altrapersona negli occhi rende difficile per chi parla concentrarsi sui propripensieri e quanto più è difficile l’argomento tanto meno si tende a mantenereil contatto oculare. Una persona che parli mantenendo il contatto dello sguardomostra di parlare di qualcosa che per lui non presenta difficoltà o,altrimenti, indica che sta parlando in modo relativamente spontaneo, senzapensare prima a ciò che sta per dire. Al contrario, un soggetto che parli conlo sguardo rivolto altrove, soprattutto nelle fasi iniziali delle frasi,segnala una sua difficoltà nel verbalizzare e comunque ciò può essere unindicatore del fatto che sta pensando prima di parlare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Guardare altrove, durante tutta lacomunicazione e non solo all’inizio, potrebbe indicare che la persona staelaborando mentalmente i concetti prima di esprimerli, ma anche, specie se ilritmo del parlato è rapido, che sta andando alla ricerca di componenti verbaligià “memorizzate”, o che sta riproducendo tratti di discorso “tra sé e sé”, inqualche modo parlando non ad un’altra persona, ma parlando a se stesso inpresenza di un altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Guardare un’altra persona significarivolgersi a lei, prenderla in considerazione, guardare è un modo per chiamarel’altro, è l’invito a stabilire l’inizio di una relazione, un invito che puòcausare interesse, desiderio, imbarazzo o rifiuto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In generale si può dire che ilcontatto visivo trasmette all’altro fiducia, interesse e infonde sicurezza, mase fissiamo in modo continuato e stereotipato colui con il quale siinteragisce, il nostro sguardo può essere percepito come un segno di invadenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’atto di guardare nel parlare èanche collegato con la persuasività, infatti chi cerca di persuadere l’altro,oltre che a mostrare un’espressività generale più accentuata, mentre parlatende a guardare più a lungo, e spesso risulta più persuasivo l’interlocutoreche parlando guarda di più l’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La direzione dello sguardo è ancheuno degli indici che ci permettono di identificare la persona in un determinato&amp;nbsp;ruolo, ad esempio un modo di guardarerivolto dall’alto in basso è proprio di un atteggiamento di tipo dominante,mentre l’identificazione in una posizione “filiale” corrisponde ad uno sguardodiretto dal basso verso l’alto, come si può creare a volte incassando la testatra le spalle. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo sguardo può essere anche definitocome un’offerta di intimità, infatti si può dire che un elevato livello di contattovisivo equivale ad un alto grado di vicinanza fisica; ad esempio nelle coppiedove vi è una forte attrazione reciproca, si ha un permanere del contattovisivo, mentre nelle coppie che sono tra loro in interazioni conflittuali o didistacco, il contatto visivo è limitato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo sguardo inoltre può essere più omeno ricambiato: se non è ricambiato l’interazione si interrompe, se invece èricambiato può esserci un’intensificazione della relazione. (rif. inGiovannini, 2000)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Movimenti e posizioni&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il movimento può essere riconosciutosia nella sua funzione intenzionale che nella sua funzione espressiva e si puòdire che ogni movimento ha dei significati in relazione al modo di comportarsidi ogni individuo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Non c’è nessun movimento umano chenon sia anche un movimento nel cammino della vita, che non sia un “dirigersiverso” o un “allontanarsi da”, che non sia un orientarsi tra e verso le cosedel mondo per cui ogni movimento non trova senso in se stesso ma nella singolapresenza del soggetto che si muove.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quindi azioni come saltare,scivolare, marciare, camminare, non possono essere riconosciute come azionisoltanto “corporee” perché esse sono manifestazioni globali del soggetto equindi rappresentano l’espressione psichica del suo essere in movimento. (Minkowski,cit. in Nanetti, 2004)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Con il movimento il soggetto esploral’ambiente, vi si adatta, trasforma la realtà esterna e comunica se stesso; ilmovimento prima di essere una operazione cognitiva, è movimento vissuto,espressione del soggetto circa il suo modo di essere in relazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Prendendo in considerazione ilfattore tempo, diciamo che un movimento può svolgersi in tempi brevi o in tempilunghi, può presentarsi fluido o frammentato ed incontrollato. Se si svolge intempi brevi si può supporre che il soggetto abbia fretta oppure se il movimentoè eccessivamente lento può essere che il soggetto, nel timore di essere“invaso” dagli altri, inibendo la velocità dell’azione, esprima un suo modo didifendersi o anche può essere che esprima un timore di esplorare la vita difronte ad un mondo avvertito come troppo frenetico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dunque il movimento è uno deilinguaggi attraverso il quale un corpo rappresenta se stesso, in più, &amp;nbsp;segue alcune regole come il ritmo,l’alternanza, l’armonia ecc.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La funzione del movimento può esseredi stimolo e&amp;nbsp; nello stesso tempo manifestazionedi operazioni intelligenti e ricordando Piaget possiamo dire che è conl’interiorizzazione degli schemi di azione che il bambino compie operazionicognitive che via via lo conducono dal pensiero operatorio a quello astratto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Al di là delle diverse forme cheassume, ogni movimento si caratterizza per alcuni tratti comuni, si tratta diquelle azioni base che si trovano all’origine di ogni atto motorio; inparticolare, qualsiasi atto motorio è formato da due momenti primari,antitetici ma complementari: “il raggruppamento” e “la dispersione” erappresentano due direzioni opposte (apro/chiudo, dentro/fuori ecc).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il valore simbolico del raggruppare edisperdere lo possiamo ritrovare pienamente anche nei rituali delle varietradizioni, pensiamo per esempio al sacerdote che apre e chiude le braccia,innalza e riabbassa l’offerta, si prostra e si rialza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ possibile distinguere diversi tipidi movimento, il movimento “funzionale” che è quel movimento che si pone unafinalità materiale ben precisa come allungare un braccio per afferrare unoggetto, camminare per recarsi in un luogo, saltare un ostacolo; vi è poi ilmovimento “espressivo” che ha come scopo quello di rivelare uno stato d’animo,un’emozione, si tratta di un movimento che parla della dimensione interioredell’individuo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ci sono poi i cosìdetti “movimentiforma” che sono tutti quei movimenti legati in qualche modo sia alla funzionesia all’espressione creativa; devono presentare un inizio, uno svolgimento euna fine: sono cioè dei movimenti che rimangono in una forma ben precisa, tantoda essere potenzialmente ripetibili e sempre uguali a se stessi. Spesso sonomovimenti derivati da una tecnica, per esempio la danza, e sono armoniosi,legati ad un paradigma estetico: il “movimento forma” viene detto anche“apollineo”, perché fa dell’armonia e dell’equilibrio la propria basefondamentale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I movimenti “non forma” al contrario,sono movimenti liberi, senza alcuno scopo cosciente, sono movimentidifficilmente ripetibili, che non appartengono a nessuna tecnica e nascono dalprofondo ed anche questi ci rivelano qualcosa di importante del soggetto che licompie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Volgersi in direzionedell’interlocutore con la testa o una parte del corpo o tutto il corpomanifesta interesse e riguardo per l’altra persona e per l’argomento di cui sista parlando.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il movimento della testa forse piùdiffuso e abituale è quello di annuire ma non sempre significa approvazione oconcordanza ma può significare sia una&amp;nbsp;falsa compiacenza sia una disattenzione o attenzione parziale; comunquel’annuire che è autentica approvazione è di solito un movimento lento eripetuto o un movimento risoluto e non ripetitivo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La testa inclinata di lato può essereun segno di presa di distanza che si rende più chiaro se la testa tendelievemente all’indietro, ciò può corrispondere ad un atteggiamento valutativoche può essere di superiorità ma anche solo di dubbio o perplessità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Spostare la testa all’indietro èancora più decisamente un segno di allontanamento, come movimento può indicareesasperazione, cedimento (“tirarsi indietro”), sollievo o abbandono, inrelazione agli altri messaggi non verbali presenti, manifestando in tutti icasi distacco da ciò che c’era fino a quel momento; come tratto posturaleinvece corrisponde soprattutto ad un atteggiamento di superiorità e supponenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I movimenti e le posizioni dellegambe generalmente indicano stati emozionali semplici; la posizione seduta conle gambe aperte, specie negli uomini, può sia indicare aggressività e dominanzasia essere un segnale di disponibilità. L’elemento dell’aggressività èaccentuato dalla posizione con i piedi ben piantati per terra; la diagonalitàdelle gambe, rivolte di lato e in particolare verso un’uscita possono indicareun non completo coinvolgimento nell’interazione o un vero e proprio desideriodi sottrarsi, andare via, fuggire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mettere o tenere le gambe accavallateè generalmente segno di autoprotezione, tanto più elevato quanto più stretto èil loro accavallamento ma in questo tipo di valutazione bisogna sempre tenerepresente gli altri indici di un atteggiamento autoprotettivo come ad esempiol’inclinazione del busto in avanti, la rigidità della gamba accavallata e delpiede sospeso da terra e l’eventuale chiusura delle braccia. (Giovannini, 2000)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I movimenti quindi ci raccontanoqualcosa sul soggetto, rivelando di lui anche le parti più nascoste; con ilmovimento il corpo esprime se stesso e si pone in relazione con il mondo.Attraverso il corpo ed i suoi movimenti, in ogni istante noi diciamo qualcosadi noi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La postura&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Definizioni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nell’ambito della letteratura esistonodiverse definizioni di postura, è forse utile riportarne alcune: postura intesacome la capacità del nostro corpo di assumere e cambiare posizione nel contestodi vita; la postura umana è l'assetto tridimensionalespaziale dei vari piani e segmenti del corpo somatico;&amp;nbsp; la postura è la posizione che il corpo assumesia da fermo che in movimento; la postura è la posizione che il corpo assumenella vita di relazione ed è corretta quando le varie parti del corpo si dispongonoin maniera fisiologica; la postura è la disponibilità e la capacità di unapersona di mettere in relazione le varie parti del corpo in modo da assicurareora e per il futuro la massima efficienza nella funzione comportamentale e nelfunzionamento psicologico; la postura è la scienza del corretto allineamento edella corretta gestione motoria del corpo umano in rapporto alla forza digravità: la postura é la sinergia con cui le varie parti del corpo nella lorointerezza psicofisica concorrono all'attuazione di qualsiasi gesto; la posturaè il linguaggio non verbale del soggetto; la postura è ciascuna delle posizioniassunte dal corpo contraddistinta da particolari rapporti tra i diversisegmenti somatici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il corpo può assumere diverse posturea seconda delle posizioni della testa, delle braccia, del tronco e delle gambe;dalle ricerche di Merhabian, Scheflen, Goffman, possiamo dire che ad ognipostura è possibile attribuire un “significato”, ad esempio, dominanza e statosociale si esprimono con una postura eretta, le mani sui fianchi, la testaall’indietro; sottomissione abbassando lo sguardo e la testa, e di frequente,durante l’interazione, è possibile osservare la tendenza, da parte degliinterlocutori, ad imitare la postura dell’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;A seconda dei codici comunicativi chein uno specifico e determinato contesto culturale regolano l’interazionesociale, ogni postura, sulla base dei diversi modi di stare in piedi, seduti edistesi, può rivelare stati d’animo, percezioni di sè, atteggiamentiinterpersonali e tratti di personalità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mentre la posizione rappresenta unsistema di coordinate spaziali ed anatomiche indipendenti dal contesto, lapostura rappresenta la posizione del corpo consapevolmente o inconsapevolmenteassunta dal soggetto per definire la propria relazione con il contesto e conl’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Più in particolare, la postura è unsegnale non verbale involontario e difficilmente controllabile coscientemente;si può dire che ogni cultura ha elaborato differenti modi di stare in piedi,distesi o seduti. Esistono vari tipi di postura, anche se alcune, comeinginocchiarsi, avvengono di rado e solo in particolari momenti (ad es.chiedere in sposa una persona), o in particolari luoghi, di solito i luoghi delculto religioso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ possibile mettere in relazione icambiamenti di postura con il ruolo e l’atteggiamento interpersonale in rapportoalla variabile cultura: si riscontrano, per esempio, variazioni nella posturadell’uomo e della donna; questo non basta, occorre prendere in considerazioneanche la variabile situazione, infatti sembra esserci una stretta relazione trapostura e contesto sociale. All’interno di alcuni contesti specifici, regoleprecise governano le posture che devono essere assunte, cioè definiscono qualiposture sono corrette e quali invece devono essere eliminate dal comportamentosociale. Ad esempio Goffman, studiò le regole posturali esibite dallo staffospedaliero di un ospedale psichiatrico: i membri di status più elevatoesibivano comportamenti meno rigidi e una gamma di posture più ampia rispettoai membri di status inferiore, cioè per loro le regole erano meno ristrette,anzi flessibili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Esistono inoltre posturedominanti-superiori e inferiori-sottomesse: il portamento eretto, la testareclinata all'indietro e le mani posate sui fianchi possono segnalare ildesiderio di dominare; chi occupa uno status elevato solitamente siede erettoin posizione centrale di fronte agli altri. Poi vi sono le postureconvenzionali che bisogna assumere per le varie situazioni pubbliche. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La postura è influenzata anche enotevolmente dallo stato emotivo del soggetto che la esibisce, soprattuttolungo la dimensione rilassamento-tensione. A questo proposito gli studi diMehrabian sono particolarmente utili; altri studi mettono in evidenza che lapostura è meno controllabile coscientemente del volto o del tono della voce epuò svelare sentimenti nascosti. &amp;nbsp;Mehrabian ha studiato la comunicazione diatteggiamenti (valutazione e gradimento) in rapporto allo status sociale(potenza e controllo sociale) attraverso le esibizioni posturali. Questo Autoreha osservato che la vicinanza fisica, accompagnata da un più intenso contattovisivo e da una inclinazione in avanti di tutto il busto sono tutti segnali cheindicano la propria disponibilità verso l'interlocutore. Ha chiamato questoparticolare tipo di atteggiamento posturale, “atteggiamento posturale diimmediatezza”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il "rilassamento posturale"implica invece una posizione asimmetrica degli arti, l'inclinazione obliqua ereclinata del busto, rilassamento delle mani e del collo. Questo rilassamentopuò essere messo in relazione con differenze di status sociale fra segnalatoree destinatario: se il ricevente è di status inferiore, il segnalatore sarà piùrilassato, al contrario quest' ultimo sarà teso e ansioso se il ricevente è distatus superiore. E’ stato inoltre messo in correlazione il grado diaccettazione relativo al ricevente (gradito-sgradito) e lo status del riceventecon il sesso degli interlocutori, dimostrando che i soggetti si mostrarono piùrilassati con interlocutori di status inferiore e meno rilassati con quelli distatus superiore; essi erano inoltre più rilassati di fronte a interlocutori disesso femminile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I risultati degli studi di Mehrabianindicano in conclusione, osservando la dimensione tensione-rilassamento, unadiretta relazione tra postura e atteggiamento verso il ricevente; inparticolare che il rilassamento è una funzione lineare decrescente di unatteggiamento positivo verso il ricevente e che il rilassamento cresce linearmentecon l’aumento della sgradevolezza del ricevente, con l’eccezione per i“segnalatori” maschi che, rivolgendosi ad un maschio molto sgradito esibivanoil più basso livello di rilassamento, il risultato fu interpretato comerisultato della vigilanza causata dall’intimidazione esercitata dall’altro. &lt;br /&gt;I segnali non-verbali, quali contatto fisico, vicinanza, orientazione, postura,sono segnali spaziali e una loro integrazione e interazione porta aquell'insieme particolare che Kendon definisce "configurazionespaziale" che un soggetto assume in una interazione comunicativa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Da un punto di vista fisiologico ilsistema tonico posturale è un insieme molto complesso che vede coinvoltestrutture del sistema nervoso centrale&amp;nbsp; eperiferico e soprattutto l’occhio, il piede, il sistema cutaneo, i muscoli, learticolazioni, ma anche l’apparato stomatognatico (sistema occlusale e lingua)e l’orecchio interno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il sistema nervoso centrale utilizzale informazioni ricevute soprattutto da occhio, pianta dei piedi, cute, peravere la consapevolezza della posizione del corpo e poter impostarecorrettamente quanto voluto dal soggetto nei confronti del mondo esterno e dise stesso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In particolare, il controlloposturale è regolato da un sistema complesso paragonabile ad una scatola nera(black box) in quanto le funzioni di ingresso e di uscita sono note ma non ci èdato di conoscere con precisione i processi e le strutture neuroanatomiche&amp;nbsp; che determinano la relazione input-output. Ilsistema tonico posturale può essere inteso come un sistema cibernetico cherappresenta le funzioni di questa scatola nera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il funzionamento di un sistemacomplesso di questo tipo è determinato in generale da: caratteristiche deicomponenti e dei sottosistemi ( es. la soglia di stimolazione dei fusineuromuscolari, la gamma di sensibilità dei recettori articolari, lecaratteristiche del vestibolo), modalità di interazione tra i componenti equindi struttura delle connessioni, segnali di ingresso a livello delle entratedel sistema (piede, occhio, apparato muscolo-scheletrico). (Scoppa,2000)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; Si può osservare comegli esseri umani tendono ad &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; assumere sempre unostesso atteggiamento posturale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="margin-right: 3cm;"&gt;&lt;div style="line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;comunque presentano unnumero limitato di&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; caratteristiciatteggiamenti posturali. La postura &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; quindi diventa stile dipersonalità e definisce &amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;concretamente il modo di essere al &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; mondo.(Ruggieri2001)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Alcune posture sono in uso solo inparticolari culture e ci si serve della postura in diversi sistemi dicomunicazione: è un mezzo importante per trasmettere atteggiamentiinterpersonali;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;questo aspettodel linguaggio non verbale risente notevolmente dell’ambiente culturale in cuisi cresce e delle nostre esperienze personali in relazione agli altri. Dallericerche sulla comunicazione non verbale è emerso che la postura è menocontrollabile coscientemente del volto o del tono della voce e&amp;nbsp; più diquesti può svelare sentimenti nascosti&lt;b&gt;.&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La postura che si assume è densa disignificati. Restare in piedi o mettersi seduti, muovere le braccia, le gambe oil tronco esprime stati affettivi ed emozionali. Una persona depressa tenderà asedersi accasciata, una ansiosa si terrà eretta e avrà continui movimenti chedenotano tensione muscolare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Sia per i diretti effetti fisiologicidelle emozioni, sia per motivi simbolici, le posture sono quindi regolate daglistati emozionali. Vissuti legati all’ansia, all’accettazione di sè e deglialtri prendono forma nel corpo e si esprimono, prevalentemente, lungo ladimensione tensione/rilassamento della postura. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La postura può essere consideratacome la posizione che il corpo assume sia da fermo che in movimento ed èregolata dal sistema nervoso centrale attraverso meccanismi di controllo invirtù di specifici "programmi", ed è da questa sede che originano glisquilibri posturali che nel tempo si stabilizzano senza che ce ne accorgiamo,causati da stimoli fisici (come un trauma) ma soprattutto da stimoli emotivi.Gioia, ansia, paura, rabbia, influenzano il tono muscolare che aumenta e poi,finito lo stimolo, diminuisce; ma se gli stimoli permangono per un certo tempolo stato di contrattura si stabilizza e può determinare un cambiamento deiprogrammi di controllo del sistema nervoso centrale. (Scoppa,2000)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;Ekman e Friesen pensano che lo studio diquesto tipo di segnale non verbale serve a rilevare l’intensità dell’emozionepiù che l’emozione stessa, inoltre ritengono che la postura sia menocontrollabile del volto e anche del tono della voce quindi contiene molti piùindizi sulla personalità delle persone. Attraverso la postura si può mostrareil proprio atteggiamento, la fiducia in sè stessi e l’immagine che si ha di sè:la postura svolge dunque una funzione importante nella presentazione dellapersonalità, il portamento di un individuo dipende dalla sua natura profonda. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Argyle ha compiutostudi molto interessanti sulle &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; diverse posture dandoneuna interpretazione &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; psicanalitica. In basealle sue ricerche ad esempio egli&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; ritiene che le bracciaincrociate indicano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;autoprotezione, tenere stretto unaparte del vestito indica timore di incidenti, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 81.0pt; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;nessun movimento del bacino nel camminare è &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;sintomo &amp;nbsp;di inibizione sessuale, un portamento rigidonasconde ansia ecc.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 81.0pt; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;In più, le posture costituiscono un importantecanale &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; comunicativo eforniscono informazioni sull’immagine &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; di sè e del propriocorpo per cui i differenti modi di &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; stare in piedi, disedersi e di camminare caratterizzano &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 81.0pt; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; text-indent: -81.0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; le persone erappresentano veri e propri &amp;nbsp;comportamentiespressivi. Da non trascurare che l’ambiguità semantica già presente in ognimessaggio corporeo, diventa ancora più significativa in rapporto agli stiliposturali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il significato di una postura infattipuò essere compreso soltanto in relazione al contesto e all’interno di una piùampia analisi della comunicazione non verbale; pertanto le descrizioni circa idiversi atteggiamenti posturali e i loro significati possono essere utilisoltanto se teniamo conto di quell’ampia pluralità di sensi che il corpo offre.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Occorre quindi essere prudentinell’utilizzare le informazioni relative alla postura, per non trasformarle inetichette; ed anche se gli effetti di esperienze infantili, impresse nellamente, trovano testimonianza nella postura, non è detto comunque che i vissutipiù recenti siano una ripetizione di quelle esperienze, nel senso che lapostura condiziona l’esperienza emozionale ma quest’ultima è anche influenzatadall’interazione con l’ambiente, dalle componenti cognitive e fantasmatichedella psiche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Pertanto l’atteggiamento posturale“di base” di una persona dovrebbe essere considerato come un condizionamentoesercitato oggi dalle esperienze emozionali impresse nella sua storia personalee non tanto come espressione del suo atteggiamento del momento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Oltre a individui che presentano unapostura caratteristica, ci sono individui che presentano particolari “ sequenzeposturali”, le più frequenti sono spostamenti tra “due posizioni” e cioè da unlato all’altro della sedia e avanti e indietro, come quello dovutoall’inquietudine dell’ansia, e dagli spostamenti irrequieti da un latoall’altro della sedia, che possono caratterizzare aspetti ipercinetici dellepersonalità schizoidi o spesso legati a vissuti di emarginazione, isolamento eincomunicabilità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le “sequenze posturali” invececomprendono precisi posizionamenti prolungati che riguardano fondamentalmentenetti spostamenti del tronco, da lato a lato o in avanti e indietro, mentenutifermi per un certo periodo di tempo, indicanti una duplicità posturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La duplicità posturale, oltre che inuna sequenza temporale, può osservarsi con manifestazioni simultanee, in cuiuna parte della postura sembra contrapporsi o contraddire l’altra parte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Un’analisi equilibrata cercherà diconfrontare le informazioni e le inferenze riguardanti la postura seduta, con imessaggi che vengono dalla postura del soggetto quando è in piedi, e dalla suaandatura, ad esempio osservarlo anche solo mentre entra e mentre esce da unastanza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La postura seduta è un indiceimportante in quanto permette con facilità sia di mantenere una postura fissa,sia di variarla. Se il soggetto, ad un’osservazione abbastanza prolungata,mostra una particolare fissità nella postura, può indicare che quella personaconsidera come priorità il mantenimento di equilibri psicologici, checorrispondono in lui ad una determinata esperienza anche fisica di presenza econtatto con l’ambiente. Questo potrebbe avvenire a scapito della disponibilitàad accettare e seguire le proprie variazioni emozionali, e di conseguenza ascapito anche della propria espressività. (rif. in Giovannini,2000)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre, una stessa postura può avereun significato diverso a seconda del contesto interpersonale in cui simanifesta e può assumere valenze diverse in base allo stato di tensionemuscolare. Ad esempio, la posizione seduta con i piedi poggiati a terra e lemani simmetricamente poggiate sulle cosce, può essere di estremo rilassamento odi tensione e rigidità. In quest’ultimo caso ci sarà una contrazione deimuscoli respiratori (addominali, diaframmatici e, nei casi più accentuati,anche pettorali) ed un aumento di rigidità di articolazione del collo e dellatesta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Una postura assunta in relazione aduna emozione è determinata da fattori innati, assimilati e appresi nel corsodell’educazione. Questa plurideterminazione &amp;nbsp;è stata descritta in modo efficace da Morris;questo autore ha suddiviso le azioni (ma il discorso è valido sia per i gestiche per le posture) in azioni innate, apprese, assimilate e scoperte. Inqualsiasi cultura, ad esempio, è stata scoperta la possibilità di tenere lebraccia incrociate sul petto. Come afferma Morris, ciò che viene ereditato è il“suggerimento genetico” e cioè la struttura anatomica delle braccia chepermette una tale postura, ma non la postura in sé stessa. Questa precisazioneconcettuale permette di evitare l’errore di considerare innate delle posture lacui configurazione in realtà non è codificata geneticamente, anche se puòessere osservata in ogni cultura. Morris conclude affermando che quasi tutte leazioni (e le posture) sono “miste”, acquisite cioè in base non ad una singolamodalità, ma in base a più modalità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’approcciopsicofisiologico integrato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La postura, nelle elaborazioniteoriche di V. Ruggieri rappresenta la possibilità di osservare chiaramente lemodalità con cui le persone mettono insieme le parti del loro corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nella visione dell'Autore infatti ,il corpo è una metafora della mente e la postura, cioè quell'insieme diatteggiamenti che assumiamo in un contesto relazionale, rappresenta una sintesidi afferenze, una sintesi dunque psicofisiologica attraverso cui divienepossibile integrare le diverse parti, le diverse aree del corpo e le lorofunzioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dunque la postura può essere vistacome un insieme complesso in grado di favorire, inibire o impedire importantifunzioni relazionali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La postura, per V. Ruggieri,rappresenta il protomentale del narcisismo&lt;i&gt; &lt;/i&gt;primario, è il risultato delle afferenze e delle introiezionicreate dalla relazione con l'altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il narcisismo&lt;i&gt; &lt;/i&gt;è la forza che compatta, ricollega le parti, èuna corrente pulsionale libidica che tiene insieme tutti i punti del corpo: èun processo di strutturazione del se' che comprende i processi fisiologici.Questa visione si collega al concetto di&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;"protomentale" elaborato daW. Bion. Questo Autore ha sottolineato che le attività mentali"elementari" e "basilari", presenti anche nella vitaintrauterina, sono strettamente legate ad originarie attività biologicheintegrate. Così, il processo del " trattenere-espellere" non è dinatura soltanto fisiologica, ma corrisponde ad una processualità che si ritrovanell'ambito dell'attività mentale: da processo legato ad un &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;significato strettamente fisiologico,diviene modo di funzionare della mente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E' possibile ipotizzare, perRuggieri, che meccanismi inibitori modifichino gli stili protomentali oppure chequesti stili, troppo rigidi e stereotipati, interferiscano, generando unainibizione da conflitto, con l'acquisizione di nuove modalità adattive, dinuovi schemi comportamentali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ci sono posture tenute insieme conmolta forza, altre mollemente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Esistono, comunque, due spinte:quella integrativa e quella distruttiva, come forza che tende a disgregare ciòche può compattarsi.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Esiste una linea di continuità fra la“mollezza” e la contrattura. Per Ruggieri in alcuni casi le persone oscillanotra l'abbandono e l’assenza di appoggio e la resa alla tensione-stress chevanno sostituiti con l'appoggio tonico, cioè un appoggio caratterizzatodall'assenza di sforzo per essere nel qui ed ora, dalla consapevolezza e dalrendere cosciente soprattutto l'abbandono su certi punti d'appoggio e di&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;contatto. L'energia del rimbalzo, diritorno dopo l'abbandono, può servire come elemento ricompattante,reintegrante. L'aumento del tono consente il ripristino di energia: perdere ericonquistare energia per riconquistare le proprie parti nel senso che non c'èbisogno di nessuno sforzo per sentirsi, per esserci, tenersi insieme. L'Iosviluppa le sue forze proprio quando si compatta, si integra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 81.0pt; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&amp;nbsp;Il corpo è l'immagine del corpo stesso: tuttoil sistema &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;percettivocostruisce l'immaginario del mondo interno ed esterno spiegabile attraverso lapercezione e &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;l’immaginazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La visione psicofisiologica diRuggieri quindi combina la mente ed il corpo, è biopsicologica , ed il tonomuscolare è inteso come espressione dell'esserci in un dato momento. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il rilassamento, lacontrazione/contrattura di alcuni o di uno dei distretti corporei, rivelanoeventuali difficoltà nel gestire determinate emozioni/sensazioni che provengonodal corpo in un determinato contesto relazionale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre, è importante sottolineareche la postura, nella visione di Ruggieri, nasce dal gioco di bilanciamento econtrobilanciamento di forze gravitazionali ed antigravitazionali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Può verificarsi, per esempio, comenell'esperienza con un paziente, che il suo essere maestoso, il suo parlarecontinuo e senza pause, i suoi toni “freddi”, possano rivelare un'impossibilitàdi "cedere": cedere rispetto ad un racconto interno preformato echiuso ( come le sue labbra, tirate fino a scomparire attraverso la contrazionedel muscolo risorio, del buccinatore e del platisma), un racconto narratoattraverso una voce alta, "nasale" , che tende a dominare eimprigionare, come una ragnatela, gli stimoli interni ed esterni che potrebberoportare semi di novità. Tutto ciò per mantenere il dominio di un mondofondamentalmente in bilico, ma che all’apparenza si mostra solido e forte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre si può notare come posturerigide e compatte,cristallizzate, generino voci flebili ed evanescenti, chemancano di "corpo": di fatto, il tentativo sembra essere, allora,quello di bloccare il passaggio dei segnali, la comunicazione tra sistemi, nel tentativodi rendere il "troppo corpo" un elemento inesistente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 style="line-height: 150%; margin-bottom: 3.0pt; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 12.0pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 150%;"&gt;Tre modelli a confronto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ possibile evidenziare tre grandiordini di fattori che caratterizzano la postura: neurofisiologici,biomeccanici, psicoemotivi. (Scoppa, 2000)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La postura può essere studiataattraverso ciascuno di questi modelli interpretativi: il modelloneurofisiologico, il modello biomeccanico, il modello psicosomatico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 style="line-height: 150%; margin-bottom: 3.0pt; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 12.0pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; font-weight: normal; line-height: 150%;"&gt;Il modello neurofisiologico: lostudio del tono posturale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="line-height: 150%; margin-bottom: 5.0pt; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 5.0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ilmodello neurofisiologico è basato sullo studio del tono posturale e dellefunzioni di equilibrio. Tipico della scuola francese (Gagey, Weber, Lacour), èl’approccio che ha avuto la più ampia diffusione. la postura è comunicazione, èinterazione tra animale e ambiente, tra individuo e individuo. Nell' uomo lapostura è la principale modalità di comunicazione non verbale. &amp;nbsp;Fù Gagey ad aver&amp;nbsp; capito per primo che la postura va osservata,il merito di Gagey è stato ed è ancora questo: osservare.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;La postura, nella sua essenza neurofisiologica, non è altro che unamodulazione del tono. Il tono muscolare è la risultante di una complessa seriedi processi psiconeurofisiologici all’interno di un sistema di tipocibernetico, il sistema tonico posturale.Gli studi neurofisiologici hannoapprofondito in particolare l’esame delle interferenze recettoriali in quantol’output del sistema posturale, il tono muscolare, è condizionato dagli input,cioè dalle informazioni in entrata. Inoltre un ampio spazio è stato dedicato alruolo del sistema vestibolare ed al suo legame con le afferenze visive eplantari. Mentre il ruolo delle entrate del sistema posturale è statoampiamente studiato, è invece assente un approfondimento sui processi diprogrammazione centrale della postura. Eppure l’output del sistema posturale,il tono muscolare, è il risultato degli input ma anche il prodotto di ciò cheviene elaborato dal sistema nervoso centrale in base a specifici processineuropsicologici e all’esperienza. Lo schema centrale è in grado di modificareil tono posturale; molte alterazioni posturali potrebbero essere messe inrelazione con un problema di elaborazione centrale dello schema corporeo,evenienza però ignorata. Una delle ragioni di questo disinteresse può essererintracciata nel modello associazionista: le teorie associazioniste spieganol’acquisizione di nuove forme di comportamento come un fenomeno di associazione“stimolo-risposta”; in genere si tace sui processi interni neuropsicologici,cioè sulla scatola nera. Il sistema nervoso centrale viene di fatto consideratouna scatola nera dove soltanto le funzioni di ingresso e di uscita sonoconosciute ma non i processi che determinano la relazione “input-output”.Ilmodello associativo comportamentista, a partire dai classici studi di Pavlov,ha avuto il merito di creare delle relazioni osservabili e valutabili tra unastimolazione, o informazione, e il tipo di risposta: la presenza o assenza dirisposta è il primo criterio osservabile fondamentale.Ma a questo criterio nedovrebbero seguire altri, come quelli relativi al condizionamento eall’adattamento alla stimolazione. Inoltre il fatto che risulta difficileprovare e documentare i processi all’interno della scatola nera non significache non avvengano o che non siano importanti, tutt’altro: un approfondimento ditipo cognitivista potrebbe chiarire alcuni quesiti ancora irrisolti riguardantiil funzionamento del sistema tonico posturale. La semplicitàdell’associazionismo “stimolo-risposta” appare al tempo stesso una qualità e unlimite, perchè semplifica un processo molto fine e articolato, ma al prezzo dinon rappresentare tutti i complessi meccanismi a feed-back e a feed-forward.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il modello biomeccanico: le catenecinetiche&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Con il modello biomeccanico vengonoanalizzati i rapporti tra atteggiamenti corporei e forza di gravità, e vienestudiata l’organizzazione delle catene cinetiche e della statica in rapporto acomplessi meccanismi antigravitari e ai riflessi spinali, vestibolari etc.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L'atteggiamento che il corpo assume ècertamente quello desiderato ma è anche quello possibile in funzione dellapresenza della forza di gravità che consentirebbe per sè la sola posizionesupina. Diventano quindi indispensabili i riflessi spinali, in particolarequelli vestibolari e cervicali.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;La postura può quindiessere considerata come il risultato della somma dei riflessi vestibolo ecervico-spinali che attraverso la percezione della direzione della forza digravità e della posizione della testa nello spazio attivano la muscolatura estensoriaantigravitaria della colonna e degli arti inferiori per consentirel'atteggiamento desiderato.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Sappiamo però che alla percezione della posizione del capo e del corponello spazio non partecipano solo i recettori vestibolari e cervicali ma anchela vista, le informazioni propriocettive della colonna e dei legamenti nonchè irecettori plantari. Ecco allora che più che di riflessi spinali dovremmoparlare di sistema deputato ai riflessi spinali. La postura non è solo unasomma di riflessi ma una interazione polisensoriale il cui fine è larealizzazione di una posizione, di un atteggiamento.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Mala postura è anche comunicazione. Ecco quindi che a livello posturale avvienel'integrazione tra psiche e soma, tra ciò che vogliamo comunicare e ciò che ilcorpo può esprimere. Possiamo quindi considerare la postura come l'integrazionetra differenti livelli funzionali, tra il livello "mantenimento dellastazione eretta in opposizione alla forza di gravità" e il livello"comunicazione" tra livello motorio e livello cognitivo,tra bilanciodi forze opposte e intenzionalità.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nelle alterazioni posturali glisquilibri più facilmente visibili si hanno proprio a livello statico ebiomeccanico; in ogni caso l’alterazione posturale si inserisce in un complessosistema organizzato di catene articolari funzionalmente collegate con le catenemuscolari.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mentre le catene muscolari danno vitaal movimento, ne condizionano l’intensità e in parte l’ampiezza, e garantisconoil mantenimento della statica umana, le catene articolari sono responsabilidella direzione del movimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In virtù di questa relazionefunzionale tra catene muscolari e catene articolari, un disassamento puòprovocare uno sbilanciamento articolare con conseguente contrazione muscolare oviceversa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I disassamenti comportano unaasimmetria dei volumi corporei e delle funzioni cinetiche, con conseguenterielaborazione dello schema corporeo. Infatti le sensazioni cinesteticheprovocano modificazioni adattive come risposta all’alterazione posturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In definitiva, un’alterazioneposturale conduce in ogni caso ad un riadattamento sensoriale grazie aspecifici meccanismi neurofisiologici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Tra gli autori che hanno descritto lecatene muscolari ricordiamo Deny-Struyf, Bourdiol, Busquet, Dudal.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La descrizione delle catene muscolariè importante perchè ha aiutato a visualizzare delle relazioni sia biomeccanicheche funzionali tra distretti corporei anche ben distanti tra loro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Postura dunque come modo in cui uncorpo si atteggia nello spazio, in cui respira, in cui reagisce alla forza digravità, postura come espressione del vissuto della persona: il corpo registraogni evento, trauma, incidente o anche problema emotivo, memorizzandolo neimuscoli e quindi nelle catene cinetiche e nei neuroni. Ciascuno di tali eventicauserà poi inevitabilmente problemi, dolori o alterazioni posturali ofunzionali, anche ben lontani nel tempo e nello spazio rispetto alla causascatenante.&amp;nbsp; Inoltre, poiché vi è una stretta correlazione tra “forma econtenuto”, se un distretto corporeo risulta danneggiato, questa alterazione sirifletterà nella postura che il corpo ha dovuto assumere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;“L’uomo, pur di non soffrire, fa ditutto: si torce, si flette, si piega, riduce la sua mobilità...Tutto ciò è menoeconomico, ma gli permette di vivere con confort. &lt;br /&gt;Per vivere in modo confortevole il soggetto inventa schemi di compenso,soluzioni posturali”.(Bousquet)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il modello psicosomatico: dallastruttura caratteriale alla postura&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo studio degli aspetti psicoemotividella postura è stato a lungo trascurato eppure la postura è strettamentelegata alla vita emotiva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Probabilmente &amp;nbsp;la sola lettura in chiave neurofisiologica ebiomeccanica non può dare una visione completa del complesso fenomenoposturale. Accanto a questi modelli interpretativi è forse opportuno affiancarneun altro che, partendo dalle conoscenze neurofisiologiche e psicofisiologiche,utilizza un approccio psicosomatico.&lt;br /&gt;Lo sviluppo della personalità procede con lo sviluppo della struttura corporeae la postura abitualmente assunta rispecchia i tratti caratteriali dellapersona.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quando a partire dagli anni ventiReich, medico psicoanalista allievo di Freud, verificò pioneristicamentel’identità funzionale tra processi psichici e processi somatici mettendo inrelazione la struttura corporea con la struttura caratteriale della persona, lareazione della società Internazionale di Psicoanalisi e della comunitàscientifica fu di grande ostracismo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Oggi nessuno osa mettere indiscussione i principi di identità funzionale tra psiche e soma per i qualiReich subì tanto accanimento, anche perchè la relazione tra postura epersonalità è ormai supportata da numerose ricerche scientifiche portate avantida studiosi provenienti da scuole diverse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Questi studiosi ritengono che ilcarattere comprende sia gli atteggiamenti e i comportamenti tipici di unapersona, che la sua struttura corporea e posturale. L’idea di fondo è che mentee corpo siano funzionalmente identici e che necessariamente pensieri edemozioni abbiano dei corrispettivi fisici in termini di tensioni muscolari neidistretti corporei. Quindi il concetto di “struttura caratteriale” si riferisceall’insieme strutturato delle tensioni del corpo che rappresentano delle difeseal libero fluire delle sensazioni e del movimento. Il concetto di “corazzacaratteriale” è stato elaborato da Reich, il quale ha avuto il merito di averapprofondito le scoperte di Freud rispetto ai processi fisiologici e muscolaridel corpo umano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Secondo Reich,tutti noi abbiamo delledifese psico-corporee ed il carattere rappresenta una sorta di armatura che cipermette di muoverci nel mondo senza esserne sopraffatti. Possiamo chiedere aduna persona di assumere determinati atteggiamenti posturali come ad esempio occhisbarrati, spalle sollevate e blocco inspiratorio, per poi chiederle cheemozione evoca questa postura. Se è in contatto con se stessa e il propriocorpo, ci risponderà “correttamente”, a dimostrazione che mente e corpo sonocosì intimamente connessi nella genesi delle emozioni da essere funzionalmenteidentici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Con il filone post-reichiano e inparticolare con l’analisi bioenergetica di Lowen è stato possibile definire unaserie di atteggiamenti posturali legati a determinati tratti caratteriali edemotivi del soggetto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In particolar modo, Lowen, a partiredalle indagini di W. Reich sulla corazza caratteriale, mette in luce la &amp;nbsp;corrispondenza tra componenti del carattere eatteggiamenti corporei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Secondo Lowen quando diciamo che unapersona è sicura e stabile non descriviamo solo una disposizione interna ma ciriferiamo anche a qualcosa che riguarda il tono muscolare, la mimica, lapostura ecc.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Emozioni e sentimenti hanno una lorovita nel corpo, tanto che per effetto di una loro inibizione si possonoverificare tensioni muscolari che limitano la vitalità dell’organismo stesso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lowen inparticolare si&amp;nbsp; è interessato ai caratteri che si manifestano nelleposture assunte dagli individui:&amp;nbsp; se sono presenti gravi conflittiinterni, essi si fissano nella struttura del corpo e i muscoli formeranno un’armatura che impedisce la libera espressione del corpo e riduce la vitalità.Scrive Lowen (1979): “ Noi abbiamo esperienza della realtà solo per mezzo delcorpo……se il corpo è relativamente poco vitale, le percezioni e le reazioni siattenuano. Più vivo è il corpo, più vivide sono le sue percezioni e più attivele sue reazioni”. Per Lowen una postura può diventare una prigione, egliinfatti dice che la persona è “fissata”, cioè bloccata, impigliata in unconflitto emotivo che la immobilizza anche nelle relazioni.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Se nell’infanzia un individuo haappreso che l’essere deboli e dipendenti è qualcosa di cui vergognarsi, tenderàda adulto a crearsi un’immagine troppo idealizzata di sè, che verràsuccessivamente svelata attraverso un’ipertrofia della muscolatura volontariaed una contrazione dei muscoli della scapola.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’approccio bioenergetico consente diindividuare cinque strutture caratteriali fondamentali, ognuna delle qualicorrelata ad un certo periodo evolutivo: in Analisi bioenergetica&amp;nbsp; queste cinque strutture sono denominateschizoide, orale, masochista, psicopatica, rigida.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il tipo schizoide rappresenta ladebolezza costituzionale del proprio Io depositando alla base del cranio enelle articolazioni delle spalle uno stato di tensione costante, mentre lebraccia vengono abbandonate prive di forza di fianco al corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il tipo orale rende visibile la suamancanza di indipendenza attraverso uno scarso sviluppo muscolare delle bracciae delle gambe, mentre il tipo psicopatico nega i propri sentimenti attraversoun dominio e controllo del mondo esterno che traspare nel corpo attraverso unaipertrofia toracica con la presenza di forti tensioni muscolari alla base delcranio e nella regione oculare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il tipo masochista nasconde i suoisentimenti di collera e di astio attraverso atteggiamenti di sottomissione cheil corpo svela con la presenza, tra l’altro, di un ripiegamento della testa trale spalle.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ciascuna di queste cinque strutturecaratteriali presenta una specifica struttura corporea e muscolare, un tipicolivello energetico nel corpo, una serie di vissuti emotivi &amp;nbsp;e atteggiamenti relazionali caratteristici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Un attento esame posturale unito adun’analisi psicologica può facilmente mettere in evidenza tali relazioni, anchese è necessario tenere sempre a mente l’unicità e la complessità del singoloindividuo, in cui possono coesistere e combinarsi tra loro più tratticaratteriali: ad esempio il tratto orale può essere presente insieme a quellorigido.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Per cercare di capire questacomplessità credo sia utile ricordare il ruolo delle tensioni muscolari, che alivello psicofisiologico sono il principale strumento difensivo dell’ioespresso a livello corporeo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Queste tensioni muscolari possonoavere un vero e proprio significato morfogenetico e di modellamentodell’atteggiamento posturale nel suo insieme; lo stato di tensione muscolarecronica rappresenta il processo forse più evidente con cui l’io esprime ipropri vissuti emotivi nel corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ ciò che Reich chiamò “armaturamuscolare”, intesa come l’equivalente somatico dell’ “armatura caratteriale”,cioè di quell’insieme di atteggiamenti psichici e comportamentalicaratteristici dell’individuo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Per tentare di rappresentare lafondamentale integrità ed unità psicosomatica di ogni singolo individuo, occorrecitare anche l’aspetto psiconeuroendocrino &amp;nbsp;accanto a quello muscolo-tensivo e posturale:i fattori psiconeuroendocrini rappresentano l’anello di congiunzionepsico-biologica, il sistema di mediazione e di modulazione tra fattori psichicied emotivi da un lato e fattori organici e biologici dall’altro ( Cancheri,cit. in Scoppa ).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In definitiva, grazie a&amp;nbsp; questo complesso gioco di tensioni muscolaricroniche e di modificazioni psiconeuroendocrine, gli aspetti psico-emotivi siesprimono nella postura del soggetto condizionando nel suo insieme il sistema posturale: i fattori psicoemotivi sono un pò il comune denominatore che sottendel’atteggiamento posturale del soggetto nel suo insieme; l’intero sistema tonicoposturale, grazie a complessi meccanismi a feed-back e a feed-forward, è unsistema cibernetico autoregolato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Atteggiamenti posturali e interazionisociali&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I segnali posturali possono essere indicatorisociali di età, sesso, appartenenza sociale ed etnica, livello di attenzione estato d'animo della persona. Essi inducono la gestione prossemica dello spazio,spazio che &amp;nbsp;si forma e si modificaattraverso le relazioni fra le persone ed è il frutto di rapporti e convenzionisociali. Stare più o meno a distanza da un'altra persona, toccarsi i capelli oaccavallare le gambe…sono tutti segnali di confini che stabiliamo fra noi e glialtri: lo spazio che ci circonda ha un suo significato sulla comunicazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In sostanza, ricordando ladefinizione di Hall, è come se ognuno di noi fosse circondato da una"bollaspazio-temporale” che si espande o si restringe a seconda delle situazioni eche ha dimensioni influenzate dall'età, dal sesso e dalle caratteristichepsicologiche di ciascuno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo stesso autore, con gli studi sullaprossemica, analizza come lo spazio personale sia strettamente connesso aiconfini del sé e venga utilizzato come mezzo di controllo e regolamentazionedell’interazione sociale desiderata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La spazialità è quanto di piùimmediatamente caratterizzante la postura: fenomenicamente la postura è laposizione che assume il corpo nelle tre direzioni dello spazio e la relazionespaziale tra i vari segmenti scheletrici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Esistere è anche occupare uno spazio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Secondo Nanetti,il distare èsoprattutto una dimensione affettiva e ognuno a seconda del proprio modo diporsi in relazione può percepire lo spazio vicino o distante, chiuso o aperto,sicuro o soffocante, pieno o vuoto, luminoso oppure scuro ed ignoto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il senso di realtà si interiorizzasin dalla prima infanzia attraverso l’esperienza dello spazio; il bambino deveimparare a camminare, a muoversi e ad evitare gli ostacoli che si frappongonotra lui e il suo percorso o ad afferrare gli oggetti che rappresentano la metadei suoi desideri. Imparerà che esistono oggetti animati, altri inanimati,oggetti leggeri o pesanti, oggetti che si possono spostare ed oggettiinamovibili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Tutti questi oggetti occupano unospazio fisico e sono in relazione con il suo spazio fisico; il senso di sè edella realtà lo può ricercare nel movimento, il movimento ci dà la percezionedel sè.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ogni interpretazione dello spaziovissuto va contestualizzata al tipo di relazione che intercorre tra gli attoridel processo comunicativo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nella relazione soggetto-ambiente sipuò osservare un atteggiamento posturale in rapporto a come il soggetto sirelaziona nei confronti dello spazio circostante. Quindi l’organizzazione dellospazio si sviluppa attraverso il corpo secondo diversi atteggiamenti checorrispondono a diverse autorappresentazioni: una è la rappresentazione dellospazio come spazio agito, un’altra è lo spazio definito in rapporto ai confinispaziali, un’altra ancora è in rapporto alla relazione interpersonale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ognuno di questi aspetti dello spaziocoinvolge l’organizzazione posturale. La postura è sempre un posizionarsi nellospazio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ruggieri et al. hanno individuato lapresenza di una zona cuscinetto che circonda il corpo del soggetto e questazona è stata chiamata spazio personale e riguarda sia la definizione deiconfini che le relazioni interpersonali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ad alcuni soggetti è statochiesto:”Ponendoti al centro di questo ambiente, ritieni di avere uno spaziotuo personale?”. La risposta è stata affermativa al cento per cento dei casi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Per ciò che concerne specificamentela postura, quando si è chiesto ai soggetti dell’esperimento di modificare lalocalizzazione del punto di integrazione propriocettiva del proprio corpo, essiosservarono una modificazione evidente della morfologia e dell’estensione dellospazio personale precedentemente descritto. Questo significa chel’organizzazione della postura modifica lo spazio personale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ma quali sono le leggi non scritteche regolano il nostro comportamento spaziale? Seguendo lo schema proposto daHall, possiamo ripartire lo spazio in quattro specifiche zone: intima,personale,sociale e pubblica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La zona intima, concepita comeun’area dai confini invisibili che circonda il corpo di ognuno, è la piùprossima al nostro corpo, è quella “seconda pelle” nella quale avvengonofenomeni emozionali di abbandono, tenerezza, affetto e protezione; all’internodi essa possono accedere soltanto coloro con i quali abbiamo stabilito unrapporto di intima fiducia e chiunque vi accede senza il nostro consenso vienepercepito come aggressore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’ampiezza della zona intima variasia in rapporto al tipo di relazione che abbiamo stabilito sia a seconda dellostato d’animo in cui ci troviamo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quanto più ci sentiamo sicuri tantomeno temiamo l’aggressione altrui. Ma se siamo in un particolare momento difragilità emotiva, appena l’altro entra nel nostro spazio di intimità la nostrasicurezza viene minacciata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Se l’altro ci aggredisce all’internodella zona intima abbiamo pochissimo tempo per progettare strategie di attaccoo di fuga ed è per questo che tendiamo a far si che l’altro si avvicini a noisoltanto se abbiamo fiducia in lui o nelle nostre capacità di contrastarlo incaso di aggressione ( Birkenbihl,1990). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ importante che chiunque voglia“rispettare” l’altro, cerchi prima di tutto di non violare la sua zona intima.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La zona personale, che corrisponde disolito alla distanza che intercorre tra il margine estremo della zona intima eil confine segnato dall’intero braccio proteso a partire dal nostro corpo,regola le transazioni sociali caratterizzate da familiarità. In questa zonapossono accedere tutte quelle persone, familiari, amici, colleghi, che non hannocon noi un rapporto intimo, ma con le quali normalmente comunichiamoaffabilmente. La zona personale, come la zona intima, non può essere invasabrutalmente ed è rischioso entrarvi se prima non si è verificata ladisponibilità dell’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La zona sociale che corrispondenormalmente alla somma delle zone personali dei due interlocutori è riservata acontatti sociali di tipo formale. In essa non ci si confida, non si parla diproblemi intimi, ma si parla di lavoro, si offre consulenza, si negozia, sicontratta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La zona pubblica interessa ingenerale le occasioni pubbliche e può essere la distanza che separa l’insegnante dalla sua classe o un manager dai suoi subalterni. Si tratta di unadistanza che non implica necessariamente uno scambio attivo ed è di solitoregolata da precisi protocolli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ quindi utile che cisensibilizziamo a cogliere i segnali di distanza che l’altro ci invia ed èutile saper cogliere il livello di congruenza che vi è tra messaggi verbali ela distanza interpersonale che si utilizza per trasmetterli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Parlando più specificatamente di“interazioni”, se si guardano le persone negli spazi fisici in cui si trovano,si osserverà che non sono distribuite in quegli spazi in modo casuale. Sipossono vedere insiemi di persone o gruppi di varie dimensioni e forme e si puòvedere che quando le persone si muovono, vi è un ordine nel modo in cui lofanno. Ciò è tanto più evidente quando le persone marciano o sfilano o danzano,ma c’è un ordine anche nel modo in cui le persone si muovono l’una in relazioneall’altra sui marciapiedi affollati oppure nei parchi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quando guardiamo questa varietà dipersone, molto spesso riusciamo a dire cosa stanno facendo proprio dal modo incui sono disposte nello spazio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’orientamento ci forniscel’indicazione di come la persona si pone nei confronti del suo interlocutore edi che tipo di relazione vuole istaurare con lui. Due amici intimi o duepersone in una situazione collaborativa, assumono generalmente una posizionefianco a fianco. In una relazione fra un superiore e un subordinato invece, èmolto più probabile che il superiore si collocherà di fronte al dipendente.Spesso questa posizione è assunta anche da chi è in un rapporto di competizionecon il suo interlocutore. La posizione angolare invece è ideale quando si deveintrattenere un colloquio, perché entrambe le persone possono guardarsi infaccia per parlare e allo stesso tempo avere una parte di campo libera per ilmovimento e per lasciare spazio allo sguardo. La posizione distanziata, adifferenti angoli, indica invece la volontà di prendere le distanzedall’interlocutore per timidezza o disinteresse. Gli Arabi prediligono laposizione faccia a faccia; gli Svedesi evitano la posizione angolare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Una conversazione informale tra pochepersone, che tende ad avere una forma circolare, è diversa da un gruppo digente a cui si rivolge una sola persona, il gruppo si dispone&amp;nbsp; in modo che tutte le persone si trovino difronte a colui che sta loro parlando. Lo spazio e l’orientazione di una coppiadi innamorati sono molto diverse da quelle di due persone che conversano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo spazio personale è la distanzain&amp;nbsp;&amp;nbsp; termini spaziali che ogni individuo pone tra sé e gli altriindividui; il suo annullamento o la sua forte diminuzione provocano una seriedi meccanismi riequilibratori. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Esistono precisi rapporti tra spazioe comportamento. Ogni corpo si colloca nello spazio e ne occupa una certaparte, muovendosi, assumendo una determinata posizione e orientazione,mettendosi in relazione con gli altri individui. Hall &amp;nbsp;ha coniato nel 1966il termine &lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;prossemica&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;per delineare quest’area di interesse.&lt;br /&gt;Negli animali la distanza individuale si riferisce ai concetti diterritorialità e di gerarchizzazione indispensabili per la sopravvivenza&amp;nbsp;dell’esemplare stesso e della specie , e anche per la convivenza tra icomponenti di uno stesso branco. Inoltre negli animali si riscontra la distanzasociale: cioè lo spazio esistente tra l’esemplare e il resto del gruppo,superato il quale si perde il contatto fisico e psicologico con il branco, e diconseguenza si perde la sicurezza.&lt;br /&gt;Nell’uomo, quando si parla di spazio personale si fa riferimento sia allospazio fisico, sia allo spazio simbolico : esso costituisce in effetti unasorta di manifestazione sul piano fisico dell’identità e dei suoi aspetti ,quali i valori, le credenze, le opinioni, le aspirazioni.&lt;br /&gt;Le distanza che l’individuo pone tra sé e gli altri varia a seconda delleintenzioni del singolo e delle circostanze del momento .&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Ma non si può soloconsiderare lo spazio e l’orientazione, possiamo anche vedere che, sebbene lepersone possano assumere varie posture, se ne possono osservare solo unalimitata gamma e possiamo anche vedere che i diversi tipi di raggruppamentosono diversi proprio per i diversi tipi di postura. Le persone in gruppo che sirilassano su un prato possono mostrare una gran varietà di posture e possonoorientarsi l’una rispetto all’altra in molti modi. Inoltre, se condividono unpunto d’attenzione comune, come una conversazione, spesso vediamo una maggioreuniformità nella postura. &amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La maggior parte degli studi cheriguardano il modo in cui sono organizzate le conversazioni hanno per oggettoil così detto comportamento visibile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il comportamento visibile, comeimplica il termine stesso, si riferisce a tutto ciò che un individuo fa e che èvisibile agli altri ; dunque esso include il modo in cui una persona si muovenello spazio e la posizione spaziale che può mantenere, sia rispetto allecaratteristiche di un determinato luogo sia rispetto alle altre personepresenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il comportamento visibile include lapostura e tutti i tipi di movimenti del corpo,&amp;nbsp;come i gesti o le espressioni facciali ed è mantenendo una particolarepostura, orientazione e posizione spaziale in relazione agli altri che unindividuo indica la sua continua partecipazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quando le persone si riuniscono perun’interazione dispongono i loro corpi in un modo particolare; possono stare inpiedi, sedersi, inginocchiarsi, accovacciarsi o anche, a volte, distendersi.Alcune posizioni del corpo non sono usate perchè sono difficili da mantenere alungo e sembra probabile che per un certo tipo di raggruppamento ci sia unparticolare repertorio posturale dal quale i partecipanti “selezioneranno” lapostura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nella misura in cui esistono delleposture appropriate ai vari tipi di raggruppamento, possiamo dire che leposture “marcano” tali differenze tra i raggruppamenti e sono dei segnali chegli altri possono usare per capire di che tipo di raggruppamento si tratta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Inoltre esistono relazionisistematiche tra la postura assunta e&amp;nbsp; ilcontesto sociale, per esempio ad una conferenza o ad un seminario le personenon si siedono a terra o si distendono, sebbene possano farlo durante, adesempio, un picnic.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Almeno per alcune classi sociali,esiste un modo “adeguato” di sedersi a tavola e le regole della postura sonodettate in modo diverso a seconda dello status sociale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In ogni cultura esistono regole chedefiniscono le posture più adatte alla circostanza e al contesto di interazione.D’altra parte si osserva che per le persone di status più elevato queste regolesono meno rigide (Goffman).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In occasione di eventi pubblici o dirituali, le posture svolgono importanti funzioni simboliche. Se in questicontesti l’individuo viola le regole culturali che indicano la giusta posturada assumere, da parte del gruppo di appartenenza, vi è una disapprovazioneforte che scaturisce dalla considerazione che quell’atteggiamento posturale èimmorale, indolente o eccentrico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le posture del corpo giocano unimportante ruolo in quei processi della comunicazione attraverso cui gli altripossono capire cosa sta avvenendo in una data situazione sociale: le posturedei partecipanti possono indicare se l’occasione è formale o informale, sel’occasione è facilmente accessibile agli esterni o se questi ne sono esclusi,se ci sono dei ruoli ben definiti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Per ciò che riguarda le relazioni trale posture, il modo in cui un individuo collega la sua postura a quella del suointerlocutore può essere un aspetto importante del suo comportamentocomunicativo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Da alcune ricerche effettuate , si èevidenziato che soggetti con una buona autostima avvicinano gli altrimaggiormente: l’autostima e l’immagine positiva di sé sono direttamenteproporzionali alla vicinanza con l’altro. Coloro che hanno poca fiducia in sé esono molto autoritari mantengono distanze ampie.&lt;br /&gt;Inoltre, chi ha fiducia negli altri tollera distanze più ravvicinate rispetto achi è molto diffidente; in generale le persone tendono a stare vicine o adavvicinarsi a quelle per cui provano attrazione e simpatia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mehrabian, ad esempio, studiò lacodificazione di atteggiamenti interpersonali chiedendo a dei soggetti diavvicinarsi ad un attaccapanni, e di immaginare che quest’ultimo fosse unapersona con particolari caratteristiche. Si considerarono, quindi, la loropostura ed altri aspetti del loro comportamento. Egli studiò poi ladecodificazione degli atteggiamenti interpersonali presentando una serie difotografie di persone sedute, modificate lungo alcune dimensioni, e chiese aisoggetti di immaginare di parlare alle persone ritratte nella foto. In seguitosi chiese loro di esprimere in che misura pensavano di essere giudicatisimpatici o antipatici dalle persone fotografate. Il corpo può assumere diverseposture, a seconda della posizione del capo, delle braccia, del tronco e dellegambe. &lt;br /&gt;Dominanza e stato sociale si esprimono con una postura eretta, le mani suifianchi, il capo all’indietro; sottomissione abbassando lo sguardo e latesta.&lt;br /&gt;Considerando le differenze tra il genere maschile e femminile nell’uso dellospazio personale si può affermare che : a) le donne tollerano maggiormente ilcontatto fisico rispetto ai maschi, b) dal punto di vista culturale alle donneviene concessa un’interazione fisica ravvicinata, c) quando le donne si sentonoosservate, o giudicate o hanno paura stabiliscono una distanza maggiorerispetto agli uomini, d) quando la donna si avvicina ad un individuo tende amantenere una distanza maggiore rispetto ad un uomo,mentre quando un soggettosi avvicina a lei , permette un avvicinamento più elevato di quello concesso daun maschio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Più in particolare, da alcuni studi(Scheflen, 1964) sembra che là dove le persone sono orientate in posizioneparallela, come ad un concerto o ad una lezione, là dove sono focalizzate tuttesu uno stesso centro di attenzione, la similarità nella postura è molto comunee il grado di similarità forse riflette la misura in cui sono in relazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Questo è in contrasto con situazioniin cui non si condivide un punto di attenzione, in quel caso vi è una maggiorediversità nella postura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Pertanto se osserviamo unpartecipante ad un’interazione probabilmente dovremo osservare che disporrà ilproprio corpo in una serie di diverse posture e che ognuna di esse saràassociata ad un diverso tipo di attività.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La posturae l’orientazione del corpo nello spazio possono svolgere un ruolo significativonell’espressione degli atteggiamenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Stareseduti&amp;nbsp; o in piedi, vicino o lontano, difronte o di lato a qualcuno, consente alle persone di comunicare atteggiamentidi dominanza o sottomissione, di affiliazione o di ostilità, rapporti dicollaborazione, intimità e differenze di status.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Un’orientazionepiù diretta e un atteggiamento rilassato, con gambe e braccia non incrociate,possono essere il segno di una disposizione positiva e immediata verso l’altroche ha l’effetto di ridurre la distanza tra le persone rendendole più visibili;il voltare le spalle a qualcuno può essere, invece, il segno di un rifiuto, diun’opposizione e di disconoscimento interpersonale. Più nello specifico, sempreMerhabian, nelle sue ricerche sulla codificazione e decodificazione trovò dueprincipali dimensioni della postura; immediatezza che consisteva in :inclinazione in avanti, contatto, prossimità, sguardo, orientazione diretta.Questo stile di comportamento egli ritiene sia usato verso persone simpatiche,e dalle donne più che dagli uomini. Le diverse componenti dell’immediatezzahanno l’effetto di ridurre la distanza o di migliorare la visibilità tra duepersone. L’altro comportamento individuato dall’autore è quello da rilassamentoche consisteva in: posizioni asimmetriche delle braccia, inclinazione laterale,posizione asimmetriche delle gambe, rilassamento della mano, inclinazioneall’indietro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo stileposturale rilassato è usato in presenza di altre persone di ceto sociale piùbasso, più verso le donne che verso gli uomini, più verso una persona del sessoopposto che verso una persona dello stesso sesso. Gli uomini adottano unapostura meno rilassata in presenza di altri uomini che non sono graditi.Risultati analoghi furono ottenuti da altri ricercatori in situazioni di vitareale, Goffman, per esempio, osservò che le persone più importanti durante leriunioni in un ospedale psichiatrico sedevano nelle posture più rilassate, esseinoltre occupavano i posti migliori, e la parte anteriore della sala.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Schaflen(1964) individua tre modalità di posizioni del corpo legate ai diversiatteggiamenti relazionali: posizione inclusiva o non inclusiva, orientazione“vis à vis” o parallela, e congruenza o incongruenza posturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La prima èuna posizione che delimita i confini dell’attività di gruppo o della coppia ininterazione, delimitandone l’accesso agli estranei. Un esempio è la posizionecircolare del gruppo che definisce chiaramente chi è nel gruppo e chi ne èfuori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’orientazione” vis à vis”, cioè frontale, è caratteristica della comunicazione in cui c’èuno scambio di informazioni o di sentimenti, mentre quella parallela indica unatteggiamento di alleanza e di collaborazione tra gli interagenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La terzamodalità, cioè la congruenza o l’incongruenza posturale, caratterizzal’assunzione di posizioni identiche, tipiche di coloro che sono in sintonia e checondividono opinioni oppure, al contrario, di coloro che sono in disaccordo oin opposizione rispetto al gruppo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ma nonsempre i vari tipi di postura possono essere interpretati come volti acomunicare qualcosa, possono semplicemente far emergere uno stato interioreall’individuo; altre volte, invece, è vero che una postura fa parte dellacomunicazione (ad es. tra persone di status differente, quella di statussuperiore appare più rilassata del suo interlocutore).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La posturavaria anche in relazione al sesso, alla cultura di appartenenza, e levariazioni più interessanti si verificano per ciò che riguarda la dimensionerilassamento-tensione al variare dello stato emotivo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Neglistudi condotti da Mehrabian (1971) si riscontra una relazione lineare tra posturae atteggiamento verso il ricevente; come già detto, considerando la posturacome un indicatore di atteggiamenti interpersonali, è possibile distinguere duedimensioni principali: l’immediatezza, che è utilizzata verso personesimpatiche, ed ha lo scopo di ridurre la distanza tra due persone, ed ilrilassamento, che può essere utilizzato con persone di ceto inferiore (ineffetti ci sono differenze posturali legate ai rapporti didominanza-sottomissione).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mentre ilvolto trasmette numerose informazioni sulle emozioni specifiche, la postura delcorpo indica l’intensità dell’emozione. La rigidità, il portamento, la posturache esterna superiorità, sono esempi di connessioni tra postura e personalità etali connessioni a volte sono intenzionali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ognipersona ha una sorta di codice individuale, ma spesso ripete le stesse posturequando le si presenta la stessa emozione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Più in particolare, il tonomuscolare, in quanto influenzato anche da stimoli provenienti dalle regionisottocorticali dove hanno sede gli eventi emozionali ed affettivi, rappresentauna categoria analogica molto importante nella comunicazione del soggettosoprattutto nel suo relazionarsi a se stesso e agli altri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;A partire dal rapporto madre-bambino,si sviluppa un vero e proprio dialogo tonico, destinato non solo ad orientarel’esperienza affettiva del bambino, ma ad influenzare ogni suo adattamentofuturo alla realtà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Gli aspetti comunicativi dellafunzione tonica, quindi, non finiscono con il tramontare delle prime esperienzeinfantili. Anche con l’acquisizione del linguaggio verbale la funzione tonicanella vita adulta continuerà ad essere un mezzo di espressione e dicomunicazione di affetti e di emozioni. Questo si può riscontrare in moltesituazioni di quotidianità: quando siamo imbarazzati o in ansia abitualmentediciamo che “siamo in tensione” o che “ci sentiamo bloccati”, e ciò ha un realeriscontro in uno stato generale di ipertonia muscolare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Alla luce di quanto detto, èimportante indicare come in tutte le dinamiche relazionali le diversemodulazioni toniche siano destinate ad influenzare quegli atteggiamentiposturali sottesi alla comunicazione con l’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;I messaggi tonici non possono essereinterpretati in modo stereotipato, in alcuni casi l’ipotono può collegarsiall’assenza, alla passività, all’indifferenza, alla noia, ma in altri puòessere legato all’abbandono o ad uno stato di sicurezza e benessere. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Si è constatato, ad esempio, chequalora un soggetto abbia subito reiterare reazioni di ipertono maternoconnesse a situazioni di rifiuto o di pericolo, nelle sue relazioni futuretenderà inconsciamente a non avere fiducia negli altri ed a manifestare lapropria diffidenza o la propria paura tramite l’ipertonia muscolare. ( rif. inNanetti, 2004)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Analogamente l’ipertono in alcuni casipuò essere considerato come uno stato di partecipazione emotiva, di attenzionee tensione verso, ma in altri può segnalare paura, ansia, insicurezza,diffidenza, ipervigilanza, tensione contro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Occorre ricordare che nessun segnalecorporeo può avere un unico e specifico significato e la verità di un messaggiosi può desumere attraverso l’analisi di una convergenza di diversi segnalicomunicativi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il soggetto per sentire il propriocorpo innalza e modifica attivamente il tono muscolare, il sentirsi diventacosì un’operazione attiva perchè il soggetto produce attivamente i segnalistessi della propria esperienza percettiva, attraverso un intervento attivo sultono muscolare. Intervento attivo non vuol dire sempre “volontario”, esso sisvolge per lo più in modo automatico, in rapporto a diversi contestipsicologici e fisiologici quale quello posturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Tenendo presente quindi che ognisegnale posturale è correttamente interpretabile solamente se viene associatoad altri che lo confermano e che ogni interpretazione può risultare arbitrariase attribuita in modo diretto e non contestuale, è possibile trovare unacorrelazione tra assetti posturali ed atteggiamenti interpersonali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ad esempio, vi è un fenomenointeressante, che possiamo definire con il terrmine “mirroring”, che indical’esito eco-tonico-posturale dei nostri stati d’animo sul nostro corpo e sulcorpo dell’altro che si trova con noi ad interagire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In alcuni rapporti capita diosservare che un soggetto reagisca improvvisamente con imbarazzo e tensioneappena avverte che l’altro assume uno stato tonico-posturale che segnalairrequietudine ed aggressività. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Queste considerazioni inducono adattribuire importanza e consapevolezza ai nostri stati d’animo nel momento incui ci incontriamo con l’altro; se nel momento dell’incontro non ci troviamonella condizione tonico-emotiva ottimale, gli altri, cogliendo il nostrovissuto, si percepiranno in difficoltà nel mettersi in rapporto con noi. Mentrese il nostro stato emotivo ci consentirà di abbandonare le rigidità muscolari,di sincronizzarci ai ritmi dell’altro e di adattarci ai suoi assetti posturali,otterremo quasi inspiegabilmente l’effetto di rendere il nostro interlocutorepiù sereno, con una facilitazione del processo comunicativo in corso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dunque uno dei modi in cui l’individuopuò segnalare &amp;nbsp;comunicazione è proprio lapostura o i cambiamenti della posizione del corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Postura e immagine corporea&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;In base alle evidenze rilevabilidagli studi di Ruggieri, è possibile affermare che l’immagine corporea sigenera sulla base delle informazioni sensoriali provenienti dalla periferia delcorpo e tra queste hanno un ruolo importante le informazioni propriocettivecioè le informazioni dell’attività muscolare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ importante anche il ruolo che &amp;nbsp;ha il rispecchiamento esercitato dagli altri &amp;nbsp;nella formazione della nostra immaginecorporea: l’immagine corporea sarebbe in parte influenzata da meccanismi ditipo interpersonale abbastanza complessi che riguardano la dimensione delrinforzo sociale che “seleziona “ e “privilegia” alcuni atteggiamenti corporeirispetto ad altri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Occorre ricordare infatti chel’immagine corporea è un processo che presenta più livelli funzionali, unlivello è quello della modulazione postural motoria, un altro è quellodell’unificazione dell’esperienza sensoriale e un altro ancora è proprio quellodel confronto della rappresentazione attuale con un’immagine corporea idealesostenuta anche dalla cultura. Tale processo non è soltanto mentale ma siinserisce all’interno di una corrispondenza tra immagine mentale e “realtàfisiologica” e un aspetto importante è rappresentato dall’equilibrio posturale;il soggetto tenderebbe a compensare la sua instabilità attraverso un aumento dipressione ed è possibile ipotizzare che quanto più forte è la pressioneesercitata, tanto più apparentemente stabile e sicuro risulti l’equilibrioposturale. (Scoppa,2001)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ricordiamo che la gestionedell’equilibrio posturale ha il significato esistenziale che definisce il mododi essere al mondo, il bisogno di radicamento; per cui questo aumento dipressione in quanto produce un aumento di attività muscolare, assume il ruoloanche di autosegnale di presenza che segnala al soggetto il fatto di esistere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ importante sottolineare inoltre,l’operazione di sintesi dell’attività muscolare; i muscoli infatticostituiscono gran parte della struttura corporea rilevante ai fini dellacostruzione dell’immagine corporea, ma la loro rilevanza in questo processo èlegata non tanto alla loro struttura quanto alla loro attività.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quindi nella costruzione dell’immagine corporea la periferia non segnala soltanto la presenza-assenza dellestrutture muscolari ma gli infiniti livelli possibili di tensione e le diverseforme di contrazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’integrazione delle informazioniavviene in virtù del processo narcisistico, vero e proprio processofisiologico, per cui l’attività dei diversi distretti corporei non è più uncomplesso di eventi circoscritti localizzati solo in quel determinatodistretto, ma entra a far parte di un nuovo contesto unitario, di una nuovaunità funzionale che è alla base della struttura dell’io. Quindi sono leinformazioni del corpo che, unificate, generano il sentimento di presenza, diesistere e di essere al mondo, i muscoli diventano autosegnali di presenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Non tutti i soggetti hanno lo stessovissuto di presenza, questo dipende sia dalla capacità di integrazione che dailivelli di tensione da integrare. Inoltre è opportuno sottolineare anche che latensione narcisistica è prodotta attivamente dal soggetto ed è il risultato delcontrollo e della modulazione del sistema nervoso centrale sui sistemi motoriefferenti: gli atteggiamenti posturali sono diretta espressione dellaproblematica narcisistica del soggetto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’immagine corporea non si identificacon i limiti anatomici del nostro organismo ma è un’immagine vissuta, èun’immagine dinamica e non statica, dove convergono e si compongono glielementi tattili, visivi, in quella sorta di sensibilità diffusa grazie allaquale noi ci sentiamo vivi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Fondamentali per la costruzione dell’immaginecorporea sono quelle parti del corpo che, per la loro motilità, ne consentonol’esplorazione; senza azione infatti è impossibile comporre un’immaginecorporea per il fatto che il movimento è ciò che consente di unire le varieparti del corpo e di coordinarle con gli oggetti e con le persone del mondoesterno. Ogni volta che una singola parte acquista un rilievo importantenell’immagine corporea, la simmetria e l’equilibrio interni dell’interaimmagine vengono sconvolti, fino a produrre delle fratture del modelloposturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quindi l’immagine del corpo non è unfenomeno statico, ma qualcosa che si costruisce, si struttura e si destrutturanel continuo rapporto con il mondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Non si tratta del mondo oggettivo, madel mondo come è vissuto, quindi dell’esperienza del mondo, che non si realizzasolo a livello percettivo, ma anche e soprattutto a livello emotivo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La nostra immagine corporea esprime,nelle continue modificazioni che subisce nel contatto con il mondo, il sensodella nostra esistenza; ma la costruzione dell’immagine corporea non dipendesolo dalla storia del singolo individuo, dipende anche dall’influenza delmodello sociale e decisivo a questo proposito sono i rapporti con gli altri, ilcui interesse positivo o negativo per alcuni aspetti del nostro corpo porta auna modificazione della nostra immagine che accentua o rimuove ciò che senteaccettato o respinto e quindi non possiamo costruire la nostra immaginecorporea senza l’immagine corporea altrui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Facendo un passo indietro e parlandopiù in particolare di “schema corporeo”, da un punto di vista storico, ilconcetto viene fatto risalire alla fine del diciannovesimo secolo, proposto daBonnier, poi diffuso, valorizzato e rielaborato da diversi studiosi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le prime elaborazioni teoriche sull’argomentosono rintracciabili con la formulazione del concetto di cenestesia;nell’ottocento con questo termine ci si riferiva al senso generale che noiabbiamo del nostro corpo, dato dall’insieme di sensazioni che da ogni parte delcorpo venivano trasmesse al centro di integrazione sensoriale. Questadefinizione è abbastanza imprecisa e l’imprecisione è stata messa in rilievoanche, tra gli altri, da Wallon, secondo cui questo “caos indifferenziato” disensazioni sembra ricondurre ad un generico senso di coscienza del corpo senzadistinguere, ad esempio, tra sensibilità enterocettiva e sensibilitàpropriocettiva, senza inoltre precisare il ruolo degli aspetti emotivi edaffettivi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nei suoi studi a cavallo tra i duesecoli, Bonnier si pone criticamente di fronte al concetto di cenestesia eintroduce in modo originale un nuovo criterio rispetto agli studi dell’epoca:il criterio topologico. La novità di Bonnier fu quella di attribuire al corpoun suo valore topologico, cioè spaziale , grazie al quale è possibileorientarsi nel mondo e riguardo le diverse parti del nostro corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Altri sviluppi circa l’importanza delcriterio spaziale vengono forniti da Pick (cit. in Scoppa,2001), neurologotedesco che parla di schema topognostico; secondo tale schema noi possediamouna consapevolezza topografica del nostro corpo che ci consente di saperecontinuamente in che stato si trova. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mentre Bonnier attribuiva un ruoloparticolarmente importante alla funzione vestibolare nella formazione delloschema corporeo, secondo Pick è la funzione visiva a definire primariamentel’immagine spaziale del corpo, senza comunque sottovalutare la funzionecinetica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il neurofisiologo inglese Headfornisce una visione per così dire associazionista dello schema corporeo,formato dall’associazione di vari ordini di informazioni posturali, tattili,cinetiche, visive, la cui sintesi fornisce un somatogramma in continuodivenire. Head parla di modello e sottolinea l’aspetto dinamico e in evoluzionedi questo processo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Con Schilder (1935) assistiamo alsuperamento dei precedenti punti di vista nel tentativo di dare una definizionenel contempo fisiologica, psicologica, sociologica. Secondo Schilder noiriceviamo una serie di sensazioni tattili, termiche, nocicettive,neuromuscolari e viscerali; tenendo conto della sua definizione possiamo direche :”lo schema corporeo è l’immagine tridimensionale che ciascuno ha di sestesso, possiamo anche definirlo immagine corporea”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Altri studiosi come LeBoulch, Fischere Merleau-Ponty superano la distinzione tra schema corporeo e immagine corporeae parlano di “corpo proprio” nel senso che lo schema corporeo si identifica conl’esperienza del corpo al mondo, è un modo di esprimere che il “mio” corpo è almondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Le Boulch ( cit. inScoppa 2001) definisce lo schema corporeo o immagine del corpo come unaintuizione globale o una conoscenza immediata che abbiamo del nostro corpo allostato statico o in movimento, nel rapporto delle sue diverse parti tra loro enei suoi rapporti con lo spazio circostante fatto di oggetti o persone.&lt;br /&gt;Con Le Boulch così come Fischer si arriva al superamento della distinzione trai termini schema e immagine corporea, essendo un modo di esprimere in duelinguaggi diversi, l'uno fisiologico e l'altro psicologico, una sola stessarealtà che è quella del "corpo proprio".&lt;br /&gt;Il concetto di corpo proprio ci ricollega alla fenomenologia della percezionedi Marleau-Ponty, &amp;nbsp;la quale porta ariconoscere che l’io è sempre situato nel mondo in quanto corporeità. &lt;br /&gt;In questo contesto lo schema corporeo si identifica con l'esperienza del corpoal mondo, lo schema corporeo è un modo di esprimere che il mio corpo è almondo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Per Schilder l’immagine corporea ècostituita sulla base delle sensazioni provenienti dalle superficie, dai variorgani motori, dai visceri, in rapporto all’esperienza. Questo autoresottolinea inoltre il ruolo privilegiato del dolore nella creazionedell’immagine corporea, l’importanza della vista e degli stimoli propriocettiviinclusa la consapevolezza del corpo, della sua continuità, delle sue posizioni,della sua identità di base come corpo proprio, distinto dagli oggetti e daglialtri corpi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Occorre dunque tener conto sia degliaspetti fisiologici che di quelli psicologici, essi rappresentano una unità eaccanto a questi due aspetti possiamo aggiungere i fattori sociali, perchè,seguendo Schilder, l’immagine del corpo può risentire dello specifico contestosociale, culturale ed etnico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il Body Scheme o schema corporeo è larappresentazione mentale del proprio corpo articolato nello spazio e nel tempo.Esso si crea nel bambino con l'assunzione delle prime esperienze percettive delproprio corpo, con la cosiddetta differenziazione del Sé. Il Body Scheme è unastruttura mentale così come il linguaggio parlato. Entrambe queste strutturefanno parte delle aree cerebrali definite "aree dell'attività nervosasuperiore" ed operano in interconnessione funzionale. La comunicazione,infatti, oltre il linguaggio verbale, utilizza in maniera determinante illinguaggio non verbale del corpo con tutte le sue sfumature legate allagestualità. alla mimica, alla voce, allo sguardo ed agli atteggiamentiposturali. Anche lo schema corporeo, come il linguaggio parlato, viene appresodal bambino durante le prime fasi dello sviluppo ed ha alla sua base comecondizione "sine qua non", l'esperienza sensoriale nella suadinamicità &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dal punto di vista neurologico loschema corporeo viene situato nella corteccia del lobo parietale destro, in unazona abbastanza estesa che comprende le aree 5, 7, 39 e 40 di Brodmann ed è inconnessione funzionale con il carrefuor parieto-temporo-occipitale dove sisituano le aree dei riconoscimenti visuo-spaziali. Queste "areeassociative" hanno numerose connessioni con altre aree dello stessoemisfero e con aree dell'emisfero controlaterale e col nucleo ventraleposteriore del talamo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il grado di rappresentatività delproprio corpo e dei suoi organi varia da individuo ad individuo in relazioneall'importanza che ciascuna parte ha nell'economia dell'organismo edall'investimento soggettivo operato privilegiando una o un'altra parte, una oun'altra funzione. Ciò è in rapporto al ruolo determinante operato dalla madreed all'influenza esercitata dai condizionamenti familiari e sociali sullaformazione dello schema corporeo; infatti esiste una grande diversità, da unacultura all'altra e da un'epoca storica all'altra, nell'apprezzare evalorizzare alcuni aspetti rispetto ad altri dello sviluppo corporeo, inrelazione anche al sesso e ad altri fattori. Dal punto di vista neurobiologico,relativamente al funzionamento neuronale, le teorie più recenti intendono ilcervello come un "raccoglitore" di frammenti coerenti di informazioneche, ai livelli cerebrali superiori, si organizzano e interagiscono in modo daassumere significati.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lo schema corporeo rappresenta unastruttura costituita di memorie, affetti, progetti, fantasie, con l'importantecompito di salvaguardare l'identità e l'integrità dell'individuo in ognimomento ed è,quindi, soggetto ad adattamenti e rimodellamenti durante tutte letappe della sua&amp;nbsp; evoluzione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dal punto di vista psicologico loschema corporeo si va strutturando nella mente del bambino come il più anticofondamento del Sè e si acquisisce lentamente, tramite la mediazione materna chegli proietta l'assunzione del significato emotivo del corpo insieme allosvilupparsi delle capacità di simbolizzazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Tutte le principali teorie, adorientamento psicoanalitico e non, riconoscono come fatto inconfutabile che ilSè, all'origine, è fatto esclusivamente di esperienze corporee. Lo stessoFreud, nella sua opera " l'Io e l'Es " afferma che l'Io, indefinitiva, è derivato da sensazioni corporee ed anche nei " Tre saggisulla teoria sessuale " ribadisce la sua convinzione che il rapporto diciascun individuo con il proprio corpo rimane fondamentale per tuttal'esistenza, nel senso che il corpo, in ogni momento, riassume in sè la suastoria e può riattivare conflitti ed angosce che ripetono soluzioni delpassato, sia pure in contesti nuovi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Pertanto la vecchia impostazionefilosofica di separazione fra materia e spirito era del tutto artificiosa inquanto l'esperienza sensoriale del proprio corpo non può essere distinta dallacoscienza di tale esperienza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Anche la letteratura più recenteconcorda sull’importanza delle sensazioni corporee per il normale sviluppo diun sè coeso e autonomo e di una adeguata vita emotiva affinchè si forminorappresentazioni stabili delle parti corporee. Le funzioni corporee sono illinguaggio del corpo e questo linguaggio, nel diventare psichico, diventa il linguaggiodell’io. Ogni volta che si parla dell’io ci si troverebbe di fronte adun’attività mentale che ha a che fare con il corpo per cui tra le funzionidell’io va posto anche il controllo delle funzioni organiche del corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Siamo pertanto di fronte ad unprocesso complesso in cui confluiscono aspetti senso-percettivi con aspettiimmaginativi, allo scopo di produrre un qualcosa di profondamente unitarioanche se costantemente in divenire: la coscienza immediata ed unitaria delnostro corpo. L’immagine non è semplicemente percezione sebbene ci giungaattraverso i sensi, ma comporta schemi e rappresentazioni mentali: le afferenzesensoriali periferiche concorrono a formare lo schema centrale ma lo schemacentrale modula e regola l’attività periferica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;E’ su questo principio che Ruggieri &amp;nbsp;ha sviluppato un modello circolare in terminipsicofisiologici, “modello che considera le rappresentazioni dello schemacorporeo come sistemi complessi con componenti centrali periferiche”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Alla luce di questa breve rassegnastorica sul concetto di schema corporeo, si evince come esso non sia unsemplice processo lineare unidirezionale ma al contrario un processo circolarebidirezionale e polifasico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Infatti lo schema corporeo centrale èa sua volta in grado di influenzare e modificare la periferia corporea; inparticolare lo schema centrale è in grado di modificare il tono posturale. Aloro volta le re-afferentazioni di ritorno periferiche contribuiscono allaristrutturazione e alla rielaborazione dello schema corporeo secondo unprocesso circolare polifasico in continuo divenire (periferia-centro;centro-periferia; periferia-centro e così via). L’immagine corporea non è unastruttura innata e preformata, e non è un’immagine fissa e statica, ma alcontrario è una struttura dinamica, in continuo divenire, dipendente dallamaturazione del sistema nervoso, dai vissuti psico-emotivi, dal livello dipercezione senso-motoria e dai processi resi possibili dall’esperienza edall’apprendimento motorio e posturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Una delle ragioni per cui si mostranecessario considerare anche l’immagine corporea nel momento in cui si studiail sistema posturale è che ad un’alterazione posturale corrispondeun’alterazione del modello posturale centrale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Riprendendo il &amp;nbsp;discorso iniziale, la capacità di presa dicoscienza corporea e di elaborazione dello schema corporeo sono ostacolatedallo stato muscolo-tensivo e di tensione emotiva. Questa evidenza clinicatrova anche delle conferme sperimentali (Ruggieri et al, 1983), che hannodocumentato come il grado di autopercezione corporea sia inversamenteproporzionale al livello di tensione miografica. La strutturazione dello schemacorporeo posturale e le attività senso-percettive e motorie sono correlate traloro: ricordiamo che il canale privilegiato attraverso il quale vienemodificata ed influenzata la funzione motoria è costituito dalle informazionisenso-percettive. La sensibilità proprio ed esterocettiva permette direalizzare una sorta di “coscienza soggettiva” della posizione spazialedell’apparato locomotore e rappresenta la base della strutturazione delloschema corporeo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Sono le informazioni sensoriali cheforniscono gli input fondamentali per il sistema posturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Un cambiamento nella postura implicanecessariamente una rielaborazione dello schema corporeo e dell’immagine di sé;in effetti il nostro modo di muoverci dipende non soltanto da chi siamo, maanche e soprattutto da chi crediamo di essere: cioè dal nostro modo di vedercie valutarci. E’ l’immagine corporea, l’immagine che ognuno di noi ha delproprio corpo e che è influenzata anche e soprattutto da come noi pensiamo cheil nostro corpo sia “visto” dagli altri, è largamente influenzata inoltre daglistati psichici ed emozionali del soggetto: a seconda del vissuto soggettivo, essasubisce ulteriori modifiche che possono portarla a distanziarsi, a volte anchein modo radicale, dall’effettiva realtà del corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Il rapporto con lo spazio può essereun importante indicatore di come il soggetto percepisce se stesso e il propriocorpo; lo spazio esterno infatti, viene generalmente vissuto come estensionedello spazio interiore, quindi della propria individualità e contemporaneamentecome campo delle relazioni con gli altri. In esso si manifesta il nostro mododi muoverci con noi stessi e con il mondo, pertanto il nostro rapporto con lospazio, la nostra postura, dipende fortemente dalla nostra immagine corporea.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; line-height: 150%;"&gt;CONCLUSIONI&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Daquesto elaborato è emerso che è il comportamento non verbale che ci fornisceinformazioni più precise quando non possiamo utilizzare le parole.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Inoltre,lacomprensione di un messaggio verbale non è sufficiente, di per sé, a spiegarel’insieme di significati, atteggiamenti, relazioni che caratterizzano ilcomportamento sociale dell’uomo. Si è giunti così al superamento delladistinzione tra comunicazione verbale e comunicazione non verbale,considerandoli aspetti differenti, ma dipendenti e interagenti, dello stessoprocesso comunicativo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Immobileo in movimento, il corpo rappresenta una vera e propria “fabbrica” di segnalied allora comprendere il linguaggio del corpo diventa un importante strumentodi conoscenza. &amp;nbsp;Anzi, l’uomo comunica congli altri uomini più con l’espressione del viso, il movimento delle mani, laposizione del corpo che con tutte le parole che può usare… &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Edallora, anche se andavamo male in inglese e non parliamo una parola né difrancese e né di tedesco, in fondo, ognuno di noi è un po’ poliglotta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Perchénoi non parliamo solo con la bocca, ma con le mani, con gli occhi, il corpo, ilviso, con i movimenti e le posture del busto e delle gambe, con il contattofisico e con le distanze che mettiamo fra noi e gli altri. Noi parliamo lalingua che il nostro corpo conosce.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Imessaggi del corpo però, non sempre vengono riconosciuti come messaggi e siprestano ad essere smentiti o fraintesi. Eppure, la dimensione non verbale rappresentauna parte importante delle nostre interazioni con gli altri individui. Lemisurazioni effettuate dai diversi studiosi sull’ammontare delle comunicazioniche inviamo più o meno volontariamente dimostrano quanto realmente questa continei nostri scambi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;L’antropologoAlbert Mehrabian ha stabilito che solamente il sette per cento di tutte leinformazioni che ci arrivano da un discorso passa attraverso le parole; ilrestante, che è comunicazione non verbale, si divide in trentotto per cento checi perviene dal tono della voce e cinquantacinque per cento che arriva daisegnali di mani, braccia, gambe, piedi ecc. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ilricercatore Ray Louis Birdwhistell ha constatato a supporto di questa teoriache, mediamente, in una giornata non parliamo per più di dodici minuti e cheuna frase media non dura più di dieci secondi e mezzo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Quando“leggiamo” il corpo, in definitiva, non dobbiamo soffermarci su un singologesto: quello che viene espresso in modo non verbale infatti è più simile ad unconcerto che ad un assolo, e questo perché un messaggio si trasmette in piùparti del corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dunque,alla luce di quanto esaminato, è possibile poter affermare che i movimentiespressivi del corpo sono molto importanti per il benessere degli uomini, ineffetti non bisogna dimenticare che essi sono il primo mezzo di comunicazionetra la madre e il suo bambino: la madre sorride per approvare, e cosìincoraggia il figlio a proseguire per la giusta via; oppure può aggrottare lesopracciglia, e questo significa disapprovazione. E’possibile percepirefacilmente negli altri, attraverso la loro espressione, postura o posizione, ilsentimento di partecipazione e disponibilità e questo mitiga le sofferenze eaumenta le nostre gioie (in questo modo si rafforzano anche i buoni sentimentireciproci). I movimenti espressivi danno vivacità ed energia alle parole chepronunciamo e rivelano in modo più autentico i pensieri e le intenzioni deglialtri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; line-height: 150%;"&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Argyle M. (1978), &lt;i&gt;Il corpo e il suo linguaggio&lt;/i&gt;,Zanichelli, Bologna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Arnaud P.(1981), &lt;i&gt;Le corps en movement&lt;/i&gt;, Privat,&lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st1:city w:st="on"&gt;Toulouse&lt;/st1:city&gt;&lt;/st1:place&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Barret K.(1993), The development of&amp;nbsp; Nonverbalcommunication, &lt;i&gt;Development of Nonverbalbehaviour&lt;/i&gt;, 1, 145-169.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Bernard M. (1974), &lt;i&gt;I riti del corpo,&lt;/i&gt; Tattilo, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Birkenbihl V. (1998), &lt;i&gt;I segnali del corpo&lt;/i&gt;, Franco Angeli,Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Bourbeau L. (2001), &lt;i&gt;Ascolta il tuo corpo&lt;/i&gt;, Amrita, Torino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Bourdiol RJ.(1980), &lt;i&gt;Pied et statique&lt;/i&gt;,Maissoneuve, &lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st1:city w:st="on"&gt;Paris&lt;/st1:city&gt;&lt;/st1:place&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Bull P.(1983), &lt;i&gt;Body movement and interpersonalcommunication&lt;/i&gt;, John&amp;amp;sons, &lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st1:state w:st="on"&gt;New  York&lt;/st1:state&gt;&lt;/st1:place&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Carlini M. G., Farneti P. (1979), &lt;i&gt;Il corpo in psicologia&lt;/i&gt;, Patron, Bologna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Carlini M. G., Farneti P. (1981), &lt;i&gt;Il ruolo del corpo nello sviluppo psichico&lt;/i&gt;,Loescher, Torino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Carretta L. (2000), &lt;i&gt;La polisemia del corpo e l’espressionecorporea&lt;/i&gt;, Cortina, Padova.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Denys-StruyfG. (1982), &lt;i&gt;Les chaines musculaires etarticulaires&lt;/i&gt;, Maloine, Paris.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;De Paulo B.(1992), Nonverbal behaviour and self-presentation, &lt;i&gt;Psychological Bullettin&lt;/i&gt;, 3, 203-243.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dropsy J. (1981), &lt;i&gt;Vivere nel proprio corpo&lt;/i&gt;, Ottaviano,Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Dudal F. (1995), &lt;i&gt;Mappe delle catene muscolari&lt;/i&gt;, Red, Como.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Efron D. (1974) (a cura di U. Eco), &lt;i&gt;Gesto, razza e cultura&lt;/i&gt;, Bompiani,Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ekman P.,Friesen W.V. (1976), The repertoire of non verbal behaviour, &lt;i&gt;Semiotica, &lt;/i&gt;1,49-98.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;st2:givenname w:st="on"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Eibl&lt;/span&gt;&lt;/st2:givenname&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt; &lt;st2:middlename w:st="on"&gt;Eibesfeldt&lt;/st2:middlename&gt; &lt;st2:sn w:st="on"&gt;I.&lt;/st2:sn&gt; (1972), &lt;i&gt;Love and hate&lt;/i&gt;, Rinehart and winston, &lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st1:state w:st="on"&gt;New York&lt;/st1:state&gt;&lt;/st1:place&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Fast J. (1979), &lt;i&gt;Il corpo parla&lt;/i&gt;, Mondadori, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Fischer S.(1986), &lt;i&gt;Development and structure of bodyscheme&lt;/i&gt;, Erlbaum, &lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st1:city w:st="on"&gt;London&lt;/st1:city&gt;&lt;/st1:place&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Freud S. (1967), &lt;i&gt;L’io e l’es&lt;/i&gt;, Boringhieri, Torino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Gagey P. M.,Weber B. (2000), Marrapese, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Galimberti U. (1983), &lt;i&gt;Il corpo&lt;/i&gt;, Feltrinelli, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Giovannini D. (2000) ( a cura di), &lt;i&gt;Colloquio psicologico e relazioneinterpersonale&lt;/i&gt;, Carocci, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Hall E. (1968), &lt;i&gt;La dimensione nascosta&lt;/i&gt;, Bompiani, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Hinde R. (1974), &lt;i&gt;La comunicazione non verbale&lt;/i&gt;, Laterza, Bari.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Hinde R.A. (1977) (a cura di), &lt;i&gt;La natura della comunicazione&lt;/i&gt;, Laterza,Bari.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Iori V. (1995), &lt;i&gt;Lo spazio vissuto&lt;/i&gt;, &lt;st1:personname productid="La Nuova Italia" w:st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="La Nuova" w:st="on"&gt;La Nuova&lt;/st1:personname&gt; Italia&lt;/st1:personname&gt;, Firenze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Knapp M.(1983), Dyadic relationship development, &lt;i&gt;Nonverbal interaction&lt;/i&gt;, 179-207.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Kurtz R., Prestera H. (1978), &lt;i&gt;Il corpo rivela&lt;/i&gt;, SugarCo, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;st1:personname productid="La France M.," w:st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="La France" w:st="on"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;La &lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st1:country-region w:st="on"&gt;France&lt;/st1:country-region&gt;&lt;/st1:place&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt; M.,&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt; Ickes W. (1981), Postural mirroringand interactional involvement, &lt;i&gt;Journal ofnonverbal behaviour&lt;/i&gt;, 5, 139-154.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lamedica N. (1987), &lt;i&gt;Gesto e comunicazione&lt;/i&gt;, Liguori, Napoli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lowen A. (1984), &lt;i&gt;Il linguaggio del corpo&lt;/i&gt;, Feltrinelli, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Lowen A. (1994), &lt;i&gt;Arrendersi al corpo&lt;/i&gt;, Astrolabio, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Magli P. (1980), &lt;i&gt;Corpo e linguaggio&lt;/i&gt;, Espresso Strumenti, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Melchiorre V. (1984), &lt;i&gt;Il corpo&lt;/i&gt;, &lt;st1:personname productid="La Scuola" w:st="on"&gt;La Scuola&lt;/st1:personname&gt;, Brescia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Merlau Ponty M. (1979), &lt;i&gt;Il corpo vissuto&lt;/i&gt;, Il Saggiatore, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Mizzau M. (1974), &lt;i&gt;Prospettive della comunicazioneinterpersonale&lt;/i&gt;, Il Mulino, Bologna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Morris D. (1978), &lt;i&gt;L’uomo e i suoi gesti: la comunicazione nonverbale nella specie umana&lt;b&gt;, &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Mondadori,Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Nanetti F. (2004), &lt;i&gt;I segreti del corpo: la comunicazionetrascurata nel comportamento non verbale&lt;/i&gt;, Armando, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Poggi I. (2006), &lt;i&gt;Le parole del corpo&lt;/i&gt;, Carocci, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st2:sn w:st="on"&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Poggi&lt;/span&gt;&lt;/st2:sn&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt; &lt;st2:sn w:st="on"&gt;I.&lt;/st2:sn&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:place&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;, Pelachaud C. (2000),Emotional Meaning and Espression in Performative Faces, &lt;i&gt;&amp;nbsp;Affective interactions,&lt;/i&gt;182-195.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Pujade-Renaud C. (1978), &lt;i&gt;Espressione corporea, linguaggio delsilenzio&lt;/i&gt;, Edizioni del corpo, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Relocker A.J., Storch E. T. (1983), &lt;i&gt;Gesto come parola&lt;/i&gt;, Omega, Torino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ricci Bitti P. E., Cortesi S. (1978),&lt;i&gt;Comportamento non verbale e comunicazione&lt;/i&gt;,Il Mulino, Bologna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Rosa L. A. (1929), &lt;i&gt;Espressioni e mimica&lt;/i&gt;, Hoepli, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st2:sn w:st="on"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Rossberg&lt;/span&gt;&lt;/st2:sn&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt; &lt;st2:sn w:st="on"&gt;I.&lt;/st2:sn&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:place&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;, Poole G. (1992), Therelationschip between body movement and affect: from historical and currentperspectives, &lt;i&gt;Arts in Psychoterapy&lt;/i&gt;,19, 39-46.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ruggieri V. (2001), &lt;i&gt;L’identità in psicologia e teatro&lt;b&gt;, &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Magi, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ruggieri V. (1987), &lt;i&gt;Semeiotica dei processi psicofisiologici epsicosomatici&lt;/i&gt;, Il pensiero Scientifico, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Ruggieri V., Giustizi S. (1995), &lt;i&gt;Contatto interpersonale: test, analisi eproblematiche psicofisiologiche&lt;/i&gt;, Edizioni Universitarie, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Scheflen A.E. (1964), The significance of posture in communication systems, &lt;i&gt;Psychiatry&lt;/i&gt;, 27, 316-331.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Scheflen A.E.(1972), &lt;i&gt;Body language and the socialorder&lt;/i&gt;, &lt;st1:place w:st="on"&gt;&lt;st1:city w:st="on"&gt;Prentice Hall&lt;/st1:city&gt;, &lt;st1:state w:st="on"&gt;New Jersey&lt;/st1:state&gt;&lt;/st1:place&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Scheflen A. E. (1977), &lt;i&gt;Il linguaggio del comportamento&lt;/i&gt;,Astrolabio, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Schilder P. (1935), &lt;i&gt;Immagine di sé e schema corporeo&lt;/i&gt;, FrancoAngeli, Milano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Scoppa F. (2000), Un approccioglobale allo studio della postura, &lt;i&gt;Ilfisioterapista&lt;/i&gt;, 4, 6-39.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Scoppa F. (2001), Posturologia eschema corporeo, &lt;i&gt;Attualità in TerapiaManuale e Riabilitazione&lt;/i&gt;, 4, 5-16.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Serra C., Fabrizi L., (1993), &lt;i&gt;Il linguaggio degli occhi, &lt;/i&gt;Eur, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Valeriani N. (1964), &lt;i&gt;Il nostro corpo come comunicazione&lt;/i&gt;, &lt;st1:personname productid="La Scuola" w:st="on"&gt;La Scuola&lt;/st1:personname&gt;, Brescia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Wallon H. (1962), Espace postural etespace environnant, &lt;i&gt;Enfance&lt;/i&gt;, 1,47-58.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Watzalawick P., Beavin J.H., JacksonD.D. (1971), &lt;i&gt;Pragmatica dellacomunicazione umana&lt;/i&gt;, Astrolabio, Roma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;Wiener M.,Devoe S., Rubinow S., Geller J. (1972), Non verbal behavior and non verbalcommunication, &lt;i&gt;Psychological Review&lt;/i&gt;,79, 185-214.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-right: 3.0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; line-height: 150%;"&gt;Sitografia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;a href="http://nirc.com/cgi-bin/db2www.exe/citations.mac/report"&gt;http://nirc.com/cgi-bin/db2www.exe/citations.mac/report&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;a href="http://www.natcom.org/ctronline/nonverb.html"&gt;http://www.natcom.org/ctronline/nonverb.html&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"&gt;&lt;a href="http://digilander.libero.it/linguaggiodelcorpo/IT/"&gt;http://digilander.libero.it/linguaggiodelcorpo/IT/&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; margin-left: 3.0cm; margin-right: 3.0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-7490859812498610548?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/7490859812498610548/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/la-comunicazione-non-verbale-di-luisa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/7490859812498610548'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/7490859812498610548'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/la-comunicazione-non-verbale-di-luisa.html' title='La comunicazione non verbale.. di LUISA LANGONE (psicologa - psicoterapeuta)'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-0ZbbZdrIQaE/Txk8HRsBohI/AAAAAAAACGs/WXRvnhhjT3c/s72-c/postura2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-5491019379106720113</id><published>2012-01-17T15:09:00.001+01:00</published><updated>2012-01-17T15:11:36.308+01:00</updated><title type='text'>FOTOSINTESI ARTIFICIALE: SUCCESSI E DIFFICOLTÀ</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-rkm8i_mR2K4/TxWBB36KWEI/AAAAAAAACGg/pDPwnS5UzAY/s1600/maternita1.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="280" src="http://1.bp.blogspot.com/-rkm8i_mR2K4/TxWBB36KWEI/AAAAAAAACGg/pDPwnS5UzAY/s400/maternita1.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;I ricercatori del California institute of technology sono da alcuni anni impegnati nel tentativo di riprodurre in laboratorio la fotosintesi delle piante, che permette di generare energia semplicemente utilizzando acqua e anidride carbonica.Lo scopo è quello di simulare il comportamento delle foglie, che riescono a catturare, grazie ai pigmenti di clorofilla, i fotoni provenienti dal sole. Il traguardo sembra ancora lontano, ma i primi risultati sono già arrivati, e, grazie a un sostanzioso finanziamento del Congresso americano, gli scienziati potranno continuare a lavorare alla ricerca di catalizzatori che permettano di realizzare la fotosintesi artificiale a larga scala e a costi contenuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fotosintesi, la cattura biologica dell’energia dal sole è alla base di quasi tutti i complessi organismi di vita sulla terra, ma ciò che è stato prima resta ancora un mistero.Anche se questo processo non è ancora stato realizzato su larga scala, gli scienziati sostengono che sono sempre più vicini al raggiungimento della fotosintesi artificiale. In caso di successo, si potrebbe davvero parlare di  una delle più grandi invenzioni che l’uomo abbia effettuato, perchè si riuscirebbe a concretizzare uno smaltimento sempre maggiore della CO2 contenuta nell’aria.Molti ricercatori sostengono che la fotosintesi artificiale possa produrre idrogeno abbastanza a lungo termine da lanciare una “economia dell’idrogeno” in cui tutti i veicoli potrebbero funzionare a celle a combustibile a idrogeno. Inoltre con tale procedimento  si potrebbero sintetizzare carboidrati per immagazzinare energia.Il processo presenta però ancora qualche difficoltà e problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un passaggio fondamentale della fotosintesi sembra infatti impossibile da copiare. I fotoni possono contribuire solo con una limitata quantità di energia alla realizzazione della reazione chimica, mentre in natura questa energia viene resa disponibile da una “tensione” di elettroni.La fotosintesi artificiale dovrebbe comprendere una molecola che funge da donatore, in grado di assorbire la luce visibile e rilasciare molti elettroni ed una molecola che funge da ricevitore in grado di accettare e immagazzinare tali elettroni. I sistemi esistenti possono donare e ricevere solo un elettrone alla volta. Il team di ricercatori cinese dell’Università di Qinhuangdao ha scoperto così la possibilità che offrirebbero i nanotubi di mimare il processo fotosintetico, cercando di superare questi ostacoli.Ricerche analoghe sono state avviate anche in Europa, grazie a un importante investimento  del Consiglio Europeo della Ricerca, che ha deciso di finanziare il progetto "The dynamic protein matrix in photosynthesis: from disorder to life". È ancora presto per dire chi arriverà primo nella corsa alla fotosintesi sintetica, ma in ogni caso si tratterebbe di una svolta epocale, anche perché permetterebbe di risolvere una parte dei problemi legati all'immagazzinamento dell'elettricità rinnovabile (la fotosintesi produce energia sotto forma di zuccheri).Anche in Italia vi è parecchia attenzione per queste straordinarie innovazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Piemonte, ad esempio, punta sulla fotosintesi artificiale come mezzo per produrre in futuro carburante pulito in sostituzione del petrolio.﻿La ricerca verrà sviluppata da un nuovo laboratorio del Politecnico di Torino, inaugurato il 4 giugno 2011 ad Alessandria. Riuscire nell'impresa, nella quale si stanno cimentando i più avanzati centri di ricerca del mondo, significherebbe rivoluzionare il settore delle energie rinnovabili rendendo l'idrogeno meno costoso e più facile da produrre.Il nuovo centro, battezzato Biosolar Lab, sarà diretto per i prossimi tre anni da James Barber, biochimico di fama mondiale dell'Imperial College di Londra. In collaborazione con Chemtex, Imperial College, e Massachusetts Institute of Technology, il laboratorio piemontese studierà come realizzare la foglia artificiale, ma anche come produrre bioetanolo da scarti agricoli, biocombustibile da alghe, e idrogeno da microrganismi.La fotosintesi artificiale si presenta quindi come una sfida, una corsa in cui noi italiani partecipiamo a pieno titolo.﻿&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;A cura di Redazione Torinoscienza, del 10/01/2012&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-5491019379106720113?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/5491019379106720113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/fotosintesi-artificiale-successi-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/5491019379106720113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/5491019379106720113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/fotosintesi-artificiale-successi-e.html' title='FOTOSINTESI ARTIFICIALE: SUCCESSI E DIFFICOLTÀ'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-rkm8i_mR2K4/TxWBB36KWEI/AAAAAAAACGg/pDPwnS5UzAY/s72-c/maternita1.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-1162290656201475805</id><published>2012-01-13T12:20:00.009+01:00</published><updated>2012-01-18T09:47:44.890+01:00</updated><title type='text'>Dal petrolio energia pulita e rinnovabile !!!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-BIspkk0tmao/TxFKXM0MmoI/AAAAAAAACGU/dH7ua9vEMvk/s1600/zoppo%2B008.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://4.bp.blogspot.com/-BIspkk0tmao/TxFKXM0MmoI/AAAAAAAACGU/dH7ua9vEMvk/s400/zoppo%2B008.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Rocco Langone è di Savoia di Lucania. E’ stato alunno del liceo classico Quinto Orazio Flacco di Potenza. Si è laureato in fisica alla Sapienza di Roma dove ha conseguito anche un master di II livello in calcolo scientifico presso il dipartimento di matematica di quella stessa università. Ora è in Belgio dove frequenta un dottorato di ricerca sull’intelligenza artificiale presso il dipartimento di ingegneria elettronica della Katholieke Universiteit di Leuven, Bruxelles.&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Il 2012, sarà l’anno della produzione di energia elettrica da  fonte rinnovabile perenne e non intermittente, come il solare e l’eolico? Il 2012 sarà l’anno del “paradosso petrolifero”, dell’energia rinnovabile geotermica da pozzi petroliferi ? Potrebbe. Anche perchè nella Basilicata Saudita (Ri&lt;/span&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; line-height: 14px; text-align: left;"&gt;cordiamo che la Basilicata è considerata il Texas d'Europa per la presenza su quel territorio del più grande giacimento di idrocarburi su terraferma. Dalla Basilicata si estrae oltre il 10% del petrolio che necessita alla nostra Italia)&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt; resta incandescente il dibattito sulle nuove estrazioni. Una di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;queste vorrebbe utilizzare i tanti pozzi disseminati tra Val Basento, Val d'Agri, Camastra alto Sauro, ma anche ne Melandro, Marmo e Collina Materana, ( praticamente in tutto il territorio della Basilicata), non per ricercare ulteriore greggio , ma per utilizzare i pozzi esistenti e abbandonati, per creare energia alternativa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualche mese fa un giovane ricercatore lucano, Rocco Langone, ha scritto al presidente De Filippo "suggerendo" di attivare un progetto di ricerca finalizzato a valorizzare i pozzi di esplorazione e/o di coltivazione petrolifera esauriti per arrivare a produrre energia elettrica dal calore presente al loro interno.&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ecco parte del suo ragionamento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Nella nostra Basilicata il giacimento energetico potenziale è enorme, non solo per la presenza dei giacimenti petroliferi ma anche per le condizioni favorevolissime, in tante zone, di ventosità e irraggiamento solare. Quindi centrali eoliche e solari poste sul nostro territorio possono contribuire alla produzione di energia necessaria ai bisogni nazionali (anche se  i siti idonei ad accogliere queste centrali andrebbero scelti con maggiore razionalità).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;Vi è però  un altro &lt;b&gt;giacimento di energia, praticamente inesauribile ma soprattutto senza il limite dell’intermittenza, che hanno il solare e l’eolico, di cui come sistema Italia disponiamo in abbondanza e che come Basilicata saremmo in grado di attivare prima di qualunque altro: il calore geotermico connesso alla profondità dei pozzi di ricerca e a quelli di coltivazione di idrocarburi esauriti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Cerchiamo di capire di cosa si tratta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Per estrarre petrolio e gas metano occorre trivellare a profondità, spesso, oltre i 4.000 metri. Non sempre queste trivellazioni sono fruttuose e, in questo caso, i pozzi si “tappano” dopo aver fatto esplodere una carica ad una certa profondità. Analogo procedimento si attua per i pozzi utili ma esauriti. &lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;La trivellazione di ogni pozzo di quella profondità richiede un investimento di diversi milioni di euro il cui costo di ammortamento è parte del prezzo che definisce il valore del barile di petrolio e quindi successivamente della benzina e del gasolio. Dunque, teoricamente, la collettività lucana disporrebbe di un valore enorme espresso dai pozzi profondissimi da cui è possibile estrarre calore&lt;/b&gt;, anche e non solo, per la produzione di energia elettrica necessaria ai bisogni della collettività regionale e nazionale.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Infatti  il calore interno della Terra aumenta mediamente di 3°C  ogni cento metri, di conseguenza se la temperatura nei primi metri sotto la superficie è 15 °C, si può prevedere che la temperatura sia 75 - 90°C a 2.000 metri di profondità, 135 -150°C a 4.000 metri.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_2iw_Zl5Ak4/TxAUoM0vxdI/AAAAAAAACGI/kDPxpyrpD_0/s1600/pozzo%2Bpetrolifero%2B1.jpg" style="font-style: italic;"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697076209493460434" src="http://2.bp.blogspot.com/-_2iw_Zl5Ak4/TxAUoM0vxdI/AAAAAAAACGI/kDPxpyrpD_0/s400/pozzo%2Bpetrolifero%2B1.jpg" style="cursor: pointer; display: block; height: 266px; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; margin-right: auto; margin-top: 0px; text-align: justify; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Oggi la tecnologia ci consente di poter utilizzare queste medie e basse temperature anche per la produzione di energia elettrica. Ad esempio sono mature le tecnologie che utilizzano fluidi organici a basso punto di ebollizione per lo sfruttamento di sorgenti energetiche a bassa/media temperatura (comunemente chiamati Organic Rankine Cycles: ORC). I vantaggi dei cicli ORC sono connessi con la possibilità di scegliere fra una vastissima gamma di fluidi disponibili e potenzialmente sfruttabili in relazione alla temperatura delle sorgenti di calore e alla potenzialità dell'impianto. I vantaggi sono molto significativi per potenze relativamente modeste, 0,5 - 10 MWe.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Uno dei tanti pozzi petroliferi attivi in BasilicataIn Basilicata, si dice che vi siano circa 400 pozzi rivenienti dalle trivellazioni petrolifere. Se così fosse e mettendoci nelle condizioni di maggior ottimismo, si potrebbero produrre 4.000 MWe da fonte geotermica, il fabbisogno energetico del Sud Italia, e senza alcun impatto ambientale, nessuna discontinuità e per un periodo di tempo praticamente illimitato. Nella peggiore delle ipotesi si potrebbe produrre qualche centinaio di MWe, quanto basta ad esempio, per i bisogni della nostra  Basilicata e della vicina Puglia, ad un costo per l’utenza finale, sia civile, che agricola che industriale, decisamente inferiore alle tariffe in vigore.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ paradossale che i pozzi si distruggano e non si utilizzino per sfruttarne le capacità geotermiche.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; Si tenga conto poi che a quella profondità è possibile che si intercettino anche falde acquifere la cui temperatura è certamente di poco superiore ai 100 C°. e dunque acqua calda per generare elettricità. Immaginiamo cosa accadrebbe se questa idea dovesse funzionare e fosse estesa ai tutti i pozzi petroliferi  italiani e poi mondiali.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;I&lt;b&gt;l potere di contrattazione che la regione ha con le compagnie petrolifere le consentirebbe di poter pretendere l’attivazione di almeno una decina di progetti sperimentali su altrettanti pozzi.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Questo per poter sperimentare i metodi e le tecnologie più idonee allo sfruttamento del giacimento termico alla profondità dei pozzi petroliferi di Basilicata.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Il Business legato alla geotermia a bassa temperatura sta partendo. Esso può rappresentare per la Basilicata l'occasione di sviluppo vero. Ma come in tutti i fatti innovativi occorre fare presto per fruire del valore aggiunto dell' essere primi.&lt;b&gt; Dunque la possibilità non è soltanto quella di creare nuovi posti di lavoro ma di crearne da attività industriali che pongono le basi per solide premesse di sviluppo.&lt;/b&gt; Per giunta, si tratta di attività industriale ambientale perfettamente in linea con la nuova richiesta sociale di Sviluppo Sostenibile. &lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Accogliere sul territorio imprese che producano la tecnologia necessaria alla produzione di energia elettrica da fonte geotermica a bassa e media temperatura  significherebbe dare opportunità di lavoro a tanti giovani diplomati e laureati che altrimenti sarebbero costretti a lasciare la nostra terra”.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La lettera suggeriva dunque al presidente della regione Basilicata, Vito De Filippo, &lt;b&gt;di utilizzare il proprio potere di contrattazione con le compagnie petrolifere perché queste si attivino per redigere e poi realizzare dei progetti finalizzati a sperimentare il potenziale geotermico dei pozzi petroliferi. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si capirà immediatamente che un positivo esito di tale sperimentazione &lt;b&gt;potrà rendere permanente per la Basilicata il business dell’energia. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra vent’anni, quando presumibilmente sarà esaurito il petrolio lucano, &lt;b&gt;da quegli stessi pozzi si potrà continuare a ricavare energia, pulita e costante nel tempo. E sarebbe un bell’esempio di perseguimento dell’interesse pubblico. &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Allora…. il 2012 sarà per la BASILICATA l’anno dell’energia rinnovabile da pozzi petroliferi ? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;da La Nuova del 8 gen 2012 &lt;a href="http://www.facebook.com/notes/per-un-neoilluminismo-globale/basilicata-dal-petrolio-energia-pulita/10150484003284563" style="text-align: left;"&gt;http://www.facebook.com/notes/per-un-neoilluminismo-globale/basilicata-dal-petrolio-energia-pulita/10150484003284563&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-1162290656201475805?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/1162290656201475805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/dal-petrolio-energia-pulita-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/1162290656201475805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/1162290656201475805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2012/01/dal-petrolio-energia-pulita-e.html' title='Dal petrolio energia pulita e rinnovabile !!!'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-BIspkk0tmao/TxFKXM0MmoI/AAAAAAAACGU/dH7ua9vEMvk/s72-c/zoppo%2B008.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-2110712090686753631</id><published>2011-12-13T17:23:00.002+01:00</published><updated>2011-12-13T17:28:49.696+01:00</updated><title type='text'>NIKOLA TESLA</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1INIGAamnqM/Tud9NbXDfBI/AAAAAAAACFo/98hXN5ePni0/s1600/tesla2.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 314px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-1INIGAamnqM/Tud9NbXDfBI/AAAAAAAACFo/98hXN5ePni0/s400/tesla2.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685650724214766610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Un tecnico pratico con molte idee di grande interesse ma lontano da un approccio scientifico ai fenomeni.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.fisicamente.net/FISICA_2/TESLA.pdf"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" &gt;CONTINUA QUI'&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-2110712090686753631?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/2110712090686753631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/nikola-tesla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/2110712090686753631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/2110712090686753631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/nikola-tesla.html' title='NIKOLA TESLA'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-1INIGAamnqM/Tud9NbXDfBI/AAAAAAAACFo/98hXN5ePni0/s72-c/tesla2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-777712988032479306</id><published>2011-12-13T17:05:00.003+01:00</published><updated>2011-12-13T17:13:47.702+01:00</updated><title type='text'>FUSIONE FREDDA.... Storia, attualità, problemi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Fuze8RoUTmY/Tud5iWD64OI/AAAAAAAACFc/rJ-sdvdFjy0/s1600/fusione%2Bfredda2.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 275px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Fuze8RoUTmY/Tud5iWD64OI/AAAAAAAACFc/rJ-sdvdFjy0/s400/fusione%2Bfredda2.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685646685523075298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: arial; font-size: medium; "&gt;Quando, il 23 marzo 1989, ebbi notizia degli esperimenti sulla fusione fredda&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;dei due chimici Martin Fleischmann (Università di Southampton, GB) e Stanley Pons &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;(Università di Salt Lake City, USA) rimasi per molto tempo interdetto. Da una parte &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ciò che sapevo di fusione nucleare "ordinaria" mi portava ad una posizione &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;radicalmente scettica e dall'altra la mia curiosità su fenomeni nuovi mi spingeva verso &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;la comprensione del problema.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;             &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;La fusione nucleare "ordinaria", come  sappiamo, si realizza in natura sulle &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;stelle ed è stata realizzata dall'uomo in modo terribilmente distruttivo nelle bombe H. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Sono molti anni che si lavora alla realizzazione di un reattore nucleare che renda &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;possibile l'uso pacifico di energia da fusione. Ancora non ci si riesce ma si deve &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;continuare perché, mediante questa tecnica, sarebbe possibile sfruttare fonti &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;energetiche praticamente inesauribili esistenti sulla Terra, come ad esempio l'idrogeno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;             &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;I problemi  tecnico-scientifici che si pongono sono enormi e nascono da &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;questioni primordiali molto comprensibili a tutti. Un fornello a gas ci dà una fiamma di &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;circa 400 °C. Sopra questa fiamma, per cucinare, disponiamo una pentola, ad esempio, &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;di alluminio che fonde a meno di 700 °C. Pensiamo ora che la fusione nucleare &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;all'interno del Sole si realizza ad alcuni milioni  di gradi centigradi (e con pressioni &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;elevatissime) e che, sulla Terra, per realizzarla occorrono temperature che oscillano &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;intorno ai 100 milioni di gradi (più di sei volte la temperatura all' interno del Sole).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Ecco questo cenno di dati dovrebbe far capire l'enorme difficoltà che si incontrano sia &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;per raggiungere quelle folli temperature sia successivamente per  contenerle in un &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;qualche recipiente. Inutile dire che le macchine per realizzare questa fusione sono &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;enormi ed hanno costi giganteschi a fronte di anni di insuccessi nella realizzazione di &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;una produzione continua di energia da tali macchine. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;        &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Queste cose avevo in mente quando sentii la notizia della scoperta di Fleischmann &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;e Pons (che, seppi dopo, avevano lavorato per circa 5 anni sull'argomento pagando &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;tutto di tasca propria, investendo circa 100 milioni di dollari). I due avevano realizzato &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;una fusione fredda, una fusione nucleare a bassa energia a pressioni e temperature &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ordinarie. Non avevo uno scritto dettagliato sull'esperimento dei due chimici, solo &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;notizie da quotidiani che, al solito, puntano al clamoroso senza entrare in qualche &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;dettaglio tecnico. Un primo articolo che descriveva l'esperimento i due lo pubblicarono &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;il 10 aprile,  Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium", sul Journal of &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Electroanalytical Chemistry and Interfacial Electrochemistry. Sfortunatamente &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;l'articolo era stato scritto in modo affrettato con vari errori sulla misura di almeno uno &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;degli elementi che qualificavano il fenomeno come nucleare (la misura dei raggi &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;gamma emessi) e, poiché all'epoca l'Università di Salt Lake City aveva urgente &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;bisogno di finanziamenti, la notizia clamorosa fu intesa come un'invenzione per &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ottenere tali finanziamenti. Quanto ora detto era suffragato dal fatto che molti &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ricercatori, in tutto il mondo, avevano tentato di replicare le esperienze di Fleischmann &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;e Pons senza riuscirci. Quel fenomeno, se esisteva, non sembrava riproducibile. Il &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;discredito cresceva tanto che quasi quasi divenne tabù il citare il fenomeno fino ad &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;arrivare a parlare di scienza-voodoo, di passaggi dalle castroneria alla frode (Robert &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;L. Park,  Voodoo Science: The Road from Foolishness to Fraud, Oxford University &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Press, 2000) e così via. Anche in Italia lessi brevi note sull'Espresso che liquidavano il &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;fenomeno come una pura fantasia. E' utile ricostruire con qualche dettaglio l'evolvere &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;della situazione in Italia a partire da alcuni commenti di vari fisici. Per fare ciò occorre &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;descrivere succintamente l'esperimento perché le critiche si appuntavano su alcune &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;parti di esso. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;        &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il discredito su questa scoperta fu probabilmente indotto dall'Università di Salt &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Lake City. La fretta di annunciare la scoperta per ottenere finanziamenti, l'eccessiva &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;enfasi data alla medesima, l'annuncio tramite conferenza stampa di un qualcosa ancora &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;non perfettamente definito sono sempre esiziali al  modo di procedere in ambito &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;scientifico (è da notare che Fleischmann e Pons, in conferenza stampa, non fornirono &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;tutti i dettagli dell'esperienza perché l'Università non aveva ancora concluso le pratiche &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;del brevetto). Quando una qualunque scoperta ha un qualche sapore di grande novità &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;con possibilità applicative non troppo nascoste i mass media si lanciano su di essa e la &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;bruciano perché viene indotta nel pubblico la credenza che i risultati saranno &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;disponibili in tempi molto rapidi. Se poi questo non accade gli stessi mass media si &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;scagliano contro chi ha dato una tale illusione. Ma c'è dell'altro perché un'altro &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;scienziato, Steven Jones (Brigham Young University), aveva intuito cose analoghe (la &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;presenza di fenomeni nucleari spontanei) per vie completamente diverse, osservando &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;alcune reazioni che si producevano nelle rocce vulcaniche. Avrebbero dovuto &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;incontrarsi i tre per discutere a fondo la questione e per darne un annuncio insieme &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;attraverso un articolo in una rivista scientifica.  Ma poi, come detto, fu molto &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;probabilmente l'Università di Fleischmann e Pons che spinse a dare l'annuncio nel &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;modo indicato. Un altro aspetto legato alla priorità di eventuale pubblicazione, in &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;questo caso su Nature, non è stato chiarito dal direttore dell'epoca della rivista, John &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Maddox. Sembrerebbe che nello stesso giorno della convocazione della conferenza &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;stampa di Fleischmann e Pons (il 23 marzo), sia stato presentato a Nature, da Steven &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Jones, un articolo sull'argomento, ma Maddox rifiutò spiegazioni su questo problema &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ed anche sull'eventualità che i due chimici abbiano, a loro volta, presentato un articolo &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;sulla Fusione Fredda.&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;a href="http://www.fisicamente.net/FISICA_2/index-1926.pdf"&gt;CONTINUA QUI'&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-777712988032479306?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/777712988032479306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/fusione-fredda-storia-attualita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/777712988032479306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/777712988032479306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/fusione-fredda-storia-attualita.html' title='FUSIONE FREDDA.... Storia, attualità, problemi'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Fuze8RoUTmY/Tud5iWD64OI/AAAAAAAACFc/rJ-sdvdFjy0/s72-c/fusione%2Bfredda2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-461277931245327126</id><published>2011-12-13T15:59:00.004+01:00</published><updated>2011-12-13T16:07:27.778+01:00</updated><title type='text'>L’ipotesi del continuo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-bUhisTYBnlA/Tudpw8attTI/AAAAAAAACFE/gQK8zb6nIvk/s1600/infinito1.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 229px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-bUhisTYBnlA/Tudpw8attTI/AAAAAAAACFE/gQK8zb6nIvk/s400/infinito1.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685629344151352626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; line-height: 16px; font-size: medium; "&gt;Quanti punti ci sono sulla retta? Questa sembrerebbe una domanda fondamentale – primordiale, anzi. Tuttavia, per formularla come domanda matematica, si è dovuto dare un senso matematico a certi concetti soggiacenti e costruire un modo di pensiero matematico che rendesse per lo meno possibile – se non istruttiva – una risposta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;p style="text-align: justify;line-height: 16px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;line-height: 16px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  &gt;Innanzitutto, è necessario descrivere precisamente in che modo i numeri reali rappresentino punti del continuo lineare. Dovremo poi sviluppare un concetto coerente di cardinalità e di numero cardinale per collezioni matematiche infinite. Infine, i numeri reali andranno enumerati in modo da rispettare questo concetto di cardinalità. Georg Cantor compì tutti questi passi nel contesto di quei progressi fondamentali che hanno condotto alla moderna teoria degli insiemi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;line-height: 16px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  &gt;La sua «ipotesi del continuo» proponeva una soluzione specifica e strutturata sulla grandezza del continuo in termini dei suoi numeri transfiniti, una soluzione che sarebbe diventata fondamentale quando gli approcci insiemistici al continuo acquisirono un ruolo di primaria importanza nella ricerca matematica. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;line-height: 16px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  &gt;Il «problema del continuo» – stabilire cioè se l’ipotesi del continuo valga o meno – sarebbe diventato il più rilevante problema della teoria degli insiemi. Di più: lo sviluppo della teoria degli insiemi come campo di ricerca matematica, anche per quanto riguarda la questione del suo contenuto, sarebbe stato guidato dal problema del continuo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;line-height: 16px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  &gt;In tutti i momenti critici in cui tale teoria si è trovata a una svolta, è emerso il problema di quali insiemi, specialmente insiemi di numeri reali, debbano essere considerati, e quali mezzi debbano essere usati per enumerare i numeri reali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;line-height: 16px; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  &gt;Mezzo secolo dopo che Cantor... &lt;a href="http://math.bu.edu/people/aki/15.pdf"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" &gt;CONTINUA Q U I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-461277931245327126?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/461277931245327126/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/lipotesi-del-continuo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/461277931245327126'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/461277931245327126'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/lipotesi-del-continuo.html' title='L’ipotesi del continuo'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-bUhisTYBnlA/Tudpw8attTI/AAAAAAAACFE/gQK8zb6nIvk/s72-c/infinito1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-670509696451905695</id><published>2011-12-01T10:31:00.006+01:00</published><updated>2011-12-02T09:45:25.835+01:00</updated><title type='text'>La rivoluzione fotonica</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wardqGTX1ZU/TtdSz7Pco-I/AAAAAAAACE4/NS6kRHznpuU/s1600/fisica.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px; " src="http://1.bp.blogspot.com/-wardqGTX1ZU/TtdSz7Pco-I/AAAAAAAACE4/NS6kRHznpuU/s400/fisica.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5681100506980459490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: x-small; "&gt;                                              Rocco Langone, il quarto da sinistra, festeggiato dai suoi colleghi il giorno della laurea. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;div style="font-family: arial; font-size: 13px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Enorme contributo italiano alla creazione dei &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;computer quantistici&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;: una &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;porta logica&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; con &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;circuiti ottici integrati&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, il cuore degli elaboratori del futuro. A realizzarla (con brevetto già depositato) sono stati i ricercatori dell’ &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ifn.cnr.it/" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr (Ifn-Cnr),&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="wrc_icon wrc0" rating="{&amp;quot;icon&amp;quot;:&amp;quot;grey0-16.png&amp;quot;,&amp;quot;rating&amp;quot;:0,&amp;quot;weight&amp;quot;:0,&amp;quot;flags&amp;quot;:{&amp;quot;shopping&amp;quot;:null,&amp;quot;social&amp;quot;:null,&amp;quot;news&amp;quot;:null,&amp;quot;it&amp;quot;:null,&amp;quot;corporate&amp;quot;:null,&amp;quot;pornography&amp;quot;:null,&amp;quot;violence&amp;quot;:null,&amp;quot;gambling&amp;quot;:null,&amp;quot;drugs&amp;quot;:null,&amp;quot;illegal&amp;quot;:null}}" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; il gruppo di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://quantumoptics.phys.uniroma1.it/index_it.html" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Ottica Quantistica&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="wrc_icon wrc01" rating="{&amp;quot;icon&amp;quot;:&amp;quot;grey0-16.png&amp;quot;,&amp;quot;rating&amp;quot;:0,&amp;quot;weight&amp;quot;:1,&amp;quot;flags&amp;quot;:{}}" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; della &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.uniroma1.it/" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Sapienza Università di Roma&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="wrc_icon wrc01" rating="{&amp;quot;icon&amp;quot;:&amp;quot;grey0-16.png&amp;quot;,&amp;quot;rating&amp;quot;:0,&amp;quot;weight&amp;quot;:1,&amp;quot;flags&amp;quot;:{}}" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, e il &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.polimi.it/" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Politecnico di Milano&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="wrc_icon wrc11" rating="{&amp;quot;icon&amp;quot;:&amp;quot;green1-16.png&amp;quot;,&amp;quot;rating&amp;quot;:1,&amp;quot;weight&amp;quot;:1,&amp;quot;flags&amp;quot;:{}}" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(70, 70, 70); "&gt;È un chip di vetro di due centimetri di lato la nuova «porta logica» del futuro computer quantistico che invece degli elettroni userà la luce, cioè i fotoni.  I dettagli sono ora pubblicati sulla rivista britannica&lt;a href="http://www.nature.com/ncomms/journal/v2/n11/full/ncomms1570.html"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.nature.com/ncomms/journal/v2/n11/full/ncomms1570.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-style: italic; vertical-align: baseline; text-align: -webkit-auto; "&gt;Nature Communications&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: -webkit-auto; "&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: rgb(70, 70, 70); text-align: -webkit-auto; "&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(70, 70, 70); "&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: bold; font-style: inherit; vertical-align: baseline; "&gt;QU-BIT &lt;/span&gt;- Sul chip con un laser è stato inciso un circuito integrato che pilota i fotoni in maniera precisa governando la luce polarizzata e trasferendo così una maggiore quantità di informazione in &lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-style: italic; vertical-align: baseline; "&gt;qu-bit&lt;/span&gt; che sono gli elementi di base di un computer quantistico. «Finora si lavorava con specchi e altri elementi convenzionali», spiega&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://quantumoptics.phys.uniroma1.it/Mataloni/Paolo_Mataloni.htm"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Paolo Mataloni&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; professore di ottica quantistica all’Università La Sapienza. «Adesso il nuovo dispositivo miniaturizzato consente risultati prima inimmaginabili e permette di utilizzare l’informazione contenuta nel fotone sfruttando appunto la polarizzazione dello stesso fotone».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: rgb(70, 70, 70); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: bold; font-style: inherit; vertical-align: baseline; "&gt;CNOT &lt;/span&gt;- Il chip di vetro è stato battezzato Cnot e rappresenta uno degli elementi fondamentali per la realizzazione dei computer quantistici ottici. La loro capacità farà impallidire le possibilità offerte dagli elaboratori odierni. &lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;CNOT&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt; (da photonic &lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;controller&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt; - controllo ottico - e  &lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;NOT&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;, ovvero del tipo che inverte il segnale in ingresso ) è dotata di &lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;circuiti ottici &lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;integrati, e permetterà ai computer nei quali verrà implementata di raggiungere elevate velocità di calcolo rispetto ai computer tradizionali. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: rgb(70, 70, 70); text-align: -webkit-auto; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); line-height: normal; "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;Per &lt;/span&gt;&lt;i style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;scrivere&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt; questi circuiti su questo piccolo &lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;chip&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt; di vetro gli scienziati hanno utilizzato una particolare tecnica: &lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;impulsi laser&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt; di brevissima durata (appena 100 milionesimi di miliardesimi di secondo) che funzionano come una sorta di &lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;penna ottica&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;. In questo modo i ricercatori sono riusciti a dimostrare di poter realizzare un componente miniaturizzato dei computer quantistici con estrema precisione. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); line-height: normal; text-align: justify; "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;Ma la scoperta dei ricercatori&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt; non è importante solo per lo sviluppo dei &lt;/span&gt;&lt;b style="text-align: justify; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;computer quantistici&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="text-align: justify; color: rgb(51, 51, 51); "&gt;. La ricerca infatti apre le porte allo studio di fenomeni fisici quali il trasporto e le transizioni di fase in sistemi a stato solido, lo studio del processo di fotosintesi e l’analisi delle interazioni tra particelle elementari.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;i&gt;Tempo fa, mio figlio Rocco descrisse, nella tesi della laurea triennale il cui relatore era proprio il &lt;a href="http://quantumoptics.phys.uniroma1.it/Mataloni/Paolo_Mataloni.htm"&gt;prof Mataloni&lt;/a&gt; del gruppo di ottica quantistica della facoltà di Fisica della Sapienza di Roma, la storia e lo stato dell'arte dell'imminente possibile &lt;b&gt;"rivoluzione fotonica". &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Successivamente &lt;b&gt;con&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt; un&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://ulisse.sissa.it/biblioteca/saggio/2007/Ubib070223s001/?searchterm=langone"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" &gt;articolo pubblicato&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;  &lt;/span&gt;dalla rivista Ulisse, della SISSA di Trieste&lt;/b&gt;, &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; in modo estremamente sintetico e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;c&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;on un linguaggio semplice &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;spiegava al pubblico la storia e lo stato dell'arte &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;dell'imminente rivoluzione tecnologica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2122126097411190473-670509696451905695?l=rlangone4.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rlangone4.blogspot.com/feeds/670509696451905695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/la-rivoluzione-fotonica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/670509696451905695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2122126097411190473/posts/default/670509696451905695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rlangone4.blogspot.com/2011/12/la-rivoluzione-fotonica.html' title='La rivoluzione fotonica'/><author><name>Raffaele Langone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15352748418113972511</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/SdtoVG0sdsI/AAAAAAAAALc/8bg07KzAHBk/S220/raf1.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-wardqGTX1ZU/TtdSz7Pco-I/AAAAAAAACE4/NS6kRHznpuU/s72-c/fisica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2122126097411190473.post-5618088523418918745</id><published>2011-11-28T10:41:00.004+01:00</published><updated>2011-11-28T10:52:13.272+01:00</updated><title type='text'>Durban 2011, l’ultima occasione per salvare il clima</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-4X7Mc6oiow0/TtNZU0TtjOI/AAAAAAAACEs/81xhJRpzJNo/s1600/effetti_del_riscaldamento_globale.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 400px; height: 243px; " src="http://2.bp.blogspot.com/-4X7Mc6oiow0/TtNZU0TtjOI/AAAAAAAACEs/81xhJRpzJNo/s400/effetti_del_riscaldamento_globale.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679981769217903842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;L’anno scorso, il &lt;/span&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/ambiente/incontro-cancun-riscaldamento-globale.html#content" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Cop 16 di Cancun&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; era fallito ancora prima di iniziare. Il presidente della Commissione Europea &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Josè Manuel Barroso&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; aveva dichiarato che il &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Ky%C5%8Dto" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Protocollo di Kyoto&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; andava sì reiterato, ma solo a condizione che i paesi in via di sviluppo si impegnassero in modo &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;vincolante&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, e non più volontario, a ridurre le propre emissioni. Proposta che le nazioni in via di sviluppo bollarono come irricevibile, soprattutto considerando che i &lt;/span&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/ambiente/2011/11/04/surriscaldamento-globale-kyoto-durban-15376.html" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;responsabili per eccellenza dei gas serra&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, gli &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Stati Uniti&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, non hanno mai accettato di partecipare all'intesa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Lo stesso valeva per la &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Cina&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, che di fronte alla ritrosia americana, minacciava di far saltare tutto, al grido di “ &lt;/span&gt;&lt;i style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Ok, noi inquiniamo tanto ora. Ma gli Stati Uniti lo fanno da decenni&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;”. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; line-height: normal; "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Come previsto, il tavolo di Cancun (come già quello di Copenhagen l’anno prima) si era chiuso con un nulla di fatto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Oggi, &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;a &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Durban&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, Sud Africa, ancora una volta i pronostici sono tutt’altro che incoraggianti. Usa, Giappone, Canada e Russia hanno infatti &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2011/nov/16/ban-ki-moon-climate-fund-durban" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;già annunciato&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; di &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;non&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; voler reiterare il protocollo, una posizione che rischia di minare quella di chi, come l’ &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Unione Europea&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, sembra invece intenzionato a &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;rinnovare gli impegni di Kyoto&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;. Perché di questo si tratta: rianimare Kyoto prima della sua &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;scadenza&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; ( &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;2012&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, è l’ultima occasione utile), e produrre un &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;trattato più ambizioso&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, sottoscritto da tutte le nazioni partecipanti. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; line-height: normal; "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il commissario europeo per l’azione per il clima, &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Connie Hedegaard&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, ha &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.europarl.europa.eu/it/headlines/content/20111104STO30697/html/I-parlamentari-vogliono-una-strategia-climatica-concreta-a-Durban" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;sottolineato&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; la volontà dell’Unione Europea di impegnarsi in prima persona nella stesura e nella promozione di un nuovo trattato, ma non ha fatto mistero di quale sia il maggiore ostacolo: gli Stati Uniti. L’Europa infatti, a oggi, è responsabile dell’ &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;11% &lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;delle emissioni mondiali, gli Stati Uniti del &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;18%. &lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Senza di loro, &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Kyoto 2&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; è destinato a fallire ancora prima di essere stilato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Nel frattempo, da Bruxelles viene proposta una &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2011/11/23/visualizza_new.html_14878738.html" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;nuova normativa&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; che impegnerebbe gli stati membri a &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;fare trasparenza&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; riguardo alla propria impronta ecologica e produrre di &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;resoconti periodici sulle emissioni&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; provenienti da settori prima non monitorati, come l’utilizzo del suolo, alla silvicoltura, all’aviazione e ai trasporti marittimi. Obiettivo: onorare gli impegni presi in fatto di riduzione delle emissioni per il periodo 2013-2020. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; line-height: normal; "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Ma anche tra chi si dichiara pronto a firmare un nuovo protocollo, si cominciano a registrare le prime divisioni. Il ministro inglese per l’ambiente, &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;Chris Huhne&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, ha &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2011/nov/24/chris-huhne-global-climate-treaty?intcmp=122" target="_blank" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;messo in guardia&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; quei governi europei che sarebbero intenzionati a siglare una versione morbida del precedente Kyoto (i cui dettami sarebbero non vincolanti, e di conseguenza inutili), annunciando però che l’iter di approvazione sarà lungo. Si parla di&lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;negoziati&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; che si protrarranno &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;fino al 2015&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, per una possibile firma congiunta entro il 2016. Perché poi il protocollo entri in vigore, bisognerebbe aspettare fino al &lt;/span&gt;&lt;b style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;2020&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;Una data che ha fatto letteralmente infuriare quanti da anni si battono per impegni rapidi ed effettivi nel campo della riduzione delle emissioni. &lt;/span&gt;  &lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;“ &lt;/span&gt;&lt;i style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;Non stanno facendo altro che giustificare un fallimento più o meno completo&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial; font-size: 13px; line-height: 21px; background-color: rgb(255, 255, 255); "&gt;”,  &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2011/nov/24/chris-huhne-global-climate-treaty?intcmp=122" target="_blank" style="margin-top: 0px; 
